Multato in piena notte perchè non ha la mascherina, ma per il Corso si passeggia senza

Se c’è una legge, quella va rispettata, non c’è dubbio. E indossare la mascherina in questo momento è obbligatorio. E’ prevista una multa, ed anche “salata” per chi non lo fa, ma la regola deve valere per tutti, non solo per chi è più facile multare.

Domenica ore 17, via Banchi di Sopra: i due agenti all’interno di una Volante della Polizia, parcheggiata in piazza Tolomei, riprendono verbalmente con l’altoparlante le numerosissime persone che passeggiano senza mascherina. “Indossi la mascherina”, intimano, con una cadenza simile a quando per le strade passava “Donne è arrivato l’arrotino…”. Compito sicuramente ingrato per rappresentati delle forze dell’ordine che dovrebbero avere ben altri impieghi.

Ma per nessuno di coloro che passeggiano per il Corso senza mascherina scatta la multa.

Sabato ore 23,40 un ragazzo del Bangladesh esce dal lavoro e va a prendere l’autobus. Si allontana dalle altre persone in attesa, si toglie la mascherina che tiene in mano, e si fuma una sigaretta. Arriva la Volante della Polizia, contesta l’infrazione ed eleva nei suo confronti una multa di 280 euro. Il ragazzo, che è vaccinato e in possesso di regolare green pass, si scusa, come riporta anche il verbale, e si rimette la mascherina. E paga la multa.

Sacrosanta, non c’è dubbio. Ma c’è qualcosa che stride tra questi due pesi e due misure.

Covid e vaccinazioni, la barzelletta dei 100 euro

Le cose si fanno all’italiana, anche quando in ballo c’è la salute di un’intera popolazione. In Austria, per chi non si vaccina, è prevista una sanzione di 600 euro, con verifica, ed ulteriore multa, ogni tre mesi per i prossimi due anni: in totale fanno 4800 euro. In Grecia la multa per i no Vax è di 100 euro al mese. Mano pesante nelle Filippine: chi non si vaccina non può uscire di casa, pena l’arresto.

In Italia si sbandiera l’obbligo vaccinale e poi si liquida il no vax con una tassa di 100 euro una tantum ed una pacca sulla spalla, e solo agli over 50. Cento euro, che saranno richieste dall’Agenzia delle Entrate, poco meno del canone tv o di due multe per divieto di sosta, molto meno di un eccesso di velocità, che equivalgono ad una tassettina in più da pagare in un anno. E che vuoi che sia… Nulla per chi è disposto a pagare abbonamenti mensili per tamponi a 250 euro.

All’italiana dunque, e per l’ennesima volta.

Meglio sarebbe stato non mettere nessuna multa. Esiste un obbligo vaccinale e tu non ti sei adeguato? Quindi significa che rinunci a quello che la sanità pubblica prevede. E così, se ti ammali, ti paghi la parcella del dottore, anche quello di base, le medicine, ed eventualmente anche le cure ospedaliere. Se non esiste obbligo per te, di adeguarti alle leggi, non vedo perchè dovrebbe esistere obbligo di gratuità di cura nei tuoi confronti.

Incantevoli borghi e ottima cucina: le domeniche diverse

L’invito arriva inaspettato e cortese e serve anche a ribadire che qualcosa di buono hai lasciato là dove hai trascorso un pezzo di vita. Si chiama progetto Smart – Itinerari Enogastronomici della Maremma Grossetana, ed è una iniziativa targata Cat Ascom Maremma e Vetrina Toscana – in collaborazione con Camera di Commercio Maremma e Tirreno / Unioncamere Toscana, finalizzata a promuovere ristoranti, botteghe e produzioni di qualità, che esprimono l’identità del territorio della Maremma, valorizzando la cultura enogastronomica come attrattore turistico.

Un’idea invitante e che si rivela una bella esperienza, con colleghi stimolanti e organizzatori lungimiranti. Così domenica 17 ottobre si parte alla scoperta di Seggiano, un borgo che sa di antico e che la presidente Confguide Fabiola Favilli racconta con trasporto. I vicoli incontaminati, spesso privi di asfalto, la cisterna con l’olivo sospeso, le piccole chiese, l’antico frantoio, l’olivastra seggianese, il pizzico dell’olio nuovo…. e poi lei, la “scottiglia” (degustata al ristorante La Scottiglia di Pescina di Seggiano, da provare senza dubbio), buona da farci indigestione.

Una domenica diversa come saranno domenica 24 ottobre con la visita a Capalbio. La guida Francesco Di Murro condurrà i presenti alla scoperta della città romana di Cosa, costruita dall’esercito romano nel 273 a.C. ed è in programma anche la visita del paese medievale, e per finire tappa obbligatoria alla tomba del più famoso brigante maremmano: il leggendario Tiburzi. La parte gastronomica sarà affidata al ristorante Il Frantoio. E poi domenica 31 ottobre visita a Roccalbegna, con la guida Elena Innocenti alla scoperta del borgo medievale e della chiesa parrocchiale che conserva una preziosa tavola di Ambrogio Lorenzetti. Dopo il pranzo al ristorante (questa volta la scelta è caduta su Lo Stollo), il pomeriggio a Rocchette di Fazio, piccolo gioiello di architettura medievale, forse avamposto dell’ordine dei Templari.

La cisterna con l’olivo sospeso
Scottiglia, da provare assolutamente

Erminio Sinni, grande voce senza santi in Paradiso

Dice che anche il talento vada più volentieri a braccetto con le sponsorizzazioni che con le doti. Erminio Sinni ne è l’esempio. Chi è Sinni, chiederà qualcuno. Nel 1993 partecipò a Sanremo sezione Novità con la canzone “L’amore vero”. Aveva competitor che nessun altro ha avuto: Laura Pausini, Nek, Gerardina Trovato… Lui ricevette anche premi speciali. Ma non aveva santi in Paradiso e per lui le porte del grande mondo della musica restarono chiuse. Anni di sacrifici, gavetta e delusioni, poi a distanza di 28 anni The Voice Senior lo riporta alla ribalta. Un concerto bellissimo, una voce potente, testi toccanti. Il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna lo ha voluto ed ha fatto bene. Che lo stadio Janella sia solo il primo passo verso il riconoscimento di quanto Sinni avrebbe meritato già in passato

Distanziamento: negozi chiusi ma in 50 sul bus

Queste foto sono state scattate con Siena già in zona rossa, tra domenica e lunedì in Piazza Gramsci. Mentre i negozi di abbigliamento per adulti e di souvenir, che avevano già gli ingressi limitati ad una persona per ogni dieci metri quadrati, sono chiusi perchè ritenuti veicolo di contagio, sui bus si può viaggiare fino a 55 persone. In un Pollicino se ne possono stipare 22, 47 sugli autobus blu, 55 sui pullman. Tutti belli stretti, stretti, a respirare per parecchi minuti immobili gli uni vicini agli altri. Casomai starnutendo…

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire

Il post sugli assembramenti in Piazza del Campo ha suscitato polemiche a mai finire. E come al solito qualcuno l’ha anche buttata in politica. Cosa più sbagliata non esiste. Ma d’altronde il proverbio ha proprio ragione: “Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire“.

Al di là della disquisizione sugli orari, e ben sapendo i sacrifici che stanno affrontando i bar e i ristoranti, che sono entità fatte di persone (titolari che devono far quadrare i conti e dipendenti che rischiano il posto di lavoro), è necessario prendere atto che questi giovani che si ostinano a non uniformarsi alle disposizioni (distanziamento, divieto di assembramento e dispositivi di prevenzione) creano problemi soprattutto agli esercenti. Sono loro le prime vittime e quelli che dovrebbero arrabbiarsi di più.

Se quella linea dei contagi continuerà a salire, le limitazioni aumenteranno e tutti noi, che un cocktail in Piazza a buio non andiamo a farcelo, ne pagheremo le conseguenze ECONOMICHE.

Spiegatemi il senso di una frase che ho letto: “Stare tutti segregati in casa, tra Dad, sport fermo, società di contrada chiuse è la soluzione migliore per morire di ignoranza, asocialità e sedentarietà”.

Stare in casa, o uscire rispettando le norme, è segno di civiltà e rispetto civico che andrebbe insegnato ed apprezzato nei giovani. Non farlo allunga i tempi di Dad, sport fermo, società di contrada chiuse (e poi mancanza di turismo, prioritario per la nostra città), cose delle quali ne abbiamo tutti, non solo i giovani, le p..le piene e che mette in difficoltà non solo bar e ristoranti, ma anche estetiste, negozi di abbigliamento e di souvenir, guide turistiche, gestori di palestre, musei, trasporti… e poi, la più importante, medici e sanità in genere.

Quindi pensateci bene prima di difendere simili comportamenti, perchè il piacere lo fate solo ai like dei vostri profili.

Piazza del Campo: il cocktail alla faccia del Covid

Qualcuno tirerà fuori la prospettiva fotografica, lo zoom che restringe o chissà quale scusa. La realtà è che centinaia di giovani si sono allegramente ritrovati in Piazza del Campo per una movida anticipata.

Possibile che non si riesca a far capire che, dopo aver fatto le vacanze in Croazia, le notti in discoteca in Sardegna, le giornate di mare sulla costa, almeno adesso potrebbero uniformarsi al vivere civile?

Possibile che non capiscano, e che le loro famiglie non riescano a fargli capire, che tutta una nazione rischia di essere ancora ostaggio della loro superficialità?

Avere 90 anni al tempo del Covid: il medico che non risponde, la banca che non apre

Forse il Governatore della Liguria Giovanni Toti ha solo avuto il coraggio di ammetterlo: “I decessi riguardano pazienti molto anziani. Persone per lo più in pensione, non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese”. Forse le sue parole non sono molto lontane da un pensiero comune. Altrimenti non si capisce come possa essere trattato un novantenne in questa fase di parziale lockdown.

Quella che racconto è una vicenda che mi tocca da vicino, altrimenti avrei prese per buone una lunga serie di dichiarazioni su giudiziose ma lungimiranti procedure.

Mio padre ha brillantemente superato i 90 anni e non ha nulla della persona “non indispensabile allo sforzo produttivo”, fosse solo per le attività, con fini ludici ma anche benèfici, che ha continuato a organizzare fino a quando il Covid non ci ha ristretti in casa. Con mia mamma si sono diligentemente autoisolati, limitando le uscite alle sole necessità improrogabili e utilizzando i dispositivi di prevenzione.

E’ perfettamente informato su Dpcm e amenità varie, spippola su internet e si tiene in contatto con i numerosi amici. Se dire “90 anni” vi fa venire in mente il classico vecchietto con bastone, ecco, scordatevelo. Non vuole rischiare ma vuole anche vivere, nel senso più ampio del termine.

Per fare ciò vuole sottoporsi, come da una quindicina di anni a questa parte, al vaccino influenzale, peraltro raccomandatissimo per persone come lui. Peccato che da un mese a questa parte il suo medico di famiglia sia irrintracciabile telefonicamente, per quell’appuntamento che è necessario. Già mi pare incredibile che per fare il vaccino si richieda ad un novantenne di andare personalmente nello studio del medico (qui le cautele non servono più?), ma è del tutto inconcepibile che rintracciare un medico di famiglia equivalga ad una caccia al tesoro. Da un mese. E se avesse avuto problemi più gravi?

Va beh, ha detto, me lo compro il vaccino, lo pago, e me lo faccio fare. Macchè, questo è impossibile al momento. E poi, comunque, dovrebbe sottoporsi ad una bella fila in farmacia, alla faccia del tentativo di evitare momenti di possibile contagio.

Niente vaccino, ma almeno potrà avere un canale preferenziale per rifornirsi di contanti con i quali pagare spesa a domicilio, una pizza o una cena portata a casa. Ma in banca, di cui è cliente, dove tutti lo conoscono, si può andare solo per appuntamento. Il telefono squilla a vuoto. Una, due, tre volte. Saranno oberati di lavoro, pensa, ma fa un tentativo: dentro l’agenzia c’è un solo cliente, nessun altro in attesa. Ma l’impiegato è categorico: senza appuntamento non si entra, anche se non c’è nessun altro in lista. Fantozziano, ma tutto ciò è la realtà.

Qualcuno inizi a organizzare il futuro

E’ scattato il coprifuoco, dalle 22 tutti a casa. Non sui balconi a cantare, non lungo i vicoli a cercare conforto negli stornelli. Non è andato tutto bene, anzi è andato tutto a rotoli e il partito di chi dice “meglio più morti di Covid che tanti morti di fame” è diventato più numeroso di quello del “salviamoci tutti”.

Questo secondo quasi lockdown ci trova diversi, non c’è speranza ma rassegnazione. I sindaci non fanno più le loro dirette giornaliere, anche i preti non mandano più in diretta le messe, sono scomparsi i gruppi Zoom e Skype per festeggiare i compleanni degli amici o raccontare nuove ricette. La conta dei positivi non interessa più, eppure non si parla altro che di Covid.

Senza nulla togliere alla necessità di essere informati su quello che succede adesso, sul lavoro encomiabile degli ospedali e dei medici, sarebbe il caso di parlare di più del dopo, soprattutto da parte di coloro che questo dopo devono aver iniziato a pensarlo.

Ci siamo fatti trovare impreparati alla pandemia. Adesso richiamo di farci trovare impreparati al futuro.

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La cortesia verso gli ospiti non si può chiedere per legge

Il periodo è così gramo che puntare con forza il dito contro comportamenti autolesionisti di alcune categorie commerciali equivale a sparare contro la Croce Rossa, ma uno scappellotto qualcuno se lo merita.

Due piccoli episodi avvenuti questa mattina nel giro di un’ora. La persona con la quale sto parlando riceve una telefonata. E’ un suo amico, facoltoso commerciante romano. Aveva chiesto un consiglio per trascorrere una notte a Siena e aveva ricevuto una indicazione. L’argomento della telefonata è un feedback sulla struttura dove ha alloggiato: ha chiesto di poter avere due cuscini a testa, e si è sentito rispondere che lavare le federe ha un costo e che quindi non era possibile fornire due cuscini. Non gli sono stati dati neppure dopo aver detto che era disposto a pagare l’extra. Qui ci starebbe bene una faccina molto, ma molto stupita.

Pochi minuti dopo in un tavolo con servizio (e quindi prezzo maggiorato): arrivano le due ordinazioni, tra cui un bicchiere d’acqua regolarmente pagato. Chiedo di poter avere un altro tovagliolo di carta. La cameriera mi guarda un attimo e poi mi dice: “Non può usare quello?”, indicando quello che aveva già portato. Eh sì, posso usarlo. E così ho fatto. Non sia mai che mando in rovina un locale con una simile esorbitante richiesta.

Mi chiedo soltanto: l’amministrazione comunale è venuta incontro a tutte le richieste degli esercenti. Ha concesso allungamenti di orario, suolo pubblico gratis, possibilità di mettere tavoli all’esterno… Poi però chi lavora ci deve mettere del suo. Forse il Comune doveva pensare a chiedere, in contropartita a tutto ciò, una maggiore cortesia. Ma il comportamento accogliente lo ha dato giustamente per scontato. Perchè poi, a fare la differenza, sono proprio la cortesia ed un sorriso, anche se abbozzato sotto la mascherina.