Quando i lavori danneggiano il lavoro

Ormai sono trascorsi una decina di giorni da quando i commercianti di via Mazzini si sono visti costruire davanti una palizzata alta due metri. tirata su più veloce del muro di Berlino. Dietro c’è lo spazio per far passare a mala pena una persona. E da davanti… da davanti le vetrine sono completamente coperte.

La mattina i commercianti alzano la saracinesca per far prendere aria al locale, perchè il numero dei clienti è subito calato sensibilmente.

Il novello muro di Berlino, che ancora i writers non hanno pensato di trasformare in opera d’arte, è necessario per spostare di una manciata di metri la fermata dell’autobus. E resterà al suo posto almeno fino al 15 dicembre, in pieno periodo di acquisti natalizi.

Naturalmente le proteste dei commercianti non hanno sortito alcun risultato. Saranno fortunati se la ditta concluderà nei tempi, se non fallirà, se non verranno a mancare i soldi, se….

Saranno più fortunati dei commercianti delle Logge del Papa, dove nel 2006 iniziarono i lavori di ristrutturazione della chiesa di San Martino, che comportò un grosso cantiere. Ed una volta finita la chiesa, iniziarono i lavori di ristrutturazione dei locali della Misericordia, con un grosso cantiere ed una enorme gru.

Dopo 10 anni il cantiere è ancora lì e ormai la gru fa parte del panorama della città. Con buona pace dei commercianti.

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Mettetevelo in testa: per il Corso non si può andare in bici

Mezzogiorno, Banchi di Sopra, passanti ovunque: due turisti stranieri pedalano tranquillamente zigzagando tra la gente con direzione Piazza del Campo. Succede continuamente. Spesso si tratta anche di gruppi numerosi in abbigliamento da professionisti del Giro d’Italia. Qui non si tratta di essere favorevoli, contrari, critici o ironici sul trasporto a pedali, qui si tratta di infrazioni al codice della strada. Cosa si direbbe se quindicenni senesi decidessero di  scorrazzare su e giù per il Corso a bordo dei loro scooter? L’infrazione è identica a quella dei ciclisti, eppure non viene mai sanzionata.

La delibera comunale parla chiaro: si può percorrere in bicicletta tutto il centro storico ad eccezione dell’anello superiore di Piazza del Campo (nel tratto fra il Casato di Sotto e Via Rinaldini) e la parte centrale di Piazza del Campo, nonché Banchi di Sopra, e vicoli dei Pollaioli, dei Borsellai, di San Pietro e di San Paolo e la Costarella dei Barbieri.

Ma allora i furti esistono anche a Siena…

Ma allora i furti esistono anche a Siena… Soltanto che non si riesce ad averne notizia se non sono gli stessi derubati a darne. Si tratta di “piccole” cose trafugate dalle case, quelle “piccole” cose che però sono grandi ricordi, sradicati dal cuore con un atto vile.

I ladri sono entrati nella casa di un pensionato senese. Una razzia breve, mirata.

Con i malviventi se ne va un medaglione d’oro appartenente al nonno, un conio unico, fatto anni ed anni fa dalla contrada della Torre, con lo stemma ed il nome. Se ne vanno anche le fedi di nozze e l’anello regalato alla mamma dalla figlia con il primo stipendio.

Nella casa di qualche riccone avrebbero rubato molto di più dal punto di vista economico, qui hanno portato via i ricordi più dolci di una famiglia, che fa un appello a chiunque possa ritrovare questi oggetti.

Ma tanto a Siena i furti non esistono….

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A noi ci piace grosso

I decenni a cavallo dei due millenni verranno ricordati per la mania del grosso. O per meglio dire del grande, ma che più grande non si può. Prima abbiamo inseguito il sogno di una grande Europa, con l’obiettivo di scimmiottare gli Stati Uniti. E siamo caduti nella tegamata con entrambi i piedi.

Poi, a livello nazionale, c’abbiamo provato con le province. L’ambizioso progetto di unire campanili diversi, in molti casi anche permeati di rivalità storiche, è fallito miseramente appena tre anni fa. E per ovviare non si è trovato di meglio che cancellarle amministrativamente. Beh, almeno ognuno potrà vantare ancora la propria “targa”… Magra consolazione.

Si è passati allora all’idea delle macro regioni. Dimenticatevi la Toscana, quella che si fregiava di essere addirittura Granducato, e iniziate ad abituarvi all’idea di chiamarci Regione Appenninica. L’annessione dell’Umbria sarebbe il contentino di questo grande territorio che spazierebbe dal confine con la Regione Alpina alla Regione Roma Capitale.

Negli ultimi giorni, poi, è di gran voga l’accorpamento dei Comuni. In Toscana adesso ce ne sono 279. Ne rimarrebbero appena 50. Roba da ragazzi la “Grande Siena” proposta da Società Aperta, che ne voleva annettere 5 al Comune di Siena. Qui si fanno le cose in grande e il Comune di Siena arriverebbe a confinare direttamente con quello di Grosseto.

Con buona pace di chi ancora accarezza l’idea della Repubblica di Siena.

Ma siamo certi che in tanta grandezza il “piccolo” cittadino ci si trovi davvero meglio?

Non siamo una città senza reati

Siamo la città dove gli arresti avvengono senza che il reato sia temporalmente accaduto. Molti sgraneranno gli occhi, sicuramente quelli che di arresti ne avrebbero voluti vedere molti di più per reati ben conosciuti a tutti, ma in questo caso si tratta di “semplice” sicurezza pubblica.

Ebbene sì, questa è la città dove le notizie si rendono pubbliche solo quando c’è da prendersi i complimenti. Si dà notizia di una rapina, casomai avvenuta mesi prima, solo se, e quando, si individua il colpevole, si conosce un furto solo se si arresta il responsabile, si rende noto uno scippo solo se si prende lo scippatore.

Una responsabilità da imputare non al funzionario addetto alle comunicazioni, ma ai piani più alti, dove si dà disposizione di tacere i reati forse per dare questa idea di città super sicura, dove non viene commesso nulla di illecito e dove non accade niente che possa portare allarme sociale. Una tattica informativa che trovo odiosa.

Siena è una città meravigliosa, più sicura di molte altre, ma non perfetta. Avvengono furti, rapine, scippi e truffe come in ogni angolo del globo, e tacendo le notizie, o fornendole solo quando si arriva ad una soluzione, si finisce solo per far diminuire la fiducia nella comunicazione.

Mesi fa una azienda della periferia di Siena subì un grosso furto, con dinamiche a dir poco rocambolesche. La notizia non è stata mai diramata, e forse lo sarà solo nel caso vengano individuati i responsabili.

La notte scorsa un’altra attività senese ha subìto un furto simile. Le modalità sono quasi identiche e viene da supporre che si tratti della stessa banda. Ma anche in questo caso nessuna comunicazione ufficiale.

Sapendo il modus operandi altri imprenditori potrebbero mettere in atto misure atte ad evitare il furto nella loro attività, ma a Siena questo non accade.

Qualche anno fa venni a sapere di una ragazza violentata all’uscita di una discoteca. Nessuno volle confermare la notizia che non fu scritta. Ma la settimana dopo venni a conoscenza che un’altra ragazza era stata violentata, anche lei all’uscita della discoteca. Avendo dei riscontri, seppur non ufficiali, scrissi la notizia ma nei giorni successivi fui convocata da un procuratore che cercò in tutti i modi, affatto cortesi, di convincermi a non scrivere più di quella vicenda. Mi disse che potevo vanificare le loro indagini. Risposi che facessero pure le loro indagini, ma che era giusto che i genitori e le ragazze fossero informati del pericolo che correvano. Io cercavo di aiutare le potenziali vittime, loro di aiutare le loro indagini.

Il violentatore fu catturato quando aveva già catturato altre due vittime. Forse se alla notizia fosse stato dato ancor maggior risalto quelle due ragazze sarebbero state informate e non avrebbero accettato ingenuamente la sua compagnia.

A dire la verità un modo per ovviare a questa cappa (non penserete mica che l’oscurantismo sia solo su questioni economico-politiche…) ci sarebbe: denunciare i reati di cui veniamo a conoscenza attraverso i social. Facebook non può essere solo ricettacolo di critiche sterili, ma potrebbe risultare uno strumento utile alla nostra sicurezza.

Gli immobili del Pd senese e gli introiti sfumati

Più buchi di un groviera. E’ la Siena 2.0, che in questi anni ha visto il buco dell’università, quello del Monte dei Paschi, del Comune e poi e poi…

Adesso c’è il buco del Pd. Oltre 600mila euro, ma c’è chi dice 800mila. Mica pochi. Quasi equivalenti a quelli che Giuseppe Mussari ha versato in una decina di anni al partito. Secondo i dati ufficiali della Camera dei Deputati, dal 27 febbraio del 2002, data del suo primo assegno al partito, Mussari ha versato a titolo personale nelle casse del movimento ben 683.500 euro.

Finanziamenti leciti e tutti dichiarati, perchè l’articolo 28 del regolamento finanziario del coordinamento territoriale lo scrive nero su bianco: “Gli eletti e/o nominati presso enti pubblici e gli incaricati o designati presso altri soggetti pubblico o privati (…) hanno il dovere di contribuire al finanziamento del partito, versando alla tesoreria una quota dell’indennità o degli emolumenti derivanti dalla carica ricoperta con i criteri e nella misura di cui ai successivi articoli (il 30% del lordo percepito. ndr). Il mancato o incompleto versamento del contributo (…) è causa di incandidabilità a qualsiasi altra carica o designazione da parte del Partito democratico […]”.

Nel gennaio 2013 Libero pubblica i dati, incarico per incarico. Oltre a Mussari, c’è Ernesto Rabizzi, al tempo vicepresidente Mps con 125 mila euro in due anni, Saverio Carpinelli, presidente di Mps capital service, che ha donato alle federazioni di Siena del partito 176.063 euro. Alessandro Piazzi, deputato della Fondazione Mps, che ne ha versati pochi meno di 162 mila euro. Riccardo Margheriti, presidente di Mps banca verde, che ha sfiorato i 133 mila euro. Silvano Andriani, ex senatore del Pci e presidente di Mps Axa ne ha versati più di 123 mila. Sopra i 100 mila euro di versamenti anche Marco Spinelli, consigliere di amministrazione di Mps leasing & factoring. Il presidente del collegio sindacale della Fondazione Mps, Marcello Venturini, aveva versato 72.625 euro, Fabio Borghi, già presidente di Mps gestione crediti, 71 mila euro, Moreno Periccioli, consigliere di Banca Antonveneta di nomina Mps, 69.400 euro.

Il prelievo del 30 per cento è ancora in vigore, ma è diminuito il numero dei versanti e soprattutto il loro budget.

Compito difficile quello del tesoriere Emiliano Spanu, chiamato ad allestire un piano di risanamento. Si ricorrerà ad una sottoscrizione straordinaria del Partito e al proseguimento delle cessioni immobiliari tramite la società La Quercia, cessioni che però devono rispettare il limite imposto dalla legge di 100mila euro annui.

Molti proveranno un certo compiacimento a pensare che gli iscritti del Pd siano costretti a frugarsi in tasca, ma la maggiore curiosità è sulle cessioni immobiliari. Cosa possiede il Pd senese? A chi sono in uso questi immobili? Circoli, associazioni? E dove finiranno questi se gli immobili saranno venduti?

Nel luglio 2013 l’Altra Italia Immobiliare aveva pubblicato l’annuncio di una manifestazione di interesse per chi volesse acquistare l’immobile di via Rosi, il primo piano, 188 metri quadrati per circa dieci vani. Che ne è stato di questa vendita?

Ecco perchè quel sorrisino….

Clet ha sbagliato a posizionare il suo sorriso. O forse avrebbe dovuto riempire la città. Un sorrisino beffardo che ben rappresenta la situazione.

Al processo appena iniziato a Milano, la Fondazione ha scelto di non costituirsi contro Mussari e Vigni, al contrario di Monte dei Paschi di Siena che ha chiesto, invece, di essere parte civile contro l’ex presidente e l’ex direttore generale e anche contro l’ex responsabile dell’area finanza Gianluca Baldassarri. Mps invece non chiederà di costituirsi contro Nomura e i suoi manager per via della transazione dello scorso settembre.
Chissà su quanti volti è apparso quel sorrisino beffardo……

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La politica che parla dei suricati invece che delle cose serie

Cosa avranno pensato gli spagnoli quando Gaudì ha inaugurato i suoi palazzi-opere d’arte? Quanti avranno storto il naso? Quanti avranno gridato allo scandalo? Eppure adesso, per vedere quegli edifici incredibili, arrivano turisti da tutto il mondo. L’arte contemporanea è così, di solito alla prima occhiata non piace, però incuriosisce e fa discutere.

Ma a Siena non resterà per sempre il sorriso di Clet Abraham sul Palazzo comunale, così come torneranno a casa le statue grasse di Xu Hong Fei, che è uno dei più noti artisti cinesi, e scompariranno gli animali colorati della Cracking art.

Ed allora, che piacciano o meno, che senso ha che le opposizioni sprechino il loro tempo a combattere queste installazioni curiose e provvisorie? Non sarebbe più utile usare articoli giornalistici e profili facebook per questioni parecchio più “permanenti” e soprattutto importanti? Non è forse cadere nel gioco di chi preferisce che parliate di suricati rosa fucsia invece che di politica vera?

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Evaporano i processi, evapora la giustizia, evapora la speranza

IMG_20151009_183404Sala Patrizi gremita per l’iniziativa del M5S. Si parla di Monte dei Paschi e dei processi in corso. Ci sono grillini militanti, simpatizzanti, ma anche senesi non politicizzati che vogliono qualche notizia in più sugli sviluppi del grande disastro. Solo qualche anno fa la presenza di così tante persone sarebbe stata impossibile, perchè ci sarebbe stato timore a farsi vedere entrare dentro la sala. Adesso non più, o per lo meno molto meno, anche se l’abitudine di controllare chi c’è, da parte di qualcuno, è ancora in voga. Poi trascorrono poche ore e si apprende che il processo Ampugnano sta finendo in un nulla di fatto.

“L’odor di prescrizione era nell’aria – si legge nel Corriere di Siena – fatto il calcolo dei tempi. E infatti, al termine dell’udienza, il collegio giudicante ha emesso una “sentenza parziale” di immediata estinzione per prescrizione di due importanti capi di imputazione del caso giudiziario su Ampugnano: vale a dire la “turbativa d’asta” e la “rivelazione del segreto d’ufficio”. Viene dunque a decadere il cuore del processo, e il caso si sgonfia anche da un punto di vista giudiziario, perchè viene cancellata l’accusa più importante, quella che ha fatto scaturire una serie di pesanti conseguenze, anche sul fronte giudiziario, come la vicenda Mps che parte proprio dalle intercettazioni realizzate in occasione dell’inchiesta su Ampugnano”.

Evapora il primo processo, e chissà quanti ancora. La voglia di giustizia di una intera città viene frustrata. Giustizia che non vuol dire giustizialismo, e la città vuol sapere se quello che è stato fatto era giusto o sbagliato. Vuole una condanna se dolo c’è stato, o assoluzione se quello che è stato fatto era lecito. Vuole un dibattimento, un giudizio e vuole accettare il verdetto, qualunque sia.

Ma non può accettare che tutto evapori nel nulla.

Nel magna magna c’è chi ci casca….

Non mi venite a raccontare che Ignazio Marino si è dimesso per qualche cena e due giacche in lavanderia. Ad uno come lui 20mila euro incidono nel budget personale come a me offrire due caffè. Ben altre sono le ragioni, lo sappiamo bene, ma a dare il colpo finale, sono state proprio quelle cene.

E dire che siamo abituati a ben altre cifre, e a bel altri scenari, che non fanno neppure traballare certe poltrone……

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