Uccisi in una guerra che non ha nemici e perchè

Voglio immedesimarmi in quelle centinaia di persone che venerdì sera affollavano il Bataclan. Un boato scambiato per un artificio compatibile con la musica metal, poi gli uomini che entrano sparando. Francesco Burroni, che in quel teatro ha recitato tante volte (ne parla con la voce rotta dalla commozione), lo descrive come una grande sala, tutta aperta, senza nascondigli.

I primi giovani cadono a terra uccisi, il panico, la folle, inutile, ricerca di salvezza. E intanto il non capire cosa stia realmente accadendo. Poi le esecuzioni, davanti agli occhi di tutti, il terrore del percepire che non hai scampo, che il prossimo colpo potrà essere per te. Che tra un attimo sarai morto.

Ecco: morto perchè?

Questo è l’interrogativo principe: perchè?

Il giustiziato sa perchè lo uccidono, giusto o sbagliato che sia. I cento giovani che hanno perso la vita dentro il Bataclan non sanno perchè quella pallottola, che hanno visto arrivare, ha tolto loro la vita. Non erano controparte di nessuna battaglia. Non avevano nessuna colpa da espiare. Forse alcuni di loro erano anche islamici. Perchè islamico non vuol dire terrorista, come cristiano non significava conquistatore ai tempi delle crociate.

Quanti sono i seguaci dell’Isis, quanta piccola parte sono di un islam di gente normale, pacifica, comune. E’ una guerra di pochi contro il mondo. Pochi pazzi, invasati.

E quindi a chi dovremmo noi dichiarare guerra? Chi dovremmo sterminare? Quali città, villaggi, abitati da uomini, donne e bambini dovremmo radere al suolo? Non sono lì gli invasati dell’Isis, e non è colpendo le sterminate terre dell’islam che potremmo dire di averli battuti. Anzi, forse allargheremmo il numero di coloro che odiano l’occidente, forse faremmo imbracciare nuovi fucili.

I paesi occidentali che spendono capitali immensi in sicurezza, non riescono a far funzionare intelligence che ai tempi della guerra fredda tenevano in mano il mondo. E a quei tempi spesso dovevano affidarsi a semplici occhi maliardi e lenzuola compiacenti, ma ottenevano risultati. Oggi hanno a disposizione sistemi avveniristici e non riescono in operazioni chirurgiche di prevenzione.

Loro sono dei pazzi ma noi siamo degli sprovveduti.

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