E’ stata Queen Elizabeth ad aver detto no al Palio, non viceversa

I senesi non finiranno mai di stupirmi. Con il titolo Monte dei Paschi che vale metà di un caffè e con la sempre più prossima realtà di perdere la propria banca (che non significa solo non avere un maestoso albero di Natale in piazza Salimbeni ma significa perdere la sede direzionale e quindi anche quegli stipendi che a Siena fanno economia), l’argomento che fa più discutere è il compleanno della regina Elisabetta.

Scrivendone cado anch’io nel tranello, ma a stimolarmi non è stata la notizia in sè, bensì il notare che anche i senesi non sanno andare oltre i titoli. A dare per prima la notizia che le contrade non sarebbero andate a Buckingham Palace è stata Radio Siena-Siena Tv e il suo sito, titolando “Le contrade non andranno dalla regina”. All’interno una breve spiegazione ed il comunicato integrale del Magistrato delle contrade. Era sufficiente leggere per capire come si è svolta la vicenda ed evitare tante chiacchiere senza senso.

Perchè, leggendo il testo, si capisce bene che non sono state le contrade a dire no alla regina. Le contrade, tramite i loro massimi rappresentanti che sono i priori, hanno posto delle condizioni, così come si deve per il rispetto della Festa e delle sue tradizioni.

Non deve stupire che l’agenzia che organizza il compleanno (la società H Power group incaricata del contatto direttamente dal direttore del programma dei festeggiamenti, Simon Brooks-Ward, anche questo c’è scritto) possa aver fatto delle richieste bislacche. Perchè, facciamocene una ragione, non tutto il mondo conosce, nè è tenuto a farlo, le dinamiche della tradizione senese ed il rituale contradaiolo.

Invece è giusto che il Magistrato delle contrade abbia cercato di spiegare agli organizzatori queste dinamiche e posto dei paletti ben precisi per una eventuale partecipazione. Per far questo non era necessario passare dalle assemblee, che sarebbe stato lo step successivo nel caso la regina avesse accettato le condizioni.

Ecco che, nel comunicato (sarebbe stato sufficiente leggerlo per capirlo subito) è proprio il direttore del programma dei festeggiamenti, Simon Brooks-Ward, a dire che le condizioni senesi non possono essere accettate per ragioni organizzative (“la durata complessiva del programma della parata dovrà essere contenuta nell’arco di novanta minuti; pertanto, non è possibile allestire uno spazio temporale minimo sufficiente per rappresentare compiutamente l’idea del Palio storico di Siena”) e che quindi, a malincuore (“rammaricandosi del fatto che la rappresentanza delle Contrade e il Palio di Siena non possono partecipare all’evento”) sono costretti a rinunciare alla partecipazione di Siena.

Insomma, a voler sintetizzare brutalmente, è stata la regina a dire no alle contrade, e non viceversa.

Se il comunicato fosse stato letto con attenzione, sarebbe venuta subito meno anche la polemica sull’occasione persa da Siena.

Le contrade, il Palio e Siena tutta, non hanno detto no ad un’occasione (anche se qualche purista-integralista ne sarebbe stato capace) che probabilmente sarebbe stata anche utile ad una città così disastrata (ricordiamo ai puristi che da ora in poi con il turismo ci dovremo mangiare perchè non resta molto altro…).

Hanno solo chiesto, giustamente, di essere rappresentate nella loro realtà. Perchè, se la presenza londinese doveva essere un spot pubblicitario per la città, allora questo spot doveva essere il più bello e completo possibile. Se così non può essere, allora la cosa non ha motivo per interessarci.

Non un’occasione persa, quindi, ma una possibilità sfumata.

Annunci

I furti non esistono se si dissuadono le vittime a sporgere denuncia

Allora lo ripeto: i furti non esistono, sono solo frutto della vostra mente malata. E anche nella malaugurata ipotesi che vi trovaste i ladri in casa, sappiate che siete vittime di una allucinazione. Perchè a Siena i furti non esistono.

Soprattutto se quando andate a denunciare il furto, trovate ovunque atteggiamenti che scoraggiano a farlo. Perchè a Siena i furti non esistono.

Mercoledì pomeriggio, centro di Siena. Una donna torna a casa e viene quasi travolta da due giovani che escono da casa sua a corsa. La giovane donna urla, urla così tanto che qualche vicino si affaccia e vede i due che fuggono. E si accorge che erano gli stessi due giovani che hanno trascorso quasi tutto il pomeriggio nella piazzetta parlando e facendo finta di attendere qualcuno. In realtà volevano “solo” controllare la piazzetta (siamo a Porta Ovile) per vedere dove colpire.

Ma il bello viene quando marito e moglie decidono di fare denuncia. Le prime forze dell’ordine alle quali si presentano dicono che non è compito loro. Le seconde forze dell’ordine alle quali si rivolgono spiegano alla coppia che forse non è il caso di sporgere denuncia perchè tanto non hanno rubato nulla. E’ così che si fanno le statistiche: si fanno sulle denunce che però le vittime vengono dissuase a presentare.

Balle? Eh no. Mi ricordo ancora quando mi presentai a sporgere denuncia per un borsello con documenti rubato a scuola dallo zaino di mia figlia. In quel caso mi fu suggerito di presentare denuncia di smarrimento invece che per furto. E perchè mai?

Un furto è un furto, non uno smarrimento. E un tentativo di furto è un reato, anche se non è stato rubato nulla.

A Siena le forze dell’ordine hanno l’indicazione di non dare notizia di furti e rapine se non quando vengono scoperti i responsabili. Quindi per sapere se i furti esistono bisogna solo affidarsi ai social network e alle testimonianze delle vittime.

Qualche giorno fa i ladri sono entrati nell’appartamento di alcuni studenti fuori sede in via del Pignattello. Non sono i primi studenti derubati: era già successo ad alcune studentesse in viale Cavour. I ladri entrarono il mercoledì intorno alle 12,30, ed addirittura salutarono alcuni condomini incontrati sulle scale. Il mercoledì successivo, nello stesso orario, nuovo tentativo di furto, questa volta sventato dalla porta blindata nuova di zecca.

Nei giorni di Natale i ladri entrano in un appartamento, sempre a Siena, ben sapendo gli orari in cui sarebbe stata vuota. Si erano portati la fiamma ossidrica ma non riuscirono a trovare la cassaforte. Dovevano sapere che c’era perchè tornarono un’altra volta forniti anche di rilevatore di metalli.

Ed allora continuiamo a dire che a Siena i furti non esistono….

Nemmeno i tempi della giustizia sono uguali per tutti

E’ il 2 luglio 2015, Massimo Columbu artiglia il fantino avversario e lo butta giù da cavallo durante il Palio. Il 6 luglio, cioè 4 giorni dopo, la procura di Siena indaga il fantino per violenza privata e lesioni. A gennaio 2016, appena 6 mesi dopo, c’è già la richiesta di rinvio a giudizio. Nel giro di un paio di mesi potrebbe tenersi l’udienza.

Una giustizia davvero celere, quasi da applausi, per un episodio, esagerato sì, ma verificatosi all’interno di una manifestazione che da sempre ha regole proprie che rifuggono il ricorso alla magistratura ordinaria.

Una giustizia che non dimostra la stessa celerità in altre questioni che riguardano Siena. Vogliamo fare qualche esempio?

Se avete buona memoria potete ricordare la questione Ampugnano. Eh sì, ci vuole memoria, perchè tutto risale al 2007, quasi 9 anni fa, quando il comitato presentò un esposto riguardante la gara di appalto per l’aeroporto. Nel 2010, quindi quasi 6 anni fa, arrivarono le informazioni di garanzia, nel 2011 la chiusura delle indagini parlava di 14 indagati. Per i rinvii a giudizio, che riguardano solo 8 imputati, è necessario attendere il 2013, 6 anni dopo la gara contestata. E, tra continui difetti di notifica, bisogna aspettare ancora anni, per la precisione il marzo 2015, per l’avvio del processo, che però ad ottobre vede le prime prescrizioni. Ancora è tutto in alto mare.

La vicenda che più ha segnato Siena, quella del Monte dei Paschi, prende avvio dai bilanci 2009-2010, ma è necessario attendere il febbraio 2013 perchè le prime persone vengano sentite in procura. Gli indagati sono 11, in inchieste diverse. Per la chiusura indagini del filone principale, quello per falso in bilancio e manipolazione del mercato, è necessario attendere l’aprile 2015 e alla fine dello stesso mese vengono chiesti i rinvii a giudizio. Dal primo bilancio incriminato sono trascorsi 6 anni, due anni sono passati dai primi interrogatori in procura. Ad ottobre 2015 la prima udienza, ma la questione va per le lunghe.

Un segno doloroso lasciato alla città è anche l’inchiesta Time Out, che ha portato al fallimento della Mens sana dei bei tempi. Delle indagini si ha notizia nel dicembre 2012 quando vengono effettuate le prime perquisizioni. Ad oggi sono trascorsi 5 anni. Occorre attendere il maggio 2014 per atti ulteriori: l’arresto di 4 persone. Nel registro degli indagati vengono iscritte una cinquantina di persone. E’ di ieri la notizia dell’archiviazione della posizione di due soggetti, ed anche l’indiscrezione che entro il mese dovrebbe esserci la chiusura delle indagini. Per le eventuali richieste di rinvii a giudizio, che in udienza preliminare potrebbero non essere accordati, sarà necessario attendere almeno un altro mese.

Potremmo dire che la giustizia ha tempi biblici, ma solo per le cose importanti. Per una artigliata paliesca è rapidissima.

Via la sede Asl per umiliare la dormiente Siena

Per chi ancora sogna di tornare alla Repubblica di Siena, agogna la chiusura delle porte e vorrebbe sostituire l’euro con il tollero, la perdita della sede legale della Asl è un’onta incancellabile. E ne sta facendo una battaglia di onore.

Per chi vive nel ventunesimo secolo è un segnale importante da valutare con attenzione, in maniera globale e con qualche riflessione su un recente passato, quando il peso di Siena era molto diverso.

L’idea grandiosa della creazione di aree vaste risale ormai ad una decina di anni fa. Siena era al massimo del suo fulgore, quello che Siena diceva e quello che Siena otteneva. Aveva dalla sua una forza economica che quasi nessuno poteva vantare e la politica non poteva che essere accondiscendente verso tanta potenza. Ed allora Siena guardava con favore ad ogni realizzazione di area vasta, sapendo di valere molto di più delle adiacenti Arezzo e Grosseto. La sua centralità era poi un appiglio in più che poteva zittire ogni protesta. Ambiva ad inglobare, a far un sol boccone delle province vicine, insomma a ricreare i fasti di una grande Repubblica in espansione.

Ma in dieci anni le cose sono profondamente cambiate. Con il crollo della potenza della sua banca Siena non solo ha perso il suo potere, ma ha dimostrato anche di non avere la capacità di riciclarsi. E’ rimasta attaccata a quello che era, come un uomo di spettacolo che ha calcato i più grandi palcoscenici ed adesso si trova a dover fare televendite e lo fa con la supponenza di sentirsi ancora un grande. Ed i senesi tutti hanno dimostrato di non avere l’orgoglio di riprendere in mano le sorti della città, ripartendo casomai da zero, ma sono rimasti ad aspettare che tutto tornasse come prima per grazia divina. E lì in attesa lo sono ancora.

Ed ecco che la grandiosa idea dell’area vasta si è rivoltata contro questa città così anestetizzata. Ha tirato un sospiro di sollievo quando è saltato l’accorpamento delle province che faceva traballare il ruolo di capoluogo. Ha fatto spallucce quando la sede del gestore unico dei trasporti pubblici, Tiemme, è stata assegnata ad Arezzo. E non si è affatto interessata che la sede dei due Consorzi di Bonifica nei quali la provincia è divisa, fossero a Arezzo e Grosseto. Bazzecole ha detto. Si è fatta forza dell’essere sede di Confindustria Toscana Sud (direttore e presidente di Arezzo però…), di Sei Toscana, gestore unico dei rifiuti, e del 118 senese-grossetano.

Come non pensare che anche le altre province avrebbero chiesto la loro parte, specialmente adesso che Siena è economicamente debole e che a decidere deve essere la politica? Perchè non hanno torto i consiglieri dell’Alternativa: Siena politicamente è sempre stata una sicurezza, incapace di ribellarsi qualsiasi cosa accada, mentre Arezzo, invece, ha un elettorato da coccolare per non farlo evaporare.

In effetti, a livello pratico, non cambierà molto. Non ci saranno trasferimenti di personale e la governance sbandierata da Scaramelli sarà decisa a prescindere da quella che sarà la sede legale. Siena perderà e guadagnerà quello che la politica ha deciso che debba perdere o guadagnare a prescindere dalla sede legale.

Quello che Siena ha perso è il prestigio. Le logiche politiche hanno voluto umiliarla in uno dei settori ai quali ha sempre tenuto di più, la sanità. E, cerchiamo di ricordarlo, non è stata una decisione casuale.