Corre nudo? Prendetevi meno sul serio, siate easy

Allarme rosso…. un bischero corre nudo in Piazza del Campo brandendo una bandierina….

E così è da stamani che sono allibita. Per l’uomo nudo?? Macchè, quello mi ha fatto fare una sana risata, come quelle che si sentono nel video del tuffo in Fontegaia. Mi ha quasi reso divertente la giornata.

Allibita per aver letto, sulla boccaccesca vicenda, una marea di cazzate. Vi do un consiglio: prendetevi meno sul serio, perchè vivere senza un sorriso deve essere davvero triste.

Mentre la maggior parte dei senesi ancora dotati di un minimo di umorismo si divertivano e si facevano delle grasse risate, ecco spuntare quelli che ogni pretesto è buono per veder nero, e per far vedere agli altri il più nero possibile.

“Bella sicurezza, se fosse stato un terrorista nessuno l’avrebbe fermato…”. Perchè, vero, i terroristi solitamente si mettono in mostra (casomai nudi) per compiere azioni criminose.

“E i nostri vigili dov’erano?…” Perchè a nessuno viene in mente che la mattina a quell’ora i nostri vigili sono davanti alle scuole, a far attraversare i bambini. Ma no, molto meglio tenere un plotone in una piazza deserta, nel caso l’esibizionista di turno si facesse vivo. Si sa, sono cose che succedono tutti i giorni alle 7 di mattina!

“Ecco il degrado a Siena, colpa degli amministratori…” Eh sì, se uno si prende una bella sbronza i nostri amministratori dovevano prevederlo, mica casomai pensare a cose più importanti (vedi i problemi del commercio, del turismo, delle nostre strade disastrate).

E sui profili dei soliti catastrofisti piovono foto con lo strullo che corre nudo e si fa un bagno ghiacciato. Ce ne fosse uno, di questi paladini del sempre contro, che si sia fatto un selfie con il pannolone sudicio di un anziano, costretto a non farsela addosso perchè non ci sono i soldi per fornirgli un pannolone in più.

Ma quelli non sono selfie che fanno conquistare like.

Siena chiude per ferie ed è il deserto

Una Piazza semibuia (al tempo piacque così tanto all’assessore Pierpaolo Fiorenzani questa Siena al lume di candela…) accoglie chi vuole vivere la propria città, o quella che sta visitando, anche la sera.

Da qualche mese Piazza del Campo la notte è deserta. Sono chiusi la maggior parte dei locali: il bar Fontegaia, il ristorante Il Mangia ed il Campo, la Birreria (quest’ultima per ristrutturazione). E’ chiusa la gelateria e ha scelto un orario di chiusura anticipato il bar Il Palio. La sera è il deserto.

Per gli integralisti della Siena del Medioevo è un’atmosfera quasi perfetta: si ammira la luna e si sente il rumore di una moneta che rotola nella piazza. Non altrettanto per chi si rende perfettamente conto che questo è un altro piccolo passo verso la distruzione della città, anche a livello turistico.

La maggior parte dei locali della Piazza hanno scelto di concedersi lunghe, se non lunghissime, ferie. Così lunghe da apparire quasi una chiusura stagionale. Ed anche moltissimi alberghi hanno deciso da anni di fare altrettanto. Lo fanno per risparmiare, perchè stare aperti con pochi clienti è più costoso che stare chiusi e non incassare nulla.

Siena sembra andare verso una stagionalità tipica delle località turistiche delle zone costiere. Durante l’estate brulicano, nell’inverno sono il buio ed il nulla a fare da padrone. Si chiude dopo le vacanze di Natale, si riapre poco prima di quelle di Pasqua. Ma è un cane che si morde la coda: ci sono pochi turisti e quindi si chiude, ma chi viene trova una desolazione che, con il passa parola, fa danni incredibili.

Si parla tanto di turismo tutto l’anno, ma non si fa più accoglienza tutto l’anno. Si critica che i turisti non dormano a Siena, poi si chiude quando si dovrebbero applicare prezzi bassi e di richiamo e si tiene aperto solo quando si può applicare la tariffa più alta, quella che ormai in pochi sono disposti a pagare. Si vorrebbe che i turisti restassero due o tre giorni e la sera si offre il nulla, pochissimi locali e quasi tutti per giovanissimi, ma soprattutto nulla che possa essere di richiamo dopo il calar del sole.

Il concetto sembra essere uno solo: cerchiamo di spennarli il più possibile quando arrivano in alta stagione come orde barbariche, riempiamo le strade di improbabili negozietti di cenci ricordo a poco prezzo per catturare anche gli spiccioli alle comitive del “Tuscany in one day”, prendiamo e non diamo.

Siena ha abbandonato ormai l’aspetto di città vera, vissuta e ancora a misura d’uomo che l’ha resa celebre nel mondo per avvicinarsi sempre più a Venezia, con i suoi mille negozi di gondolette dorate con le brutte lucine colorate che si accendono.

 

Tagesmutter denunciata e messa alla gogna

Sull’invidia Fabrizio De Andrè fece una canzone, “Bocca di Rosa”. Lei distribuiva l’amore, quello sessuale. C’è chi invece distribuisce aiuto, ma come con Bocca di Rosa, può succedere che “quelle andarono dal commissario/ e dissero senza parafrasare: / “quella schifosa ha già troppi clienti / più di un consorzio alimentare””.

C’è chi come clienti può avere uomini, chi invece famiglie e bambini, ma come nella canzone, anche in questo caso “arrivarono quattro gendarmi / con i pennacchi con i pennacchi/ e arrivarono quattro gendarmi / con i pennacchi e con le armi”.

Bocca di Rosa fu accompagnata al treno, la tagesmutter che aiuta le famiglie può essere semplicemente denunciata, ma con una gogna mediatica che fa peggio di mille comari.

In un appartamento all’Acquacalda una ragazza, che da sempre lavora con i bambini ed ha una gran bella esperienza, decide di ospitare piccoli le cui famiglie non hanno avuto la fortuna di un posto nelle strutture pubbliche o non hanno disponibilità economiche per sostenere costi altissimi, o hanno orari non compatibili con quelli pubblici.

In quella casa io ci sono stata. Non c’erano murales colorati, non c’era pavimento in linoleum, ma c’era quella familiare confusione di un nucleo con tanti bimbi piccoli. C’era l’aria di una famiglia con tanti fratellini, le chiusure di sicurezza ai mobili, lo sterilizzatore sul piano della cucina, la pappa vegetale a bollire sul fornello. Quello che c’è in ogni casa che non si trasforma certo in un ospedale con l’arrivo di un bambino. C’era anche un cane, che si affacciava dall’altra stanza all’arrivo di qualcuno.

Per molte famiglie quella tagesmutter, figura in gran voga all’estero, è stata un’ancora di salvezza che ha permesso di non far naufragare il bilancio familiare dopo l’arrivo di un figlio. Per questo la voce dell’esistenza di questa opportunità si è sparsa tra tante mamme. E sicuramente ha creato invidie, come per Bocca di Rosa. O è stata vista come una concorrenza sleale da qualche struttura. D’altronde il business dei figli fa gola a molti.

Ed allora il tappeto per far gattonare i piccini diventa un oggetto pieno di germi e di sporcizia, il terrazzo con i passeggini diventa un luogo di pericolo, e la presenza del cane fa sospettare che bambini e animale possano mangiare dalla stessa ciotola.

Non voglio entrare nel merito fiscale. Non lo conosco. Ma credo che gli alimenti dei bambini vadano acquistati, a meno che non si pensi che ogni genitore debba portarlo da casa.

Ma in una città come Siena avere un’idea per inventarsi un lavoro che sfugga dalle solite dinamiche è un crimine che va sanzionato penalmente e soprattutto socialmente. Con buona pace di Bocca di Rosa che i gendarmi si limitarono ad accompagnare alla stazione.

Da Wine & Siena la stoccata vincente ai distruttori sistematici

Qualcuno, come al solito, si è indignato quando il presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara ha definito l’invidia “sindrome del Palio”.

L’invidia è il vizio che blocca l’Italia. Una vera e propria sindrome che l’Eurispes definisce “sindrome del Palio” che non ci permette di trasformare la nostra potenza in energia.

“L’Italia – spiega il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara – è infatti rallentata da una diffusa e radicata sindrome del Palio di Siena la cui regola principale è quella di impedire all’avversario di vincere, prima ancora di impegnarsi a vincere in prima persona. Sempre senese era l’anima nel XIII Canto che dice a Dante: «Fui molto più lieta delle sfortuna altrui che della mia fortuna».

L’invidia e la gelosia, se volte in positivo, diventano il propellente indispensabile alla crescita e allo sviluppo. Stimolano la concorrenza nel mercato privato; spingono a comportamenti più virtuosi, apprezzabili e spendibili sul piano del ruolo e dell’immagine, nel pubblico. Di fatto, nel nostro Paese ciò non accade. Invidia e gelosia si traducono in rancore e denigrazione. Odiamo e denigriamo il nostro vicino più bravo e, invece di impegnarci per raggiungere risultati migliori e superarlo in creatività, efficienza e capacità, spendiamo le nostre migliori energie per combatterlo, per mortificarne i successi, per ostacolarne o addirittura bloccarne il cammino. Insomma un vero e proprio “spreco di potenza”, una filosofia del contro invece che del per”.

Dopo la giornata di oggi sono sempre più convinta che Fara abbia ragione e che di moderne Sapìa ne sia piena la città. Così come di disinformati, pronti però a dispensare le loro parole come fossero il Verbo.

Wine & Siena è stato un successo. Se ne deve fare una ragione anche chi è sempre contro a prescindere, chi è contro tutte le volte che non ha potuto avere ‘le mani in pasta’, chi è contro perchè preferisce il criticare al fare. E’ stata un successo perchè è stata una scommessa vinta, una corsa contro il tempo, un’idea diversa.

E così, invece di cogliere la palla al balzo e guardare come far meglio e di più, arrivano, simili ad avvoltoi, i distruttori sistematici. Il mio collega Alessandro Lorenzini (alias Elio Fanali) li chiama sienatafazzisti e questa volta mi duole assai dover concordare con lui. Impossibile farne a meno.

I distruttori sistematici hanno criticato la location interna al Monte dei Paschi ritenendo non dignitoso per la banca della loro città ospitare una elegante degustazione di vini. Però non ci sono entrati, non hanno goduto dello spettacolo architettonico e si sono persi la possibilità di esplorare quattro piani di una Rocca che in pochi conoscono. I senesi che l’hanno fatto sono rimasti affascinati.

I distruttori sistematici hanno gridato allo scandalo per gli stand in piazza Salimbeni e molti, senza neppure entrarci, hanno addirittura capito che tutta la manifestazione fosse esclusivamente all’interno delle quattro strutture. Peccato, signori distruttori sistematici, che la stessa sensibilità architettonica che vi fa inorridire per i quattro stand di un evento che può portare vantaggi economici alla città, non si manifesti negli altri 363 giorni all’anno quando piazza Salimbeni è la location preferita di banchettini di ogni genere, purtroppo qualche volta anche di cattivo gusto e dubbia provenienza, per la raccolta di ogni tipo di offerte.

I distruttori sistematici hanno messo in dubbio il numero delle presenze perchè sminuire il successo potrebbe aiutare a far diminuire la loro delusione di non essere stati coinvolti, oppure al contrario hanno gridato allo scandalo per le lunghe file, casomai dopo aver raccontato con orgoglio di aver atteso otto ore per vedere lo stand del Giappone all’Expo.

I distruttori sistematici hanno già iniziato a far guerra perchè la prossima edizione non calpesti il sacro suolo del Santa Maria della Scala (dopo la zumba il gotto ha detto qualcuno), dimenticando che lo Spedale ha visto ben altro nella sua storia e che è sempre meglio riempirlo di eleganti produttori di vino che del niente a cui portano le loro vacue parole. E che decentrare l’evento (c’è chi ha detto la Fortezza, chi Pontignano e perchè no, un bel capannone in Cerchiaia…) vanificherebbe la possibilità di ricadute economiche per le attività della città.

I distruttori sistematici sono quelli che non vogliono il Mercato nel Campo perchè non porta turismo da fuori, poi quando la città si riempie fino a traboccare non vogliono il Mercato nel Campo perchè porta troppa confusione. Non vogliono i concerti in Piazza del Campo perchè fanno confusione, ma non vogliono nemmeno la silent disco perchè è troppo silenziosa. Non vogliono l’Eroica, non vogliono le Ferrari, non vogliono la sfilata di cavalli, non vogliono l’arrivo delle gare podistiche e tantomeno ciclistiche, non vogliono la zumba e nemmeno gli scacchi in piazza o i tappeti per il judo, non vogliono la Divina Bellezza e neppure i film sul Palio e gli inviti reali. Non vogliono, non vogliono, non vogliono….

E a forza di essere contro a tutto, al bello ed al brutto, non si rendono conto di assomigliare ad un disco rotto ed incantato, che alla fine, per quanto bella potesse essere la canzone, nessuno ha voglia di ascoltare più.