La cosa più bella del mondo non può essere un limite

Sono contraria alle quote rosa (che mi fanno assomigliare ad un panda specie protetta) ed anche ai permessi di maternità lunghi anni (mettiamone la metà obbligatori per i padri e scompariranno le dimissioni in bianco).

Non mi piacciono le donne che si atteggiano a uomini duri e ancora meno quelle che pensano che sorridere non le faccia rispettare. Non sono d’accordo con l’allattamento al seno ad oltranza e con l’ostentazione della tetta ovunque. Non mi sta neppure tanto simpatica la Meloni e la trovo eccessivamente artefatta. E penso anche che questa storia della gravidanza la utilizzi a sommo scopo.

Ma metterei al rogo chiunque si permetta, anche per un solo attimo, di pensare, e ancor più dire, che una donna debba scegliere tra fare la mamma e qualsiasi altra cosa al mondo voglia fare.

Lo dico da donna che mai ha pensato che la cosa più bella del mondo potesse essere un limite.

Ci sono fior di donne che in tutto il mondo civile hanno fatto le mamme impegnate in politica (la parlamentare argentina Victoria Donda Perez, la baronessa Bryony Wothington alla Camera dei Lord, l’europarlamentare danese Hanne Dahl, la svizzera Pascal Brudere eletta incinta al Consiglio degli Stati…) e ci sono milioni di donne che ogni giorno, con un figlio da partorire o appena nato, zappano la terra, si procurano acqua, ma anche “solo” mandano avanti attività commerciali faticose.

Le donne, quando vogliono, sanno che la maternità non è una malattia. Le donne, quando vogliono, si sanno organizzare. E se ad un uomo che aspetta un figlio nessuno chiede se potrà farcela a portare avanti il suo impegno, non vedo un motivo per chiederlo ad una donna. Che faccia la cameriera, l’aspirante sindaco o corra per la Casa Bianca.

L’ho detto, la Meloni non mi sta simpatica, ma prima di guardare la misura della sua pancia (quanti ce ne sono di politici dalla grossa pancia…), guarderei la concretezza di un suo eventuale programma. Politico, non gestazionale.

E quindi, cari uomini e cari politici (ma anche tante donne ahimè), iniziate a parlare di cose serie, a fare critiche opportune, che della gravidanza di Giorgia mi interessa uguale uguale a quella della Blasi.

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La forza di Carolina deve essere esempio

Uno scricciolo di bimba da poco diventata donna, con la forza e la determinazione di una roccia. E’ quello che mi è rimasto maggiormente impresso negli occhi della marcia per chiedere verità sulla morte di David Rossi.

Uno scricciolo di nome Carolina, poco più di 23 anni, che ha condotto tutte quelle centinaia di senesi che hanno voluto marciare sotto la pioggia torrenziale.

Aveva 20 anni Carolina quando quella sera andò a cercarlo perchè non rispondeva più al telefono. E’ stata tra le prime a sapere della tragedia. Carolina non è la figlia di David Rossi ma lo ha amato dell’amore e grazie all’amore che sua mamma Antonella nutriva per lui.

E, bambina, è riuscita a intaccare quella corteccia che faceva sbuffare David ogni volta che sentiva urlare un bambino.

Fin da allora deve aver avuto una forza speciale questa donna-bambina, e lo dimostra adesso, adesso che combatte questa lotta a suo nome e a nome di sua madre. Una lotta per la verità.

“A noi sembra che sia uscito ieri dalla porta della nostra casa. Ma tre anni sono tanti, per aspettare ancora che la giustizia inizi il suo corso – ha scritto Carolina. – Questa città mi ha tolto troppo perché possa riacquistare rapidamente la mia fiducia, ma proprio per questo mi piacerebbe che fossimo davvero in tanti domenica. Mi piacerebbe ricominciare ad amarla e ad avere fiducia in ciò che io intendo per Comunità”.

E’ questo scricciolo Carolina l’emblema di Davide (proprio questo nome…) contro Golia. E se lei è determinata a farcela, come può una città intera non capire che può avere la forza di pretendere verità e giustizia.

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