Per difendere il Palio smettete di buttarla in politica

C’avrei scommesso ed avrei vinto. Non era passata neppure un’ora da quando Radio Siena Tv ha dato la notizia degli avvisi di garanzia per i fronteggiamenti del dopo Palio, e già qualcuno l’aveva buttata in politica.

Il solito gioco alla senese: piove governo ladro. Senza capire che, nel caso Palio, sono proprio questi gli atteggiamenti da non tenere.

Se si vuole essere forti per salvare la tradizione, che a Siena è fatta anche dal “sano” cazzotto, bisogna farci vedere tutti uniti. Un muro invalicabile. Mi sta bene dividerci per questioni amministrative o politiche, ma sul Palio no, proprio no.

Sulla questione Palio si deve remare in un’unica direzione, tutti insieme. E far vedere che Siena, quando si parla della sua festa, la pensa tutta nello stesso modo.

Poi i panni sporchi si lavano in famiglia, e quando avremo fatto intendere che Siena tutta è irremovibile sulla difesa delle tradizioni, anche quelle che possono essere al limite della norma, allora e solo allora (e solo tra noi) potremo fare le giuste lavate di capo: al sindaco se ha dimostrato poca fermezza, ai divulgatori di immagini, ai facinorosi che esagerano, e (figurati se non possono mancare…) ai giornalisti.

Fino ad allora smettete di cercare di tratte il profitto di qualche manciata di voti da una vicenda che mette a repentaglio la nostra festa.

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Solo il coprifuoco può stroncare la voglia di movida

Anni fa, quando avevo l’età di quei ragazzi che adesso fanno la movida, a Siena non c’erano locali. Erano i tempi in cui d’estate andava di moda l’altra parte della Piazza, quella dalla Costarella al Casato. Penso che se la ricordino in pochi.

Allora la discoteca più in voga era il Tendenza. Quindi molto molto fuori della città. Gli abitanti della zona erano però esasperati. Anche allora ci furono le proteste (ma non c’era facebook…) perchè i ragazzi parcheggiavano ovunque, facevano confusione all’uscita e si era verificato anche qualche parapiglia. Fu uno dei motivi che portò alla chiusura del Tendenza.

Cosa voglio dire con questo: movida e residenti non vanno MAI d’accordo. Si risolve il problema in un posto e i giovani andranno a cercare di divertirsi in un altro. Si potrà dormire in città e non si dormirà nella campagna che avrà locali alla moda.

In alcune capitali hanno risolto in un modo: i divertimenti sono in una certa zona. Lì hanno facilitazioni per aprire e per attrarre chi vuol far tardi. Ormai sono zone consolidate da decenni e chi vuole abitare lì sa che dovrà sottostare al problema della confusione. Ci abitano artisti, studenti, gente che non deve mettere la sveglia alle 6 del mattino. Gente che non ha bimbi piccoli. Ma non credo che a Siena si possa fare questo.

L’unica speranza è che a Siena le mode cambiano velocemente. Tra un po’ si saranno stancati di Pantaneto, e ci saranno abitanti di altre vie che dovranno fare i conti con la movida. Perchè si possono mettere tutte le regole del mondo, ma chi si vuole divertire e vuol far mattino, troverà come farlo con o senza musica. Cento persone sotto alla finestra che giocano al salto del cervo faranno passare comunque notti insonni a chi vive lì.

A meno che non si metta proprio il coprifuoco…. Ma se non sbaglio quella è una misura da tempo di guerra.

(Foto presa da Facebook, condivisa così tante volte che non riesco a citare l’autore)

Goliardi, sciaborditi che amano la città più di tanti leoni da tastiera

Ma quanto saranno incivili quei ragazzacci che per quattro (dico 4) giorni su 365 scorrazzano per la città a bordo di auto orrendamente modificate, indossano lunghi mantelli e cappelli piumati, si lasciano andare a luculliane libagioni e ad ancor più abbondanti bevute e casomai organizzano anche una divertente e pacifica guerra a suon di cuscini che richiama in Piazza del Campo qualche centinaia di giovani. Davvero insopportabili nella loro gioia di vivere.

Certo se poi la Piazza del Campo si trasforma nottetempo in una innevata pista di sci, cosa di meglio che puntare il dito contro questi sciaborditi. Naturalmente, come è buona prassi nell’apatica città di Siena, lo sport di giudicare senza sapere è quello che va per la maggiore.

Non importa se gli incivili goliardi, nonostante qualche bicchiere di troppo nello stomaco, si sono dati da fare per pulire e raccogliere tutto in enormi sacchi. Non importa sapere che gli studenti si erano offerti di portare loro, con le scassate auto dotate di permesso, i rifiuti in un luogo idoneo. Non importa informarsi sull’assicurazione data da operai dell’azienda di raccolta rifiuti cittadina di provvedere loro a portare via quel materiale raccolto nel centro della Piazza. Non importa accertarsi del motivo per il quale il camion, dopo un primo carico, è scomparso. No, tutto questo non ha importanza. Gli incivili sono loro.

Non quelle simpatiche mammine che hanno permesso ad un gruppo di pargoli scatenati di rompere i sacchi ordinatamente radunati e spargerne ovunque il contenuto. Non c’erano i fanatici dello scatto con smartphone a immortalare i pupi e le loro maleducate madri.

E subito tutti i leoni da tastiera pronti a crocifiggere goliardi e feriae matricularum. Dimenticando che, mentre i leoni da tastiera tacevano, questi sciaborditi con mantello e piume, nel maggio 2012 furono i primi a metterci la faccia e denunciare, mascherata da satira, la distruzione di una città che sarebbe emersa, tale e quale, appena qualche mese dopo. Quando nel 2012 andò in scena l’operetta “La fine del mondo” con la predizione Maya e il tormentone Rasta Maya, furono loro, i goliardi, i primi a parlare apertamente dei disastri, quando tutti (blogger esclusi) stavano zitti.

Ed anche quest’anno, più che stigmatizzare qualche ora di piazza piumata, sarebbe stato opportuno fare qualche riflessione in più su un’operetta (Eppur si muove) che sarà pure goliardica, ma che ha dato spunti che di goliardico hanno ben poco.

goliardi

Siena sotto attacco dei fotografi di schifezze

Il sacchetto dell’immondizia per strada in attesa di essere portato via, non va bene. Ma non va bene nemmeno il camion che passa per la strada per portare via il sacchetto. I negozi devono stare nel centro storico, ma i furgoni per rifornirli non devono passare dal centro storico. L’erba non dovrebbe crescere. O per lo meno dovrebbe imparare a radersi. La gente non deve stare seduta in terra, non deve andare in bicicletta, non deve permettersi di sbagliare strada (maledetti navigatori che mi hanno fatto prendere un sacco di multe in giro per l’Italia perchè spesso non conoscono i divieti..). I giovani non devono divertirsi. Non devono farlo per strada e nemmeno nei locali. O almeno devono farlo sottovoce, meglio se parlando uno per volta. Le auto storiche per il centro non devono passare, e nemmeno i cavalli, le bici, i maratoneti. Le comitive danno fastidio, ma anche il turismo fai da te è da evitare, specialmente se mangia un panino per strada.

Ogni giorno decine di foto-scandalo inondano le bacheche facebook. Viene da pensare che certe cose non succedessero fino a quando i telefoni non sono diventati anche macchine fotografiche ed hanno permesso a tutti di documentare in tempo reale anche la pagliuzza buttata a terra.

Le foto che ottengono più like sono quelle della Siena all’alba, deserta ed immobile. Ed anche un po’ triste nella sua magnificenza, secondo me.

Vivere e far vivere la città significa anche sopportare. E per quelle che sono considerate criticità servono idee e consigli, non solo critiche e reportage fotografici.