Per difendere il Palio smettete di buttarla in politica

C’avrei scommesso ed avrei vinto. Non era passata neppure un’ora da quando Radio Siena Tv ha dato la notizia degli avvisi di garanzia per i fronteggiamenti del dopo Palio, e già qualcuno l’aveva buttata in politica.

Il solito gioco alla senese: piove governo ladro. Senza capire che, nel caso Palio, sono proprio questi gli atteggiamenti da non tenere.

Se si vuole essere forti per salvare la tradizione, che a Siena è fatta anche dal “sano” cazzotto, bisogna farci vedere tutti uniti. Un muro invalicabile. Mi sta bene dividerci per questioni amministrative o politiche, ma sul Palio no, proprio no.

Sulla questione Palio si deve remare in un’unica direzione, tutti insieme. E far vedere che Siena, quando si parla della sua festa, la pensa tutta nello stesso modo.

Poi i panni sporchi si lavano in famiglia, e quando avremo fatto intendere che Siena tutta è irremovibile sulla difesa delle tradizioni, anche quelle che possono essere al limite della norma, allora e solo allora (e solo tra noi) potremo fare le giuste lavate di capo: al sindaco se ha dimostrato poca fermezza, ai divulgatori di immagini, ai facinorosi che esagerano, e (figurati se non possono mancare…) ai giornalisti.

Fino ad allora smettete di cercare di tratte il profitto di qualche manciata di voti da una vicenda che mette a repentaglio la nostra festa.

Un pensiero su “Per difendere il Palio smettete di buttarla in politica

  1. m.

    “Siena, quando si parla della sua festa, la pensa tutta allo stesso modo”?!?! Ma te scherzi, vero!? Io non la penso proprio per niente allo stesso modo. Io sono abituata a pensare con la mia testa e non me lo faccio certo dire dalla contrada come devo pensare, eccimancherebbe altro! Ma dove siamo? Ora in questa città non si può più nemmeno avere un pensiero libero? Già ci pensa la politica a censurare i nostri pensieri, ora anche le contrade? No, cittini, io non ci sto. Io difendo il mio diritto a pensarla come voglio, a non essere d’accordo su alcune cose ( sì, anche alcune cose della Festa..non ho paura a dirlo) e non permetterò mai a nessuno di dirmi come la devo pensare. Per quanto riguarda la “tradizione del cazzotto” non sono assolutamente d’accordo. Ho scelto di fare mio figlio del Drago proprio perché non avendo nemiche le probabilità dei cazzotti erano molto basse, rispetto a altre contrade. A mio figlio cerco di insegnare valori come la pace, la tolleranza, la non violenza. Se poi viene fuori che in contrada gli insegnano che il cazzotto è bello perché è la “tradizione”, allora non ce lo porto più e smetto di pagare il protettorato perché non sono certo questi i valori che spero si insegnino ai bambini. Dirò di più. I bambini tendono a imitare gli adulti, se vedono che il babbo fa a cazzotti il giorno dopo il bambino prenderà a pugni un altro bambino. No, cari, io non ci sto. Mi dissocio da questi ragionamenti. Il Palio deve essere amore, non violenza. Proporrei, per i cazzottatori contradaioli, qualche mese di servizi sociali magari a casa di quelli che hanno avuto 30 gg di prognosi ..così forse impareranno che aiutare il prossimo è molto più edificante che picchiarlo. Palio o non Palio. Non voglio più sentire la novella della “tradizione” perché non ci credo, ed è un’argomentazione che non intendo più stare ad ascoltare. Scusa, Susanna, ma questo è il mio libero punto di vista e spero di avere ancora il diritto di esprimerlo senza sentirmi “imbavagliata” dalle famose “tradizioni” che tanto mi stanno strette. 🙂

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