Nulla può cambiare in una città che tace

Nulla può cambiare in una città che tace. E i senesi, per tacere, son diventati dei maestri.

In una città depredata, scesa dalle stelle di pochi anni fa, alle stalle dall’odore nauseabondo, non si uniscono, voce dopo voce, in un coro che faccia massa, ma preferiscono restare nel loro cantuccio ed evitare di esporsi. Non si sa mai….

Questo atteggiamento nulla farà cambiare, eppure lo si persegue anche nelle piccole cose. Tutti cercano sempre che qualcuno parli per loro, che si esponga per loro, senza capire che una voce non fa coro.

Facciamo gli esempi. Caos in via Achille Scalvo. In redazione piovono montagne di segnalazioni, cittadini infuriati, abitanti in crisi di nervi, commercianti con la bava alla bocca.

Prendi la tua telecamera e vai. Le scuse per non dire due parole sono da raccogliere in un libretto umoristico: “mi riconoscono la voce”, “io non parlo mai in pubblico”, “se dico qualcosa poi mi perseguitano (….e resti a bocca aperta se viene da un pensionato che non si capisce come e chi potrebbe perseguitarlo…), “sono tutta spettinata” (!!!!).

Ma la frase migliore, e ripetuta all’infinito è “ma ditelo voi che siete giornalisti”.

Carissimi, il giornalista non è il bischero che riporta tutte le vostre lagnanze (“c’ho messo venti minuti a fare 200 metri in auto per andare da casa in banca”… e se sono 200 metri perchè cavolo non sei andato a piedi allora???) mentre voi girate il dito come se giocaste a lo schiaffo del soldato.

Altro esempio: genitori trovano siringhe vicino alla scuola dei figli. Scrivono una lunga lettera agli organi di informazione, pregando di dare ampio risalto e di aiutarli nella loro battaglia. In calce ci sono più firme di quelle necessarie per richiedere un referendum. Ti presenti davanti alla scuola e nessuno, dico nessuno, vuol dire una parola. E il refrain è sempre lo stesso: “ma ditelo voi giornalisti…”.

E queste sono piccole cose. Pensate quando si parla di cose più grandi: politica, banca, inciuci. Omertà totale.

Ve lo dico: per cambiare qualcosa, e in questa città ci sarebbe molto da cambiare, non si fa così. Nascondersi fa il gioco di chi voi criticate, ma che vorreste che fossero gli altri a criticare al posto vostro.

Se non si fa coro tutto resterà così. La mafia va avanti da secoli grazie a queste paure, perchè il singolo non si unisce al singolo per fare coro.

Ed allora parlate, urlate, sbraitate se necessario. Il giornalista può darvi voce ma non potrà mai essere il coro delle vostre voci.

2 pensieri su “Nulla può cambiare in una città che tace

  1. Pingback: «Nulla può cambiare in una città che tace» e «quelli che ce l’hanno fatta (a farla franca) | Il senso della misura

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