Contro il terremoto vorrebbero introdurre nuovi balzelli

Le peggiori sono le chiacchiere dei giorni dopo le tragedie, quando arrivano le lacrime di coccodrillo e gli esperti del “cosa si doveva fare”.

L’argomento più gettonato è quello della prevenzione, un coro unanime di esperti che si affannano a ripetere che è necessario adeguare gli edifici ai criteri antisismici.

Facciamocene una ragione: se a Siena arrivasse un terremoto moriremmo quasi tutti. Guardate la foto del bellissimo panorama senese e poi, se abitate in centro, guardatevi intorno. Quante delle nostre/vostre case, moltissime belle e anche ristrutturate, possono vantare accorgimenti antisismici? Quante sono costruite con cemento moderno? Quante hanno impalcature di contenimento?

Se dico poche sono già ottimista. Direi punte.

Ed anche se la vostra casa dovesse resistere, guardate dalle vostre finestre, quante altre tutto intorno si accartoccerebbero sulla vostra? Avete mai alzato la testa e notato quanto sono alti gli antichi palazzi? E quante chiese si sbriciolerebbero a terra mentre cercate una improbabile fuga all’esterno nelle strette vie? Quante piazze sono così ampie da permettervi di restare al centro mentre tutto intorno crolla?

Accendendo la tv è un coro unanime di esperti che non fanno che ripetere: “Bisogna adeguare per lasciare ai nostri figli città sicure”. Ma di quali città parlate? Delle periferie, dei nuovi agglomerati urbani, perchè Siena, quella Siena magica e antica, adeguarla è impossibile. E’ carta velina che deve pregare affinchè mai vento la scuota.

E mentre sei lì che ancora ti guardi intorno per realizzare che davvero le tue vie di scampo sono quasi nulle, arriva l’esperto economico. Il peggiore, quello che ti ricorda che il terremoto è un vero e proprio business. “I terremoti costano troppo alla comunità perchè ricadono completamente sullo Stato, visto che quasi nessuno dei proprietari delle case ha un’assicurazione. Per questo sarebbe necessario rendere obbligatoria l’assicurazione contro gli eventi catastrofici su ogni proprietà“.

Bingo! La lobby degli assicuratori stappa champagne. In fondo, spiegano, l’assicurazione obbligatoria, deducibile dal reddito, costerebbe “solo” un centinaio di euro ogni cento metri quadrati. Certo non è che poi te la fanno ad occhi chiusi: per farla (l’assicurazione OBBLIGATORIA) richiedono che l’abitazione disponga di accorgimenti antisismici (che a quel punto diventano OBBLIGATORI). Ecco quindi che al brindisi si uniscono i costruttori.

Pensate quanto costerebbe ad ogni proprietario di casa di un centro storico questo giochetto.

Ti conviene rischiare di morire.

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Nel terremoto sei un nulla

Mi vengono i brividi. Dopo il terremoto de L’Aquila si disse che l’allarme sarebbe potuto essere dato. Era in atto uno sciame sismico da giorni e giorni, con il quale la popolazione aveva quasi imparato a convivere.

A Rieti nulla, nel mese precedente nemmeno una scossettina di quelle a cui siamo abituati anche a Siena. Nulla. Poi, in piena notte, quando una persona è più indifesa, la botta.

E in un paese, o in una città, di case appiccicate le une alle altre, di chiese millenarie, di torri e campanili, anche se riesci a arrivare in strada, non sei salvo. Sei solo in balia del destino

Esponiamo scarpette rosse ma non ci indignamo per la violenza ad una ragazza

Era il 31 luglio del 1979 quando Siena fu scossa dalla notizia di una ragazza violentata al Lago De Vecchi. I responsabili furono individuati ed arrestati e dopo lo scetticismo dei primi giorni la città intera partecipò al processo celebrato nel vecchio tribunale nel Casato. (QUI l’articolo scritto da Sandro Rossi per l’Unità).

Mi ricordo che al tempo ero da poco maggiorenne e andavo a scuola. Nessuno ebbe da ridire quando, nei giorni del processo, le aule dei maggiorenni si svuotarono per assistere al processo. Una calca incredibile, il padre del nostro Claudio Giomini, che lavorava al tribunale, impegnato a controllare i documenti di quella frotta di ragazzini che volevano entrare. Uomini e donne di ogni età che non si perdevano un passaggio del processo. E poi l’arringa ancora impressa nella mia mente di un mostro del foro quale è stata l’avvocato Tina Lagostena Bassi. L’altra arringa, indimenticabile, dell’avvocato senese Carlo Saracini. Mi ricordo che tutti noi, che eravamo lì, sentivamo quella violenza come se fosse stata un po’ anche nostra.

Sono trascorsi 36 anni ed adesso la violenza perpetrata ai danni di una ragazza nel centro storico quasi non fa notizia. Si relega in un trafiletto in prima pagina, si sminuisce e ci si limita a qualche consiglio su come tornare a casa la sera.

Niente sul significato della violenza nei confronti del corpo di una donna, niente sulla gravità del brutalizzare un altro essere. Ci basta condividere nel nostro profilo Facebook qualche foto di scarpette rosse dopo l’uccisione di una donna e del resto ci laviamo la coscienza.

Siamo attenti che non vengano gli animalisti a disturbare il Palio e non ci disturba che per le nostre strade si aggiri qualcuno che ti alza i vestiti, ti fruga il corpo e ti mette le mani là, dove nessuno dovrebbe se non consenziente.

Il drappellone di Coenegracht è dedicato al voto alle donne, ad una emancipazione che ancora è più teorica che reale. Avrei voluto sentire anche una sola parola, un accenno, di dispiacere e solidarietà nei confronti di quella ragazza italo americana che aveva scelto Siena per conoscere meglio l’Italia e che porterà a casa il ricordo di un portone buio e di mani che si infilano ovunque.

I due successi della bici incatenata

A qualche cosa servono i blog, eccome. Il post della bicicletta legata con una catena alla sede storica di una contrada ha portato non ad uno ma a ben due risultati.

Il primo, che dà grande soddisfazione, è verificare che probabilmente il proprietario del velocipede è un lettore del blog, visto che immediatamente la bici è scomparsa dal parcheggio che aveva ormai eletto a usuale.

Il secondo è di aggiornamento anche per gli addetti ai lavori. Infatti il vicesindaco Fulvio Mancuso si è immediatamente di verificare l’accaduto ed ha fornito anche alcuni dati interessanti.

“Mi informa oggi la polizia municipale – scrive Mancuso – che nel 2015 sono state rimosse 4 biciclette e nel 2016 già 3. L’ultima stamani in piazza del Mercato ove una bicicletta era ancorata addirittura al palo del divieto di sosta-rimozione forzata”.

Benissimo: adesso anche gli agenti intervenuti sul posto, quelli che avevano espresso l’impossibilità di troncare la catena per evitare il reato di danneggiamento, saranno informati che l’atto è totalmente lecito.

Non resta quindi che fornirli di apposite tronchesi.

Smart story dei controsensi

Quella che vedete nella foto è una bici. Una bici molto smart, con un proprietario ancora più smart, al punto da ritenere che legare ogni giorno il suo velocipede al cancello della sede storica di una contrada possa dare addirittura lustro alla storia della città.

Le guide che accompagnano i turisti potranno, in un sol luogo, mostrare l’ingresso dell’oratorio, spiegare la storia della contrada, indicare la fontanina e poi, con gridolini entusiasti, far ammirare il nuovo gioiello di arte senese: l’esempio più fulgido di mobilità smart.

Accade però che il moderno monumento non sia ancora riconosciuto dalla Soprintendenza e che qualcuno si prenda la briga di indicare la giornaliera installazione abusiva al vigile urbano. Il quale però, regolamento alla mano, non può che allargare le braccia.

Essendo indissolubilmente legato alla cancellata storica, il tanto smart pezzo non può essere rimosso. Tagliare la catena implicherebbe un reato di danneggiamento. Apporre il biglietto rosa è impossibile non essendo (vedrai se è un monumento….) presente una targa. Unica possibilità: far la posta come un cacciatore al capanno al proprietario, cogliendolo sul fatto al momento del ritorno dalla sua giornata in centro. Ma impegnare la giornata di un agente a far la posta ad un proprietario smart non è affatto economicamente conveniente.

La bici quindi è autorizzata a restare lì legata finchè pazienza la sopporti. E quando pazienza sarà finita c’è il rischio che qualcuno compia il reato di tagliare la catena e far volare il velocipede in mezzo all’aiola. E se poi il proprietario dovesse anche protestare, il reato successivo potrebbe essere quello di far volare tra le frasche anche lui.

Cari amministratori, questa cosa delle bici mi sembra che vi abbia preso un po’ la mano. Decenni fa ho vissuto per qualche anno in una città dove la bici viene usata regolarmente da sempre. Ciclabili non ce n’erano, ma le bici viaggiavano tranquillamente a lato della carreggiata. E, miracolo, i ciclisti rispettavano anche il codice della strada: tipo non transitare in presenza di un divieto d’accesso, fermarsi al semaforo rosso ed anche non viaggiare in controsenso.

Lì c’era una cultura della bicicletta (non per niente era la patria di un tal Pantani), qui da noi c’è la deregulation selvaggia. E nessuno sembra che faccia le corse a far rispettare le regole. La caccia si dà al motorino (a qualcuno solo la parola ‘motorino’ deve far accapponare la pelle…) parcheggiato con una ruota fuori dalla striscia o disperatamente appiccicato ad un muro dopo l’inutile ricerca per oltre un’ora di un buco dove piazzarlo.

Ma torniamo al confronto con la città romagnola. Ecco, lì si pedalava davvero, addirittura con l’ombrello appoggiato alla spalla quando pioveva, lenti lenti perchè di discese non ce n’erano, ma di conseguenza mai sudati perchè non c’erano da affrontare salite.

A Siena è tutta un’altra storia: le tanto smart bici elettriche hanno la stessa velocità del mio vecchio Ciaino rosso, quello che nella salita di Vico Alto aveva spesso bisogno anche di una spintarella di piede. Eppure con il mio Ciaino rosso devo usare un casco quasi integrale, che mi fa sembrare Ufo Robot sul triciclo, mentre poi mi devo veder sorpassare dallo smart-ciclista capelli al vento e pedalata assistita.

Vorrei sapere se essere smart protegge anche dalle botte alla testa in caso di caduta. Mi viene più da pensare che qualcuno, pedala pedala, qualche botta alla testa l’abbia davvero battuta….