Usa vs Italy: come riusciremmo ad imbrogliare le carte

Non sono un’esperta di elezioni americane ma due o tre cosette mi ricordo di averle studiate.  Intanto negli Stati Uniti si vota di martedì. Non la domenica cercando bene di scegliere il fine settimana più consono alle proprie strategie, ma il martedì successivo al primo lunedì di novembre. Sempre, da 45 presidenti a questa parte.

E non è che gli elettori si trovano davanti una scheda con scritto Clinton da una parte e Trump da un’altra, bensì due liste di Grandi Elettori, una che fa capo ad un candidato e l’altra all’altro. Ogni stato ha un tot di Grandi Elettori da poter eleggere, proporzionalmente alla popolazione, e sono eletti solo quelli della lista vincente. Può essere quindi che Hilary abbia avuto una caterva di voti in stati fedeli, anche distanziando di molto l’avversario, e poi abbia perso per un soffio in tutti gli altri. In questo caso, come è realmente successo, il numero complessivo dei voti per le liste della Clinton possono anche essere di molto superiori a quello dell’avversario (si dice 40mila), ma la sconfitta anche di un solo voto negli altri stati non le ha permesso di “metterci la bandierina”.

In realtà potremmo anche dire che ad oggi il presidente degli Stati Uniti non è stato ancora eletto, perché lo sarà solo a metà dicembre, quando a votare saranno questi Grandi Elettori. E lo faranno con voto segreto.

Allora: Trump ha guadagnato 306 Grandi Elettori, Clinton 232. La differenza fa 74.

Se si fosse in Italia da oggi a metà dicembre potremmo assistere a 50 Grandi Elettori di Trump che ci ripensano ed entrano nel gruppo misto, 30 che annunciano che al momento della votazione usciranno dall’aula, un’altra ventina pronti a tirar fuori un problema di coscienza per giustificare che si asterranno, una dozzina non si presenteranno proprio perché hanno di meglio da fare.

Allo stesso tempo un consistente gruppo di Grandi Elettori di Hilary Clinton inizierebbe a strizzare l’occhio a Trump per vedere di non restare tra i trombati,  un manipolo di fuoriusciti formerebbe un altro gruppo misto antagonista, la fronda di Ponzio Pilato annuncerebbe di poter decidere solo all’ultimo minuto e così via. In Italia. E per un mese si assisterebbe ad un balletto di compravendita di voti per restare ancora nell’incertezza politica assoluta.

In America no. Trump ha già vinto, Hilary ha già perso.

Hilary non ha calcolato algoritmi fantascientifici per sentenziare che ha vinto anche se ha perso e si è guardata bene da affermare che la sconfitta è solo una vittoria venuta male.

Hilary ha detto che Trump adesso è il suo presidente, ha invitato tutti, anche i delusi, a lavorare insieme per l’America.  Ha anche affermato che Donald Trump dovrà essere accettato da tutti “perché questo rientra nei valori americani”, ed è arrivata ad affermare che “dobbiamo proteggere il nostro nuovo presidente perché per mantenere grande questo paese bisogna lavorare tutti insieme”.

Chapeau, questa è l’America. Noi siamo l’Italia.

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Cara Hilary, forse è colpa anche di quel tradimento perdonato

Non sono un’esperta di politica americana e non voglio mettermi a commentare cosa può significare nella politica mondiale l’elezione del parruccato Donald Trump, ma un commento lo voglio fare sulle continue dichiarazioni che la sconfitta di Hilary è stata una sconfitta delle donne.

La politica americana ha sempre pescato a piene mani nelle vicende sentimentali e sessuali di politici e candidati. Se un politico americano andasse a trans, non si aspetterebbe di beccarlo in guepiere per sbandierare ai quattro venti le sue inclinazioni. Nell’America dei lustrini l’approccio a questi scandali è fondamentale e il ruolo della first lady è addirittura simile a quello del marito.

Hilary è donna, ma prima che candidata è stata first lady e nessuno la dimentica in quel ruolo. Come nessuno dimentica la sua faccia da pesce lesso quando si presentò a fianco del marito fedifrago, a sostenerlo mentre annaspava per difendersi dalle barzellette del presidente che si faceva fare sesso dalla stagista sotto il tavolino.

Una moglie che si presta ad una simile umiliazione in mondovisione può farlo solo per non perdere il potere.

Ed allora Hilary non credi che le donne, quelle normali, quelle vere, quelle che fanno i conti con le corna del marito tutti i giorni, non possano apprezzare chi abdica all’amor proprio in nome del potere. E non credi che possano pensare che se sei stata capace di buttar giù quel rospo, tu non sia capace di fare altrettanto anche in questioni politiche, sempre pur di mantenere il tuo potere?

No, la sconfitta della Clinton per me non è stata la sconfitta delle donne. E’ stata la sconfitta di UNA donna che nella sua vita ha messo il potere e il successo davanti alla dignità.

Da parte mia ritengo che ci sia già stata una donna che ha dimostrato che il genere non ha importanza in politica. Margaret Thatcher ha tenuto in pugno il mondo e se il consorte si fosse fatto beccare con la stagista, sarebbe stata capace di incenerirlo con un solo sguardo.