Iustitia, magistratura, politica e colpi di stato

Un tempo, quando la religione era ben radicata, si sperava nella giustizia divina, che prima o poi avrebbe decretato il giusto. Quando poi siamo diventati più filosofici e meno credenti, ci siamo fidati di Confucio e ci siamo seduti lungo la riva del fiume. Ma in entrambi i casi avevamo il fondato convincimento che sopra a tutti c’era, e ci sarebbe stata, Iustitia, dea bendata che in una mano tiene una bilancia e nell’altra una spada. Nella sua alterigia Iustitia appariva lontana dalle cose terrene, protesa solo alla giustizia ultima e suprema.

Mi sa che la povera Iustitia ultimamente sia scesa dal suo piedistallo e se ne vada a giro qua e là come una comune mortale, tirata per la veste e anche pronta a farsi ammaliare da tante sirene. Che, mi sa, devono avere santi importanti in paradiso.

Guardate la povera Raggi. Sia chiaro: a me non mi importa assolutamente a quale partito politico appartenga, ma la sua elezione ha certo scombussolato le carte a parecchi. Ma vi sembra possibile, e soprattutto casuale, che da quando è stata eletta non ci sia stato giorno che uno dei suoi collaboratori non sia finito nelle maglie della giustizia? Un’ecatombe intorno a lei. Basta che una persona si mostri appena disponibile a collaborare con la sua amministrazione e subito scappa fuori uno scheletro dall’armadio. Poi casomai quella persona ha solcato precedentemente centomila altre amministrazioni di altri centomila colori passando indenne ad ogni burrasca, ma come si avvicina alla eterea Virginia, ecco che scappa fuori l’avviso di garanzia, l’indagine, l’arresto. Per il calcolo delle probabilità aveva più possibilità di vincere al Superenalotto che trovarsi circondata da così tanti malfattori.

Ma la vicenda Raggi è solo la punta dell’iceberg di quanto sta avvenendo da tempo in Italia, dove la politica si gestisce a suon di magistratura.

E’ mai possibile (Siena lo dimostra) che fascicoli imbarazzanti, frutto di indagini lunghe mesi, restino a muffire per anni, fino a quando il tutto non cade in prescrizione, pur di evitare sentenze scomode. E’ mai possibile che, quando non si trovano altri modi, politici in declino vengano abbattuti a suon di indagini su seratine private per toglierli di mezzo.

E’ mai possibile che malagestioni evidenti a tutti non vengano prese in considerazione fino a quando politica non voglia, e poi diventino tutto ad un tratto reati inenarrabili se cambia il vento?

Tangentopoli, Mani Pulite, rilette adesso, sono la prima dimostrazione dell’uso politico della magistratura. Non corrotta, ma indirizzata. Non corrotta, ma addomesticata. Pare quasi che ormai si viva in un regime di delirio di onnipotenza da parte della magistratura, capace di indirizzare le sorti di un paese più, e molto oltre, la politica.

Cara dea Iustitia spero che tu possa tornare sul tuo piedistallo, riprendere il tuo ruolo imparziale di fronte alle piccole beghe politiche dei comuni mortali. In caso contrario inizieremo a sentirci vittime di un colpo di stato messo a segno a suon di fascicoli. Che spesso fanno più male delle pallottole.

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Attenzione: presidente di seggio mordace

Domani sarò nuovamente ad attendere l’arrivo del materiale per la costituzione del mio seggio. Sarò nella stessa scuola, probabilmente anche nella stessa aula. Conterò le circa 800 schede, le distribuirò agli scrutatori per firmarle e ricontarle e poi le timbrerò tutte personalmente. 800 timbri in rapida successione come una mitragliatrice. Poi allestirò il seggio, con le urne, i manifesti e tutto l’occorrente per essere pronti, domenica mattina alle 7, ad accogliere i primi votanti.

Resteremo dentro quell’aula 14 ore a segnare documenti, distribuire schede, tenere il conto delle matite, facilitare (e spesso anche tranquillizzare) gli elettori più anziani. Nessuna mensa ci porterà pranzo e cena.

Alle 23 inizieremo lo spoglio, e poi dovremo concludere i verbali. Se tutto va bene andremo a letto alle 2, dopo 17 ore di lavoro (20 in totale con il sabato).

Si è parlato tanto di referendum, ma nessuno che abbia speso una parola per coloro che per fare un referendum, così come qualsiasi tipo di elezione, prestano il loro tempo: i presidenti e gli scrutatori.

Sappiate che quelle persone davanti alle quali spesso sbuffate per aver dovuto attendere cinque minuti, o perchè vi chiedono il documento (come se non sapeste che è necessario), o vi invitano a lasciare il cellulare, e che quasi mai degnate di un saluto e tantomeno di un sorriso, non sono delle privilegiate e neppure esponenti di un partito.

Certo non sono neppure martiri che si immolano per il Paese, ma persone di ogni età che danno la loro disponibilità perchè la macchina elettorale possa esistere. I loro compensi non sono un mistero, e state certi che non diventeranno ricchi con 104 euro (130 per i presidenti) che sono appena 5 euro all’ora (stesso compenso da quasi una decina di anni) e che saranno pagati dopo mesi.

Per 130 euro il presidente ha una lista così lunga di rischi penali che in confronto rischierebbe meno a fare una rapina a mano armata.

Sarà un caso che, quando qualche partito ha buttato là la populistica proposta di usare in maniera prioritaria i disoccupati come scrutatori, pochissimi sono andati a iscriversi negli albi comunali.

Non siamo martiri, dicevo, ma pretendiamo rispetto. Domenica (l’esperienza insegna) assisteremo invece alla più totale mancanza di rispetto avallata da partiti e comitati che hanno tanto parlato di costituzione e valori sociali e morali, e poi si dimenticano ogni volta di insegnare un minimo di senso civico.

Per raggranellare qualche voto in più di qua o di là hanno proposto a centinaia di studenti fuori sede di iscriversi come rappresentanti di lista e poter così votare senza dover tornare nel loro luogo di residenza. Un escamotage vecchio di anni.

Il rappresentante di lista è “la persona incaricata di assistere alle operazioni di voto e di scrutinio per conto di un partito, di un candidato che concorre alle elezioni o di un comitato promotore di una consultazione referendaria”. E’ un ruolo specifico e non un modo per votare “a sbafo”.

Questo ai ragazzi che si presenteranno non gliel’ha spiegato nessuno. Non si presenteranno all’apertura del seggio, non si presenteranno allo scrutinio. Avranno anche fretta, così tanta fretta che se gli chiedi di firmare due pagine di verbale ti rispondono stizziti che gli fai perdere l’autobus. O che hanno da studiare, da giocare a tennis o tranquillamente che non hanno tempo da perdere.

Cari partiti e comitati, questo non è rispetto, nè per chi in quel seggio lavora 20 ore mettendoci coscienza, nè per quella costituzione per la quale li avete mandati a votare.

Non ce l’ho con loro, ma con voi che dovreste essere i primi ad insegnare il senso civico. E quindi domenica troveranno un presidente mordace, che gli farà un predicozzo al quale risponderanno a spallucce e sbuffi, ma glielo farà ugualmente, che li costringerà a prendere visione dei registri, che gli farà perdere l’autobus e che poi, perchè così vuole la legge, li farà regolarmente votare.

Gli resterò cordialmente antipatica ma se faccio il presidente da 30 anni lo faccio per senso civico. E quel senso civico glielo vorrò almeno ricordare.