Succede di tutto: i senesi al massimo scrivono un post

Scrivo solo quando ho veramente qualcosa da dire. Questo giustifica i miei lunghi silenzi, il mio scomparire quando c’è il rischio di scrivere parole per il solo gusto di rileggersi.

Oggi ne avrei da scrivere, non uno ma tre, quattro post. Sembra di essere in un tagadà internazionale, che gira e sbatte e mescola presidenti parruccati con cazzotti nostrani, processi farsa e piaghe d’Egitto, riconoscenza irriconosciuta e solidarietà mal riposta. Divertitevi pure ad associare ogni sintagma ad un avvenimento ed il gioco è fatto.

Eppure la gran parte di ciò un filo logico può averlo. E’ un sentimento che sento da tempo e che mi fa provare disgusto verso quella cosa molliccia che siamo tutti diventati: spettatori polemici e disinformati, mai leoni coraggiosi pronti a combattere. Eppure non erano questi gli italiani, e neppure erano questi i senesi.

Quei senesi, come Cecco delle Fornaci, Giovanni di Monna Tessa, Francesco d’Agnolo detto Barbicone, umili lanaioli che si portarono dietro un popolo nella cacciata dell’allora potere politico. E noi invece siamo qui, giunchi pronti a farsi sbattere da qualunque vento, incapaci di ogni reazione. Perchè almeno una ce ne dovrebbe essere stata, visto quanto siamo stati presi in giro in questi anni.

Di motivi ce ne sono a bizzeffe, tipo veder processare una vedova che chiede troppo insistentemente verità sulla morte del proprio marito. E assistere ad un processo che è basato veramente sul nulla, talmente sul nulla che il pm non riesce a formulare ‘una domanda una’ che appaia pertinente all’accusa.

Sì perchè la procura, che ebbe, ed ancora ha, una fretta boiona di archiviare il caso della morte di David Rossi come suicidio di un persona stressata, trova il tempo (ed il denaro) di accusare la moglie troppo insistente di aver reso pubbliche alcune mail del marito indirizzate ai vertici del Monte. Mail che, prima che sul giornale, sono finite tra i tavoli di cene di contrada. Ora spiegatemi: ti dicono che il tuo marito si è gettato dalla finestra (cinque minuti dopo si è suicidato invece il suo orologio….) e tu non vai a cercare in ogni dove una spiegazione? E non vai a guardare proprio nel suo computer? E se scopri che tuo marito ha più volte scritto mail per chiedere aiuto per risolvere una situazione delicata senza essere preso in considerazione, non prendi e vai sotto casa di chi non l’ha ascoltato, casomai imbracciando un microfono collegato a casse da mega concerto, per urlare al mondo intero cosa pensi di quella persona? E in casi simili perchè, invece che processare la vedova, si è proceduto per istigazione al suicidio? Sempre ammesso che di suicidio si sia trattato.

In effetti trovarsi da vedova-vittima a imputata potrebbe sortire due effetti: calmierare le richieste di giustizia della malcapitata ma allo stesso tempo far indignare una società civile. E in questo secondo caso potrebbe risultare controproducente.

Allora casualmente può venire fuori il piano B, quello di cui i cantori del groviglio sono stati per anni i migliori interpreti: confondere le acque con il Palio. Tanto, pensavano, il senese è un po’ ghiozzo e se gli parli di Palio dimentica tutto… Non potendo correrne uno straordinario, ecco che si pesca dal cilindro quell’indagine che va avanti da ben sedici mesi e che proprio il giorno precedente il processo alla vedova, catalizza l’attenzione della città. Tempismo perfetto. Casuale, ma perfetto.

Ed allora il Palio passa in prima pagina e la vedova cattiva in terza-quarta. I senesi spalancano occhi e bocca, alzano le braccia al cielo… poi si chinano sulla tastiera e danno sfoggio di senesità su Facebook. Ecco a voi i social-indignati.

Non si ritrovano in Piazza, non suonano le campanine per assemblee immediate, non protestano in ventimila davanti al tribunale minacciando di emulare Barbicone. No.

I senesi scrivono un post.

E allora direte cosa c’entrano con questo i presidenti parruccati, le piaghe d’Egitto, la riconoscenza irriconosciuta e la solidarietà mal riposta?

C’entrano. L’indignazione per la città mandata alla malora, la banca affossata, la giustizia imbarazzante, il Palio snaturato è durata lo spazio di qualche post su Facebook, e Siena è lo specchio di un’Italia prona, pronta a farsi fare di tutto senza nessuna reazione.

Come si può sperare che la ricostruzione del terremoto duri meno di quella del Belice (sisma 1968, baracche smontate nel 2006) se finite le edizioni speciali dei Tg si spegne il cervello nello stesso modo che si spegne la tv.

E perchè si inneggia agli eroi pompieri quando rischiano la vita e scavano con le mani con la stessa foga che userebbero se lì sotto ci fosse il proprio figlio, e poi ci si guarda bene da protestare al loro fianco (i pompieri non possono nemmeno scioperare…) quando chiedono che i loro stipendi imbarazzanti vengano rivisti.

Come si può essere tutti Charlie Hebdo un giorno e anti Charlie Hebdo il giorno dopo, quando si scopre che la satira può far male e che di tutta la nostra solidarietà quei redattori se ne infischiano alla grande.

Ah poi c’è il presidente: mezza America non lo vuole, e quell’America è scesa per strada. La maggior parte sono ragazzi e ragazze giovani, non indossano caschi, non sventolano bandiere di partiti, oppongono resistenza pacifica e si fanno arrestare. I nostri non se la sentono proprio di rischiare così tanto: se li mettono dentro rischiano di perdere l’orario dell’aperitivo….

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2017: il campionato mondiale delle critiche distruttive abbia inizio

Lo sport maggiormente praticato, a Siena come in Italia ma penso in tutto il mondo, è criticare. A Siena credo comunque che si sia campioni mondiali della critica priva di costruttività.

Per tutto il giorno ho cercato foto del Capodanno in Piazza del Campo senza riuscire a trovarne. E visto che non esiste festa senza almeno un selfie, pareva quasi che nessuno fosse stato in Piazza.

Poi però trovi sui social lunghe discussioni sulla festa senese, e tutti son pronti a dire la loro, la maggior parte avendo brindato al 2017 in tutt’altra parte. Neppure io c’ero e quindi mi esimo dal valutare se sia stato successo o flop pazzesco, ma una riflessione voglio farla.

In tempi di ricchezza, in famiglia, per Natale si regala il Woolrich, in tempi di povertà ci si accontenta di regalare una sciarpa. Entrambe coprono dal freddo però in modo molto differente, ma se i soldi non ci sono bisogna accontentarsi di tremare.

Siena ha regalato il Woolrich quando poteva, ed adesso bisogna accontentarsi della sciarpa. A chi, casomai senza esserci, afferma che doveva essere organizzato di più, chiedo cosa avrebbe organizzato, con una cifra modestissima, se si fosse trovato a decidere. Perchè la persona che stimo è quella che sa dare idee vere e realizzabili. Dunque? Cosa avrebbe fatto di meglio?

E a chi dice che devono essere i commercianti a pagare, chiedo con quali armi potrebbe estorcere denaro a esercizi commerciali che al novanta per cento sono franchising e non scuciono un euro. A meno che l’idea non sia quella di far ricadere tutta la spesa sul dieci per cento restante, già in forte difficoltà a sopravvivere.

Invece a chi dice che non farebbe niente, e che agogna una Piazza del Campo senza spettacoli, dove poter passeggiare mano nella mano la notte di Capodanno, vorrei chiedere se si è reso conto di quanto questo ne farebbe una città non romantica ma morta e non attrattiva.

Ai moderati che auspicano musica jazz e classica, vorrei chiedere se questa è gratis (e non credo proprio) e quindi per quale motivo spendere per un genere musicale di una elitè che l’ultimo dell’anno preferisce i caldi salotti alla fredda piazza.

Insomma, se non avete un’idea che, conti alla mano, possa essere realizzabile, non distruggete solo per il gusto di vincere il campionato mondiale della critica. Fornite piuttosto, sempre conti alla mano, una ipotesi alternativa. Nell’attesa, accontentiamoci.