Quando l’orgoglio senese ci sta come il cavolo a merenda

 

Non finirò mai di stupirmi di ciò che la mente dei senesi riesce qualche volta a partorire.

Quando la città si è vista cancellare la sua ricchezza, quando si è vista soffiare una banca da sotto il naso, quando si è resa conto che il groviglio la stava avvinghiando come un polpo, quando ha visto scomparire una ad una le sue eccellenze, il massimo che ha fatto è stato scrivere qualche post su Facebook.

Niente folle oceaniche, niente assemblee in Piazza.

Non ha alzato la voce neppure per cose di Palio, preferendo restare unita nel silenzio piuttosto che alzare la voce nel dissenso.

Poi qualcuno una mattina si sveglia senesone centopercento e partorisce un post che in un attimo fa il giro della città:

“Ricordo a tutti che sabato 11 c’è la cena di beneficenza per la raccolta fondi per le zone terremotate in tutte e 17 le contrade.
Sarebbe bello se dopo cena , gruppi di contradaioli si trovassero in Piazza del Campo, a cantare , per chiudere una serata in bellezza. A voi tutti chiedo di parlarne con i vostri amici di contrada, è il momento per farsi sentire, per far capire che Siena è viva, che le contrade sono vive e che i contradaioli sono avversari nei giorni di Palio, ma amici per sempre, perchè noi tutti vogliamo bene a Siena e al Palio. A fine cena, alziamoci e iniziamo ad andare in su, cantando .
Immaginatevi di sentire dai vicoli di Siena, mille voci, mille canti, che all’unisono si congiungono a Chiasso Largo, per sfociare in Piazza e lì intonare la Verbena, un solo popolo unito a ribadire la propria identità, donare al vento la marcia del Palio per fa sì che la porti in ogni dove”.

Insomma, si parte tutti e, PER I TERREMOTATI, si va a cantare “Si sa che ‘un lo volete… per forza e per amore”. Vista la finalità dell’iniziativa potrei capire, al limite, un Inno d’Italia cantato tutti insieme, ma me lo spiegate voi cosa ci incastrano i nostri canti con le popolazioni terremotate e con l’orgoglio della senesità?

Altri sono i momenti in cui andava ribadita la nostra identità e il nostro orgoglio di appartenenza.

Io mi immagino già la scena: tutti impettiti come dietro al cavallo (chissà se anche in questo caso sono previsti i pettoni che per farsi vedere addirittura lo precedono), giù a riempire i vicoli di canzoni l’11 febbraio. Poi, con una bella Verbena cantata alla luna, sentiamo dentro di noi di aver fatto un gran cosa, giriamo il culo e torniamo a casa.

Postando poi su Facebook un paio di immagini strappacore.

Scegliete voi se a commento di ciò si adatta meglio la citazione di Dante “Senesi gente vana” o quella di Silvio Gigli “Siena trionfa immortale”.

2 pensieri su “Quando l’orgoglio senese ci sta come il cavolo a merenda

  1. Klaus Biancucci

    Non riesco a capire il livore ed il risentimento che esce da questo blog nei confronti dei senesi e dei contradaioli.Sopratutto negli ultimi due articoli.
    E’girato un semplice messaggio via wsapp con l’idea di sfruttare l’iniziativa della cena in contemporanea per le popolazioni colpite dal terremoto e allargarla in una cantata collettiva in Piazza del Campo.Si puo’essere d’accordo o meno.Puo’piacere o meno.E’nata con tutta la semplicita’e le buone intenzioni.Io non ci vedo nulla di male.La distensione deglli animi,momenti collettivi condivisi invece sono situazioni che andrebbero sempre piu’incoraggiate.Il Palio vive momenti complessi provenienti da vari livelli.I ragazzi devono conoscersi meglio,capire che possono condividere momenti anche con i contradaioli avversari e confrontarsi.Non vedo assolutamente il motivo di una ingenerosa critica come quella dell’aticolo.Detto da chi parla in tv e tratta il Palio come un reality da tv di provincia e’irricevibile.In un recente articolo che analizzava il Palio oltre a strafalcioni storici (non e’assolutamente vero che prima le cene delle prove generali erano poco piu’che cene aziendali come numero di partecipanti.Si dimostra di non conoscere la storia di molte contrade)ritengo fuori luogo l’argomento della sovraesposizione mediatica in quanto la direzione dell’analisi deve andare all’interno dei mezzi mediatici stessi.Poco tempo fa era nata un’altra idea.Nata dal “basso” e del tutto spontanea,quella di una stamburata collettiva come augurio a Siena.Idea tempestiva perche’in chiusura di un anno difficile e complicato come il 2015 un momento di aggregazione,come scritto sopra poteva essere solo che salutare.Anche abbiamo visto snobismi e atteggiamenti da burocrati che fanno sinceramente stomaco.Se il Palio da festa di Popolo e’diventata festa Popolare non e’colpa tutta del Popolo.
    Sulle analisi e le critiche di argomenti cittadini sinceramente provo invece un piu’profondo sdegno.Non mi risulta’che questo blog abbia mai scritto nulla nei tempi giusti o con qualcosa di significativo.Parlare di difesa del Monte nell Ottobre del 2016 e’il vero atteggiamento da senesone cento per cento:quello che si foga quando arrivano i vigili.Solo pochissimi giornalisti possono passare indenni quella che Indro Montanellli riteneva la battaglia piu’importante:quella che si compie tutte le mattine difronte allo specchio.E i blogger (pur con molti se e ma,molti difetti e alcune cose da dire di loro)che hanno raccontato molte verita’scomode,non sono giornalisti di professione.Quindi arrivare oggi si e’fuori tempo massimo e sopratutto secondi.
    Ah,un dettaglio:la citazione del Poeta da La Commedia e’:
    “or fu gia’mai
    gente si vana
    come la sanese”.
    Inferno,XXIX 121-123.
    Cribbio,nemmeno il copia incolla da internet.

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    1. Nessuno è obbligato a pensare che io abbia ragione, ma nessuno può togliermi la possibilità di dire quello che penso nel MIO blog, che non è un mezzo di informazione ma di espressione personale. E non pretendo nemmeno che tutti capiscano quello che penso. Perchè tutto posso avere ma non acredine, livore e risentimento verso i senesi, le contrade ed il Palio che hanno fatto parte della mia vita fin dal primo vagito. Se critico una iniziativa che mi sembra completamente fuori luogo esprimo il MIO pensiero che non pretendo sia condiviso. Ritengo che siano altri i momenti nei quali “conoscersi meglio, capire che possono condividere momenti anche con i contradaioli avversari e confrontarsi”. E questi momenti non sono un’iniziativa a favore di popolazioni terremotate che dei nostri canti non se ne fanno di niente. Pensiamo a loro in questa serata, non a mostrare il petto per far vedere quanto sono ganzi i senesi. Plaudo a chi ha avuto l’idea delle cene in contemporanea, plaudo a chi in quella serata lavorerà nelle cucine, a chi servirà ai tavoli, a coloro che faranno un’offerta ulteriore. Plaudo a chi è andato a lavorare nelle zone terremotate, e l’ha fatto senza doversi far vedere. Vogliamo poi organizzare qualcosa per rinfocolare il nostro senso di appartenenza? Ben venga. Avanti con le idee che ancora l’inverno è lungo. Ma non prendiamo a pretesto una tragedia come quella del terremoto. Per quanto riguarda gli strafalcioni storici, ahimè devo contraddirla, essendo io una persona che le storie dei nostri anziani le ascolta volentieri. Si faccia raccontare anche lei quando dal “Biondo” si tenevano in contemporanea le cene delle prove generali di tre contrade. Mi dispiace che non lo sapesse, forse era troppo concentrato solo sulla sua, di contrade. Per il resto onore ai blogger che hanno fatto un grande lavoro. Concordo che avremmo dovuto fare molto di più e soprattutto prima, ma questo non significa che adesso non si possano esprimere opinioni. Su Dante non mi sfidi: ho letto cinque volte Inferno e Purgatorio (il Paradiso mi annoia…), e per la trasmissione che fa reality sul Palio è ben accetto il suo apporto e l’approfondimento di ogni tema, anche scottante, sul quale vorrà intervenire. Mettendoci la faccia e non un nickname.

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