Giovani di ieri e giovani di oggi

Quarant’anni fa moriva Francesco Lorusso. Un nome che per molti non dice niente. Oggi però molte cronache riportano questo anniversario, che è l’anniversario degli scontri di Bologna. Al di là della sua ideologia, quello che mi colpisce ricordare è la sua età: 25 anni. Io ne avevo 15. Non avevamo facebook e twitter, i tg erano quelli dell’ora di cena, eppure ad appena 15 anni ci cibavamo di quelle poche notizie discutendone abbondantemente, soprattutto a scuola.

Avevo 15 anni, come adesso hanno i figli delle mie amiche ed i ragazzini ai quali in contrada organizziamo le discoteche, ed eravamo così diversi. E quel Lorusso era uno studente universitario di 25 anni, la stessa età di tanti che dettero vita ai disordini di Bologna. Erano così tanti che fu necessario far intervenire l’esercito, con i carri armati per le strade.

A scuola le assemblee erano gremite e si parlava in tanti, qualcuno anche di noi di 15 anni. E si parlava di politica, divisi tra sinistra e destra. Le elezioni per i rappresentanti di istituto furono una vera battaglia. Ricordo i nomi dei “grandi”: Socci, Weber, Pianigiani, Fagiolini…. Quasi ogni mattina davanti alle scuole c’era volantinaggio, e i ciclostili si stampavano a Lotta Continua: erano gli unici ad avere il macchinario e lì andavano tutti.

E sempre al di là dell’ideologia, la chiusura di Radio Alice venne percepita come un abuso, un atto gravissimo dal quale si temeva non poter tornare indietro.

Avevamo dai 15 ai 19 anni, agli scontri nelle grandi città partecipavano giovani di 25 che a noi sembravano uomini fatti  e tra una vasca per il Corso e un pomeriggio al clebbino, la politica non ci era indifferente. Siena fu appena sfiorata da quegli anni, era una città senza eccessivi problemi, ma ugualmente eravamo coscienti di ciò che accadeva nella nostra nazione e volevamo in qualche modo esserne partecipi.

Odio chi, passata la giovinezza, ripete in maniera ossessiva la frase “ai miei tempi“, intestardendosi a non capire che ognuno fa il suo tempo e che ogni generazione ha i suoi tempi, ma è impossibile non vedere, e non preoccuparsi, di quanto siano diversi i giovani di oggi.

A scuola le assemblee non ci sono più, i decreti delegati che noi consideravamo una conquista, sono morti per inutilizzo. I ragazzi non sapevano più che farsene delle assemblee di classe, interclasse e generali. Non ci sono neppure più gli scioperi, se non qualcuno per il riscaldamento che funziona poco. I volantinaggi sono diventati quelli per le feste e le discoteche, sostituiti poi dal più pratico evento su facebook. E all’università non è diverso. Non ci sono più le tragedie di Francesco Lorusso, perchè non ci sono più battaglie, se non qualche scaramuccia con i fanatici dei centri sociali. E quei ragazzi di 25 anni, che a 15 anni ci sembravano così grandi, sono ancora adolescenti preoccupati a divertirsi invece che parlare e cercare di cambiare il proprio paese.

Adesso, che Siena i problemi li ha davvero, i primi a disinteressarsi sono proprio i giovani, quelli che ne pagheranno le spese. Ma ai pochi cortei cittadini (quello per il Monte dei Paschi, o per la verità su David Rossi, o prima ancora quello del comitato contro l’aeroporto) i giovani sono stati una rarità.

I “miei tempi” non erano certamente da prendere ad esempio, ma erano sicuramente anni più consapevoli. Chissà se tornerà il tempo in cui giovani sognatori, testardi ed orgogliosi, cercheranno fortemente di riprendere in mano le redini della politica di questa città e di questa nazione.

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Evviva le Strade Bianche

Sono contenta che il numero dei “contro sempre comunque e a qualsiasi cosa” per l’evento delle Strade Bianche si sia notevolmente assottigliato. Perchè è difficile non capire quanto sia importante, in questo momento, per Siena una manifestazione ormai conosciuta a livello internazionale come le Strade Bianche.

In questi giorni Siena ha registrato il tutto completo non solo nel centro, ma anche nei paesi limitrofi. A decidere di trascorrere due, tre giorni a Siena non sono stati solo i professionisti, ma soprattutto gli amatoriali che hanno portato amici e famiglie. Corrono in 5mila ed è facile fare un conticino delle presenze. Persone che hanno soggiornato, e sicuramente mangiato e preso il caffè. Certo non avranno comprato bomboniere o articoli per la casa, ma forse qualche maglioncino in più è stato venduto. Ne beneficiano solo i commercianti? Per far girare l’economia serve anche questo. Non credo che si possa pensare che una qualsiasi manifestazione o evento possa immediatamente portare denaro in più nelle tasche dei singoli cittadini.

Siena, spogliata delle sue ricchezze, deve puntare sull’unico settore dove ha possibilità di guadagnare: il turismo. Ed il turismo, facciamocene una ragione, porta i benefici diretti ai commercianti e al Comune, non certo ai lavoratori pubblici.

Le Strade Bianche hanno portato una visibilità ed un ritorno economico inferiore solo al Palio. Godiamone, anche se dobbiamo fare i conti con qualche piccolo disagio. Stesso disagio che accettano di buon grado i residenti del centro storico nei giorni del Palio e delle feste delle contrade, con strade e parcheggi chiusi qualche volta per mesi. Ma nessuno si sognerebbe di mettere in discussione il Palio.

E leggiamo, perchè le chiusure delle strade erano state pubblicizzate da giorni, ma oggi sono tutti caduti dal pero, affermando che non ne sapevano niente. Essere informati è un diritto, ma bisogna anche volersi informare.

Oggi il disagio maggiore è stato all’uscita delle scuole. Bene: chiediamo che il prossimo anno si ponga maggiore attenzione a questo aspetto, non che i “biciclettai” se ne vadano da Siena.

Perchè poi, quando Firenze sarà ben contenta di togliere questa importante vetrina a Siena, saremo a leccarci nuove ferite e a polemizzare che Siena non è riuscita nemmeno a tenersi una manifestazione di ciclisti.