La prima volta delle elezioni settembrine

E sì, nella storia della Repubblica italiana mai le elezioni politiche o amministrative si erano svolte a settembre. Il Covid porta anche questa novità.

Sarà quindi un’estate elettorale e la prima presentazione a Siena, quella del candidato del centrosinistra Eugenio Giani, avviene sotto un sole cocente e in una Piazza senza i suoi addobbi consueti, quelli del Palio.

Si dovrà tener conto del minore interesse degli elettori per la politica sotto l’ombrellone, degli appuntamenti meno partecipati causa ferie. Si discuterà di meno, c’è da scommetterci, anche sui nomi che andranno a comporre le liste.

Eppure la posta in gioco, questa volta, è davvero alta. I sondaggi danno Eugenio Giani distanziato dalla candidata del centrodestra (sponda Lega) di 4-6 punti. Mai, in passato, erano stati così pochi. Ecco quindi che l’appeal locale può giocare un ruolo importante.

Che nomi esprimerà la città di Siena? Nel centrosinistra, accanto a Giani si è già presentato Simone Bezzini, che è certamente il più conosciuto pur essendo Valdelsano. Nonostante l’appello dei Democratici di inserire qualche nome di rilievo del capoluogo, pare che la ricerca non stia dando esiti. Più probabile che al nome di Bezzini vengano aggiunti personaggi della provincia, soprattutto della attivissima Valdichiana.

Maggiormente legate al capoluogo potrebbero essere invece le candidature del centrodestra, pescando a piene mani tra i consiglieri comunali che hanno ottenuto un numero maggiore di preferenze alle elezioni che hanno portato al cambio di amministrazione senese. Se per Fratelli d’Italia l’avvocato Riccardo Pagni ha già espresso pubblicamente la propria disponibilità a candidarsi, la Lega sembra puntare sull’importante tesoretto di voti di Massimo Bianchini, mentre per Forza Italia potrebbe entrare in lizza Maria Concetta Raponi. Ma nei prossimi giorni a questi se ne aggiungeranno almeno un paio per ogni lista.

E Italia Viva? Ci sarà sicuramente Stefano Scaramelli e non dovrebbe mancare neppure Elisa Meloni.

Giù le mani dai tavolini

C’era da aspettarsele le grida di scandalo per i tavolini per le vie principali del centro storico. Occasione succulenta per tutti i puristi della città, che continuano ad immaginare un centro storico immobile, con il nulla a far da cornice ai monumenti. Tutto ciò che è vita e piacere come al solito dà fastidio.

Eppure a me quei tavoli per il Corso fanno tornare, finalmente, un po’ di allegria. Sono un inno alla vita ed al piacere. E non mi sono voluta perdere l’occasione di fare un aperitivo guardando le persone che passeggiano, degustare un piatto mentre intorno si torna a vivere.

Siena è una delle poche città dove non ci sono bar con tavoli all’aperto nella via principale. E mi è sempre sembrata una mancanza piuttosto che una qualità. Siete certi che qualcuno noti meglio le Logge della Mercanzia mentre passa veloce e distratto invece che nei minuti rilassati durante una chiacchierata al tavolo con amici? Siete sicuri che le Logge del Papa siano più attrattive nel completo isolamento invece che come scenario di una cena?

E siete sicuri che tutto ciò lo dite in nome di una tradizione senese?

Perchè i tavoli per il Corso c’erano, come dimostra la celebre foto dei primi del novecento del Caffè Nazionale, nella Casa del Popolo attuale Consorzio Agrario in via Pianigiani. A guardarla viene voglia di mettersi a sedere vicino a quelle signore eleganti, sentire le loro chiacchiere sui passanti, ammirare le divise di militari, interrogarsi su chi fosse quel signore originale per quei tempi, con barba e cappello bianco… E’ una foto (archivio Malandrini)  che rende l’idea di una città viva.

E, se sempre di tradizione si vuole parlare, allora andrebbero tolti i tavoli da Piazza del Campo. Lì proprio non c’erano. C’era il carbonaio, l’uccellaio, il macellaio, non certo i bar.

A chi si augura che passata l’emergenza i tavoli scompaiano, dico che secondo me sbaglia. Modificare la fisionomia della vita, meglio dire della vitalità, di una città è sinonimo di lungimiranza e capacità di adeguarsi ai tempi. L’immobilismo, l’incapacità di cambiare, non sono virtù, ma difetti.