Avere 90 anni al tempo del Covid: il medico che non risponde, la banca che non apre

Forse il Governatore della Liguria Giovanni Toti ha solo avuto il coraggio di ammetterlo: “I decessi riguardano pazienti molto anziani. Persone per lo più in pensione, non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese”. Forse le sue parole non sono molto lontane da un pensiero comune. Altrimenti non si capisce come possa essere trattato un novantenne in questa fase di parziale lockdown.

Quella che racconto è una vicenda che mi tocca da vicino, altrimenti avrei prese per buone una lunga serie di dichiarazioni su giudiziose ma lungimiranti procedure.

Mio padre ha brillantemente superato i 90 anni e non ha nulla della persona “non indispensabile allo sforzo produttivo”, fosse solo per le attività, con fini ludici ma anche benèfici, che ha continuato a organizzare fino a quando il Covid non ci ha ristretti in casa. Con mia mamma si sono diligentemente autoisolati, limitando le uscite alle sole necessità improrogabili e utilizzando i dispositivi di prevenzione.

E’ perfettamente informato su Dpcm e amenità varie, spippola su internet e si tiene in contatto con i numerosi amici. Se dire “90 anni” vi fa venire in mente il classico vecchietto con bastone, ecco, scordatevelo. Non vuole rischiare ma vuole anche vivere, nel senso più ampio del termine.

Per fare ciò vuole sottoporsi, come da una quindicina di anni a questa parte, al vaccino influenzale, peraltro raccomandatissimo per persone come lui. Peccato che da un mese a questa parte il suo medico di famiglia sia irrintracciabile telefonicamente, per quell’appuntamento che è necessario. Già mi pare incredibile che per fare il vaccino si richieda ad un novantenne di andare personalmente nello studio del medico (qui le cautele non servono più?), ma è del tutto inconcepibile che rintracciare un medico di famiglia equivalga ad una caccia al tesoro. Da un mese. E se avesse avuto problemi più gravi?

Va beh, ha detto, me lo compro il vaccino, lo pago, e me lo faccio fare. Macchè, questo è impossibile al momento. E poi, comunque, dovrebbe sottoporsi ad una bella fila in farmacia, alla faccia del tentativo di evitare momenti di possibile contagio.

Niente vaccino, ma almeno potrà avere un canale preferenziale per rifornirsi di contanti con i quali pagare spesa a domicilio, una pizza o una cena portata a casa. Ma in banca, di cui è cliente, dove tutti lo conoscono, si può andare solo per appuntamento. Il telefono squilla a vuoto. Una, due, tre volte. Saranno oberati di lavoro, pensa, ma fa un tentativo: dentro l’agenzia c’è un solo cliente, nessun altro in attesa. Ma l’impiegato è categorico: senza appuntamento non si entra, anche se non c’è nessun altro in lista. Fantozziano, ma tutto ciò è la realtà.

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