Drappellone il giorno dopo

La prima occhiata al drappellone mi ha lasciato a bocca aperta. Un po’ come a quasi tutti i senesi. Io poi di arte ci capisco davvero poco, quindi il giudizio che posso dare è solo emozionale.

In un attimo mi sono venute in mente tutte le critiche che poi i senesi si sono riversati in massa a scrivere su Facebook. Da meteorologici in un attimo tutti esperti d’arte, ma d’altronde il grande catino dei social permettono a tutti di esternare al mondo intero qualsiasi pensiero passi per la mente, senza rifletterci su nemmeno un momento.

Ecco, se io avessi voluto scrivere immediatamente quello che pensavo, avrei espresso un giudizio negativo.

Invece io quel drappellone l’ho guardato e riguardato, e più mi entrava negli occhi e più aumentava il gradimento rispetto alla voglia di critica.

E allora mi è piaciuta la delicatezza che esprime, il sentimento rilassante dei colori tenui, il tentativo di uscire dagli schemi delle figurine prefissate madonna classica-cavallo- piazza-torre, la voglia di introdursi nella festa in maniera garbata e non diventarne protagonista.

Insomma, tutti quanti saremmo disposti a vincere anche un cencio bianco, ma se invece fosse solo un quadro, quello di Sinta Tantra mi piacerebbe averlo sulle pareti di casa mia.

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Quando l’orgoglio senese ci sta come il cavolo a merenda

 

Non finirò mai di stupirmi di ciò che la mente dei senesi riesce qualche volta a partorire.

Quando la città si è vista cancellare la sua ricchezza, quando si è vista soffiare una banca da sotto il naso, quando si è resa conto che il groviglio la stava avvinghiando come un polpo, quando ha visto scomparire una ad una le sue eccellenze, il massimo che ha fatto è stato scrivere qualche post su Facebook.

Niente folle oceaniche, niente assemblee in Piazza.

Non ha alzato la voce neppure per cose di Palio, preferendo restare unita nel silenzio piuttosto che alzare la voce nel dissenso.

Poi qualcuno una mattina si sveglia senesone centopercento e partorisce un post che in un attimo fa il giro della città:

“Ricordo a tutti che sabato 11 c’è la cena di beneficenza per la raccolta fondi per le zone terremotate in tutte e 17 le contrade.
Sarebbe bello se dopo cena , gruppi di contradaioli si trovassero in Piazza del Campo, a cantare , per chiudere una serata in bellezza. A voi tutti chiedo di parlarne con i vostri amici di contrada, è il momento per farsi sentire, per far capire che Siena è viva, che le contrade sono vive e che i contradaioli sono avversari nei giorni di Palio, ma amici per sempre, perchè noi tutti vogliamo bene a Siena e al Palio. A fine cena, alziamoci e iniziamo ad andare in su, cantando .
Immaginatevi di sentire dai vicoli di Siena, mille voci, mille canti, che all’unisono si congiungono a Chiasso Largo, per sfociare in Piazza e lì intonare la Verbena, un solo popolo unito a ribadire la propria identità, donare al vento la marcia del Palio per fa sì che la porti in ogni dove”.

Insomma, si parte tutti e, PER I TERREMOTATI, si va a cantare “Si sa che ‘un lo volete… per forza e per amore”. Vista la finalità dell’iniziativa potrei capire, al limite, un Inno d’Italia cantato tutti insieme, ma me lo spiegate voi cosa ci incastrano i nostri canti con le popolazioni terremotate e con l’orgoglio della senesità?

Altri sono i momenti in cui andava ribadita la nostra identità e il nostro orgoglio di appartenenza.

Io mi immagino già la scena: tutti impettiti come dietro al cavallo (chissà se anche in questo caso sono previsti i pettoni che per farsi vedere addirittura lo precedono), giù a riempire i vicoli di canzoni l’11 febbraio. Poi, con una bella Verbena cantata alla luna, sentiamo dentro di noi di aver fatto un gran cosa, giriamo il culo e torniamo a casa.

Postando poi su Facebook un paio di immagini strappacore.

Scegliete voi se a commento di ciò si adatta meglio la citazione di Dante “Senesi gente vana” o quella di Silvio Gigli “Siena trionfa immortale”.

Per difendere il Palio smettete di buttarla in politica

C’avrei scommesso ed avrei vinto. Non era passata neppure un’ora da quando Radio Siena Tv ha dato la notizia degli avvisi di garanzia per i fronteggiamenti del dopo Palio, e già qualcuno l’aveva buttata in politica.

Il solito gioco alla senese: piove governo ladro. Senza capire che, nel caso Palio, sono proprio questi gli atteggiamenti da non tenere.

Se si vuole essere forti per salvare la tradizione, che a Siena è fatta anche dal “sano” cazzotto, bisogna farci vedere tutti uniti. Un muro invalicabile. Mi sta bene dividerci per questioni amministrative o politiche, ma sul Palio no, proprio no.

Sulla questione Palio si deve remare in un’unica direzione, tutti insieme. E far vedere che Siena, quando si parla della sua festa, la pensa tutta nello stesso modo.

Poi i panni sporchi si lavano in famiglia, e quando avremo fatto intendere che Siena tutta è irremovibile sulla difesa delle tradizioni, anche quelle che possono essere al limite della norma, allora e solo allora (e solo tra noi) potremo fare le giuste lavate di capo: al sindaco se ha dimostrato poca fermezza, ai divulgatori di immagini, ai facinorosi che esagerano, e (figurati se non possono mancare…) ai giornalisti.

Fino ad allora smettete di cercare di tratte il profitto di qualche manciata di voti da una vicenda che mette a repentaglio la nostra festa.

E’ stata Queen Elizabeth ad aver detto no al Palio, non viceversa

I senesi non finiranno mai di stupirmi. Con il titolo Monte dei Paschi che vale metà di un caffè e con la sempre più prossima realtà di perdere la propria banca (che non significa solo non avere un maestoso albero di Natale in piazza Salimbeni ma significa perdere la sede direzionale e quindi anche quegli stipendi che a Siena fanno economia), l’argomento che fa più discutere è il compleanno della regina Elisabetta.

Scrivendone cado anch’io nel tranello, ma a stimolarmi non è stata la notizia in sè, bensì il notare che anche i senesi non sanno andare oltre i titoli. A dare per prima la notizia che le contrade non sarebbero andate a Buckingham Palace è stata Radio Siena-Siena Tv e il suo sito, titolando “Le contrade non andranno dalla regina”. All’interno una breve spiegazione ed il comunicato integrale del Magistrato delle contrade. Era sufficiente leggere per capire come si è svolta la vicenda ed evitare tante chiacchiere senza senso.

Perchè, leggendo il testo, si capisce bene che non sono state le contrade a dire no alla regina. Le contrade, tramite i loro massimi rappresentanti che sono i priori, hanno posto delle condizioni, così come si deve per il rispetto della Festa e delle sue tradizioni.

Non deve stupire che l’agenzia che organizza il compleanno (la società H Power group incaricata del contatto direttamente dal direttore del programma dei festeggiamenti, Simon Brooks-Ward, anche questo c’è scritto) possa aver fatto delle richieste bislacche. Perchè, facciamocene una ragione, non tutto il mondo conosce, nè è tenuto a farlo, le dinamiche della tradizione senese ed il rituale contradaiolo.

Invece è giusto che il Magistrato delle contrade abbia cercato di spiegare agli organizzatori queste dinamiche e posto dei paletti ben precisi per una eventuale partecipazione. Per far questo non era necessario passare dalle assemblee, che sarebbe stato lo step successivo nel caso la regina avesse accettato le condizioni.

Ecco che, nel comunicato (sarebbe stato sufficiente leggerlo per capirlo subito) è proprio il direttore del programma dei festeggiamenti, Simon Brooks-Ward, a dire che le condizioni senesi non possono essere accettate per ragioni organizzative (“la durata complessiva del programma della parata dovrà essere contenuta nell’arco di novanta minuti; pertanto, non è possibile allestire uno spazio temporale minimo sufficiente per rappresentare compiutamente l’idea del Palio storico di Siena”) e che quindi, a malincuore (“rammaricandosi del fatto che la rappresentanza delle Contrade e il Palio di Siena non possono partecipare all’evento”) sono costretti a rinunciare alla partecipazione di Siena.

Insomma, a voler sintetizzare brutalmente, è stata la regina a dire no alle contrade, e non viceversa.

Se il comunicato fosse stato letto con attenzione, sarebbe venuta subito meno anche la polemica sull’occasione persa da Siena.

Le contrade, il Palio e Siena tutta, non hanno detto no ad un’occasione (anche se qualche purista-integralista ne sarebbe stato capace) che probabilmente sarebbe stata anche utile ad una città così disastrata (ricordiamo ai puristi che da ora in poi con il turismo ci dovremo mangiare perchè non resta molto altro…).

Hanno solo chiesto, giustamente, di essere rappresentate nella loro realtà. Perchè, se la presenza londinese doveva essere un spot pubblicitario per la città, allora questo spot doveva essere il più bello e completo possibile. Se così non può essere, allora la cosa non ha motivo per interessarci.

Non un’occasione persa, quindi, ma una possibilità sfumata.

Invito a Palazzo

Nientepopodimenochè un invito a Palazzo. E che Palazzo. Non capita tutti i giorni che la regina Elisabetta ti inviti per la festa del suo compleanno. E quasi stupisce che la sovrana di quello che è stato l’impero dove non tramontava mai il sole, si ricordi che in una cittadina del profondo sud dell’Europa, grande come un quartiere della sua Londra, esista un popolo che ama il cavallo quasi quanto lo ama lei.

Onorati Maestà.

L’invito ha suscitato a Siena un moto di ilarità. E subito sono scattati in piedi i fautori del “già mai”. Un bel po’ di difensori ad oltranza della tradizione che non sanno quanti Palii straordinari sono stati organizzati e corsi solo per il diletto di ospiti illustri. E non ricordano che in altre occasioni le contrade si sono messe in viaggio in pompa magna per andare ad omaggiare città gemellate.

Bisognerà parlarne della questione perchè non è da accantonare con una risata. Siena, il suo Palio, le sue contrade, non sono fenomeno da baraccone, pronto a spostarsi per qualsiasi sagra, ma l’occasione delle celebrazioni del novantesimo della regina Elisabetta II saranno un evento importante. E soprattutto la scelta di Siena per l’amore che nutre nei confronti del cavallo è una buona carta da spendere nei confronti degli animalisti e di tutti coloro che attaccano la festa. Oltre ad una buona dose di pubblicità che non guasta mai.

Se per caso dovesse prevalere l’intenzione di accettare l’invito a Palazzo, dovranno essere stabilite precise regole di dignità. Insomma dovremmo pretendere un trattamento regale. Tra nobili ci si capisce….