Incantevoli borghi e ottima cucina: le domeniche diverse

L’invito arriva inaspettato e cortese e serve anche a ribadire che qualcosa di buono hai lasciato là dove hai trascorso un pezzo di vita. Si chiama progetto Smart – Itinerari Enogastronomici della Maremma Grossetana, ed è una iniziativa targata Cat Ascom Maremma e Vetrina Toscana – in collaborazione con Camera di Commercio Maremma e Tirreno / Unioncamere Toscana, finalizzata a promuovere ristoranti, botteghe e produzioni di qualità, che esprimono l’identità del territorio della Maremma, valorizzando la cultura enogastronomica come attrattore turistico.

Un’idea invitante e che si rivela una bella esperienza, con colleghi stimolanti e organizzatori lungimiranti. Così domenica 17 ottobre si parte alla scoperta di Seggiano, un borgo che sa di antico e che la presidente Confguide Fabiola Favilli racconta con trasporto. I vicoli incontaminati, spesso privi di asfalto, la cisterna con l’olivo sospeso, le piccole chiese, l’antico frantoio, l’olivastra seggianese, il pizzico dell’olio nuovo…. e poi lei, la “scottiglia” (degustata al ristorante La Scottiglia di Pescina di Seggiano, da provare senza dubbio), buona da farci indigestione.

Una domenica diversa come saranno domenica 24 ottobre con la visita a Capalbio. La guida Francesco Di Murro condurrà i presenti alla scoperta della città romana di Cosa, costruita dall’esercito romano nel 273 a.C. ed è in programma anche la visita del paese medievale, e per finire tappa obbligatoria alla tomba del più famoso brigante maremmano: il leggendario Tiburzi. La parte gastronomica sarà affidata al ristorante Il Frantoio. E poi domenica 31 ottobre visita a Roccalbegna, con la guida Elena Innocenti alla scoperta del borgo medievale e della chiesa parrocchiale che conserva una preziosa tavola di Ambrogio Lorenzetti. Dopo il pranzo al ristorante (questa volta la scelta è caduta su Lo Stollo), il pomeriggio a Rocchette di Fazio, piccolo gioiello di architettura medievale, forse avamposto dell’ordine dei Templari.

La cisterna con l’olivo sospeso
Scottiglia, da provare assolutamente

Erminio Sinni, grande voce senza santi in Paradiso

Dice che anche il talento vada più volentieri a braccetto con le sponsorizzazioni che con le doti. Erminio Sinni ne è l’esempio. Chi è Sinni, chiederà qualcuno. Nel 1993 partecipò a Sanremo sezione Novità con la canzone “L’amore vero”. Aveva competitor che nessun altro ha avuto: Laura Pausini, Nek, Gerardina Trovato… Lui ricevette anche premi speciali. Ma non aveva santi in Paradiso e per lui le porte del grande mondo della musica restarono chiuse. Anni di sacrifici, gavetta e delusioni, poi a distanza di 28 anni The Voice Senior lo riporta alla ribalta. Un concerto bellissimo, una voce potente, testi toccanti. Il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna lo ha voluto ed ha fatto bene. Che lo stadio Janella sia solo il primo passo verso il riconoscimento di quanto Sinni avrebbe meritato già in passato

Succede di tutto: i senesi al massimo scrivono un post

Scrivo solo quando ho veramente qualcosa da dire. Questo giustifica i miei lunghi silenzi, il mio scomparire quando c’è il rischio di scrivere parole per il solo gusto di rileggersi.

Oggi ne avrei da scrivere, non uno ma tre, quattro post. Sembra di essere in un tagadà internazionale, che gira e sbatte e mescola presidenti parruccati con cazzotti nostrani, processi farsa e piaghe d’Egitto, riconoscenza irriconosciuta e solidarietà mal riposta. Divertitevi pure ad associare ogni sintagma ad un avvenimento ed il gioco è fatto.

Eppure la gran parte di ciò un filo logico può averlo. E’ un sentimento che sento da tempo e che mi fa provare disgusto verso quella cosa molliccia che siamo tutti diventati: spettatori polemici e disinformati, mai leoni coraggiosi pronti a combattere. Eppure non erano questi gli italiani, e neppure erano questi i senesi.

Quei senesi, come Cecco delle Fornaci, Giovanni di Monna Tessa, Francesco d’Agnolo detto Barbicone, umili lanaioli che si portarono dietro un popolo nella cacciata dell’allora potere politico. E noi invece siamo qui, giunchi pronti a farsi sbattere da qualunque vento, incapaci di ogni reazione. Perchè almeno una ce ne dovrebbe essere stata, visto quanto siamo stati presi in giro in questi anni.

Di motivi ce ne sono a bizzeffe, tipo veder processare una vedova che chiede troppo insistentemente verità sulla morte del proprio marito. E assistere ad un processo che è basato veramente sul nulla, talmente sul nulla che il pm non riesce a formulare ‘una domanda una’ che appaia pertinente all’accusa.

Sì perchè la procura, che ebbe, ed ancora ha, una fretta boiona di archiviare il caso della morte di David Rossi come suicidio di un persona stressata, trova il tempo (ed il denaro) di accusare la moglie troppo insistente di aver reso pubbliche alcune mail del marito indirizzate ai vertici del Monte. Mail che, prima che sul giornale, sono finite tra i tavoli di cene di contrada. Ora spiegatemi: ti dicono che il tuo marito si è gettato dalla finestra (cinque minuti dopo si è suicidato invece il suo orologio….) e tu non vai a cercare in ogni dove una spiegazione? E non vai a guardare proprio nel suo computer? E se scopri che tuo marito ha più volte scritto mail per chiedere aiuto per risolvere una situazione delicata senza essere preso in considerazione, non prendi e vai sotto casa di chi non l’ha ascoltato, casomai imbracciando un microfono collegato a casse da mega concerto, per urlare al mondo intero cosa pensi di quella persona? E in casi simili perchè, invece che processare la vedova, si è proceduto per istigazione al suicidio? Sempre ammesso che di suicidio si sia trattato.

In effetti trovarsi da vedova-vittima a imputata potrebbe sortire due effetti: calmierare le richieste di giustizia della malcapitata ma allo stesso tempo far indignare una società civile. E in questo secondo caso potrebbe risultare controproducente.

Allora casualmente può venire fuori il piano B, quello di cui i cantori del groviglio sono stati per anni i migliori interpreti: confondere le acque con il Palio. Tanto, pensavano, il senese è un po’ ghiozzo e se gli parli di Palio dimentica tutto… Non potendo correrne uno straordinario, ecco che si pesca dal cilindro quell’indagine che va avanti da ben sedici mesi e che proprio il giorno precedente il processo alla vedova, catalizza l’attenzione della città. Tempismo perfetto. Casuale, ma perfetto.

Ed allora il Palio passa in prima pagina e la vedova cattiva in terza-quarta. I senesi spalancano occhi e bocca, alzano le braccia al cielo… poi si chinano sulla tastiera e danno sfoggio di senesità su Facebook. Ecco a voi i social-indignati.

Non si ritrovano in Piazza, non suonano le campanine per assemblee immediate, non protestano in ventimila davanti al tribunale minacciando di emulare Barbicone. No.

I senesi scrivono un post.

E allora direte cosa c’entrano con questo i presidenti parruccati, le piaghe d’Egitto, la riconoscenza irriconosciuta e la solidarietà mal riposta?

C’entrano. L’indignazione per la città mandata alla malora, la banca affossata, la giustizia imbarazzante, il Palio snaturato è durata lo spazio di qualche post su Facebook, e Siena è lo specchio di un’Italia prona, pronta a farsi fare di tutto senza nessuna reazione.

Come si può sperare che la ricostruzione del terremoto duri meno di quella del Belice (sisma 1968, baracche smontate nel 2006) se finite le edizioni speciali dei Tg si spegne il cervello nello stesso modo che si spegne la tv.

E perchè si inneggia agli eroi pompieri quando rischiano la vita e scavano con le mani con la stessa foga che userebbero se lì sotto ci fosse il proprio figlio, e poi ci si guarda bene da protestare al loro fianco (i pompieri non possono nemmeno scioperare…) quando chiedono che i loro stipendi imbarazzanti vengano rivisti.

Come si può essere tutti Charlie Hebdo un giorno e anti Charlie Hebdo il giorno dopo, quando si scopre che la satira può far male e che di tutta la nostra solidarietà quei redattori se ne infischiano alla grande.

Ah poi c’è il presidente: mezza America non lo vuole, e quell’America è scesa per strada. La maggior parte sono ragazzi e ragazze giovani, non indossano caschi, non sventolano bandiere di partiti, oppongono resistenza pacifica e si fanno arrestare. I nostri non se la sentono proprio di rischiare così tanto: se li mettono dentro rischiano di perdere l’orario dell’aperitivo….

Iustitia, magistratura, politica e colpi di stato

Un tempo, quando la religione era ben radicata, si sperava nella giustizia divina, che prima o poi avrebbe decretato il giusto. Quando poi siamo diventati più filosofici e meno credenti, ci siamo fidati di Confucio e ci siamo seduti lungo la riva del fiume. Ma in entrambi i casi avevamo il fondato convincimento che sopra a tutti c’era, e ci sarebbe stata, Iustitia, dea bendata che in una mano tiene una bilancia e nell’altra una spada. Nella sua alterigia Iustitia appariva lontana dalle cose terrene, protesa solo alla giustizia ultima e suprema.

Mi sa che la povera Iustitia ultimamente sia scesa dal suo piedistallo e se ne vada a giro qua e là come una comune mortale, tirata per la veste e anche pronta a farsi ammaliare da tante sirene. Che, mi sa, devono avere santi importanti in paradiso.

Guardate la povera Raggi. Sia chiaro: a me non mi importa assolutamente a quale partito politico appartenga, ma la sua elezione ha certo scombussolato le carte a parecchi. Ma vi sembra possibile, e soprattutto casuale, che da quando è stata eletta non ci sia stato giorno che uno dei suoi collaboratori non sia finito nelle maglie della giustizia? Un’ecatombe intorno a lei. Basta che una persona si mostri appena disponibile a collaborare con la sua amministrazione e subito scappa fuori uno scheletro dall’armadio. Poi casomai quella persona ha solcato precedentemente centomila altre amministrazioni di altri centomila colori passando indenne ad ogni burrasca, ma come si avvicina alla eterea Virginia, ecco che scappa fuori l’avviso di garanzia, l’indagine, l’arresto. Per il calcolo delle probabilità aveva più possibilità di vincere al Superenalotto che trovarsi circondata da così tanti malfattori.

Ma la vicenda Raggi è solo la punta dell’iceberg di quanto sta avvenendo da tempo in Italia, dove la politica si gestisce a suon di magistratura.

E’ mai possibile (Siena lo dimostra) che fascicoli imbarazzanti, frutto di indagini lunghe mesi, restino a muffire per anni, fino a quando il tutto non cade in prescrizione, pur di evitare sentenze scomode. E’ mai possibile che, quando non si trovano altri modi, politici in declino vengano abbattuti a suon di indagini su seratine private per toglierli di mezzo.

E’ mai possibile che malagestioni evidenti a tutti non vengano prese in considerazione fino a quando politica non voglia, e poi diventino tutto ad un tratto reati inenarrabili se cambia il vento?

Tangentopoli, Mani Pulite, rilette adesso, sono la prima dimostrazione dell’uso politico della magistratura. Non corrotta, ma indirizzata. Non corrotta, ma addomesticata. Pare quasi che ormai si viva in un regime di delirio di onnipotenza da parte della magistratura, capace di indirizzare le sorti di un paese più, e molto oltre, la politica.

Cara dea Iustitia spero che tu possa tornare sul tuo piedistallo, riprendere il tuo ruolo imparziale di fronte alle piccole beghe politiche dei comuni mortali. In caso contrario inizieremo a sentirci vittime di un colpo di stato messo a segno a suon di fascicoli. Che spesso fanno più male delle pallottole.

Goliardi, sciaborditi che amano la città più di tanti leoni da tastiera

Ma quanto saranno incivili quei ragazzacci che per quattro (dico 4) giorni su 365 scorrazzano per la città a bordo di auto orrendamente modificate, indossano lunghi mantelli e cappelli piumati, si lasciano andare a luculliane libagioni e ad ancor più abbondanti bevute e casomai organizzano anche una divertente e pacifica guerra a suon di cuscini che richiama in Piazza del Campo qualche centinaia di giovani. Davvero insopportabili nella loro gioia di vivere.

Certo se poi la Piazza del Campo si trasforma nottetempo in una innevata pista di sci, cosa di meglio che puntare il dito contro questi sciaborditi. Naturalmente, come è buona prassi nell’apatica città di Siena, lo sport di giudicare senza sapere è quello che va per la maggiore.

Non importa se gli incivili goliardi, nonostante qualche bicchiere di troppo nello stomaco, si sono dati da fare per pulire e raccogliere tutto in enormi sacchi. Non importa sapere che gli studenti si erano offerti di portare loro, con le scassate auto dotate di permesso, i rifiuti in un luogo idoneo. Non importa informarsi sull’assicurazione data da operai dell’azienda di raccolta rifiuti cittadina di provvedere loro a portare via quel materiale raccolto nel centro della Piazza. Non importa accertarsi del motivo per il quale il camion, dopo un primo carico, è scomparso. No, tutto questo non ha importanza. Gli incivili sono loro.

Non quelle simpatiche mammine che hanno permesso ad un gruppo di pargoli scatenati di rompere i sacchi ordinatamente radunati e spargerne ovunque il contenuto. Non c’erano i fanatici dello scatto con smartphone a immortalare i pupi e le loro maleducate madri.

E subito tutti i leoni da tastiera pronti a crocifiggere goliardi e feriae matricularum. Dimenticando che, mentre i leoni da tastiera tacevano, questi sciaborditi con mantello e piume, nel maggio 2012 furono i primi a metterci la faccia e denunciare, mascherata da satira, la distruzione di una città che sarebbe emersa, tale e quale, appena qualche mese dopo. Quando nel 2012 andò in scena l’operetta “La fine del mondo” con la predizione Maya e il tormentone Rasta Maya, furono loro, i goliardi, i primi a parlare apertamente dei disastri, quando tutti (blogger esclusi) stavano zitti.

Ed anche quest’anno, più che stigmatizzare qualche ora di piazza piumata, sarebbe stato opportuno fare qualche riflessione in più su un’operetta (Eppur si muove) che sarà pure goliardica, ma che ha dato spunti che di goliardico hanno ben poco.

goliardi

Siena sotto attacco dei fotografi di schifezze

Il sacchetto dell’immondizia per strada in attesa di essere portato via, non va bene. Ma non va bene nemmeno il camion che passa per la strada per portare via il sacchetto. I negozi devono stare nel centro storico, ma i furgoni per rifornirli non devono passare dal centro storico. L’erba non dovrebbe crescere. O per lo meno dovrebbe imparare a radersi. La gente non deve stare seduta in terra, non deve andare in bicicletta, non deve permettersi di sbagliare strada (maledetti navigatori che mi hanno fatto prendere un sacco di multe in giro per l’Italia perchè spesso non conoscono i divieti..). I giovani non devono divertirsi. Non devono farlo per strada e nemmeno nei locali. O almeno devono farlo sottovoce, meglio se parlando uno per volta. Le auto storiche per il centro non devono passare, e nemmeno i cavalli, le bici, i maratoneti. Le comitive danno fastidio, ma anche il turismo fai da te è da evitare, specialmente se mangia un panino per strada.

Ogni giorno decine di foto-scandalo inondano le bacheche facebook. Viene da pensare che certe cose non succedessero fino a quando i telefoni non sono diventati anche macchine fotografiche ed hanno permesso a tutti di documentare in tempo reale anche la pagliuzza buttata a terra.

Le foto che ottengono più like sono quelle della Siena all’alba, deserta ed immobile. Ed anche un po’ triste nella sua magnificenza, secondo me.

Vivere e far vivere la città significa anche sopportare. E per quelle che sono considerate criticità servono idee e consigli, non solo critiche e reportage fotografici.

 

L’informazione non è un pesce

 

Questo post non mi renderà popolare ma non ho saputo trattenermi.

Credo che l’informazione sia una cosa seria, e lo credo anche in un periodo nel quale l’informazione preferita è quella da discount piuttosto che quella da vecchio, serio, giornale a nove colonne. La categoria dei giornalisti ormai è più disprezzata che ammirata (c’abbiamo messo del nostro eh…) e a spopolare sono i vari “Lercio” che per raccogliere contatti a pioggia si divertono a spacciare castronerie per verità. In tanti purtroppo ci cascano, e mi fa una grande tristezza vedere come si goda nel prendere in giro coloro nei confronti dei quali dovremmo avere il massimo rispetto.

Ecco perchè non ho apprezzato i vari pesci d’aprile distribuiti a pioggia da siti di informazione vicini e lontani, per i quali nutro anche stima.

Non mi piace prendere in giro con bufale di ogni tipo chi è già confuso da una massa di disinformazione deliberata.

Lasciamo a Lercio le bufale e lasciamo ai goliardi i pesci d’aprile.

La cosa più bella del mondo non può essere un limite

Sono contraria alle quote rosa (che mi fanno assomigliare ad un panda specie protetta) ed anche ai permessi di maternità lunghi anni (mettiamone la metà obbligatori per i padri e scompariranno le dimissioni in bianco).

Non mi piacciono le donne che si atteggiano a uomini duri e ancora meno quelle che pensano che sorridere non le faccia rispettare. Non sono d’accordo con l’allattamento al seno ad oltranza e con l’ostentazione della tetta ovunque. Non mi sta neppure tanto simpatica la Meloni e la trovo eccessivamente artefatta. E penso anche che questa storia della gravidanza la utilizzi a sommo scopo.

Ma metterei al rogo chiunque si permetta, anche per un solo attimo, di pensare, e ancor più dire, che una donna debba scegliere tra fare la mamma e qualsiasi altra cosa al mondo voglia fare.

Lo dico da donna che mai ha pensato che la cosa più bella del mondo potesse essere un limite.

Ci sono fior di donne che in tutto il mondo civile hanno fatto le mamme impegnate in politica (la parlamentare argentina Victoria Donda Perez, la baronessa Bryony Wothington alla Camera dei Lord, l’europarlamentare danese Hanne Dahl, la svizzera Pascal Brudere eletta incinta al Consiglio degli Stati…) e ci sono milioni di donne che ogni giorno, con un figlio da partorire o appena nato, zappano la terra, si procurano acqua, ma anche “solo” mandano avanti attività commerciali faticose.

Le donne, quando vogliono, sanno che la maternità non è una malattia. Le donne, quando vogliono, si sanno organizzare. E se ad un uomo che aspetta un figlio nessuno chiede se potrà farcela a portare avanti il suo impegno, non vedo un motivo per chiederlo ad una donna. Che faccia la cameriera, l’aspirante sindaco o corra per la Casa Bianca.

L’ho detto, la Meloni non mi sta simpatica, ma prima di guardare la misura della sua pancia (quanti ce ne sono di politici dalla grossa pancia…), guarderei la concretezza di un suo eventuale programma. Politico, non gestazionale.

E quindi, cari uomini e cari politici (ma anche tante donne ahimè), iniziate a parlare di cose serie, a fare critiche opportune, che della gravidanza di Giorgia mi interessa uguale uguale a quella della Blasi.

La forza di Carolina deve essere esempio

Uno scricciolo di bimba da poco diventata donna, con la forza e la determinazione di una roccia. E’ quello che mi è rimasto maggiormente impresso negli occhi della marcia per chiedere verità sulla morte di David Rossi.

Uno scricciolo di nome Carolina, poco più di 23 anni, che ha condotto tutte quelle centinaia di senesi che hanno voluto marciare sotto la pioggia torrenziale.

Aveva 20 anni Carolina quando quella sera andò a cercarlo perchè non rispondeva più al telefono. E’ stata tra le prime a sapere della tragedia. Carolina non è la figlia di David Rossi ma lo ha amato dell’amore e grazie all’amore che sua mamma Antonella nutriva per lui.

E, bambina, è riuscita a intaccare quella corteccia che faceva sbuffare David ogni volta che sentiva urlare un bambino.

Fin da allora deve aver avuto una forza speciale questa donna-bambina, e lo dimostra adesso, adesso che combatte questa lotta a suo nome e a nome di sua madre. Una lotta per la verità.

“A noi sembra che sia uscito ieri dalla porta della nostra casa. Ma tre anni sono tanti, per aspettare ancora che la giustizia inizi il suo corso – ha scritto Carolina. – Questa città mi ha tolto troppo perché possa riacquistare rapidamente la mia fiducia, ma proprio per questo mi piacerebbe che fossimo davvero in tanti domenica. Mi piacerebbe ricominciare ad amarla e ad avere fiducia in ciò che io intendo per Comunità”.

E’ questo scricciolo Carolina l’emblema di Davide (proprio questo nome…) contro Golia. E se lei è determinata a farcela, come può una città intera non capire che può avere la forza di pretendere verità e giustizia.

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