Le dimissioni di Neri non toccano la coscienza di Siena

“La cosa più triste nella vicenda relativa alle dimissioni di Eugenio Neri è la consapevolezza che la fermezza e la nobiltà delle parole che le hanno accompagnate non toccheranno affatto la coscienza di chi governa e affonda la nostra città” (cit. Francesco Ricci).

Ed ancora più triste è la consapevolezza che queste parole non toccheranno i senesi, pronti a criticare ma mai ad indignarsi concretamente (perchè di parole Facebook ne è pieno…), specialmente se si è sotto Natale o sotto Palio. Eppure le dimissioni di Neri dovrebbero far riflettere sotto diversi profili.

E’ sufficiente dare una scorsa alla lista dell’attuale consiglio comunale per vedere che quello che i senesi avevano votato, adesso è profondamente modificato. Eugenio Neri se ne va forte di un ballottaggio nel quale aveva fallito la poltrona di primo cittadino per appena 930 voti. Per lui avevano votato in 11.146, ma di questi pochi sono disposti ad indignarsi pubblicamente. A prendere il suo posto dovrebbe essere Alessandro Manganelli.

Prima di lui aveva dato le dimissioni un altro candidato sindaco, Laura Vigni, che aveva dimenticato le sue quasi tremila preferenze per cedere il posto a Ernesto Campanini.

Poi c’è la lista dei consiglieri che hanno deciso di abbandonare gli scanni o hanno preferito non accettare il posto che, per preferenze ricevute, sarebbe stato loro. Iniziò Alessandro Cannamela (eletto), poi Albalisa Sampieri (non accetta), prosegue qualche settimana fa Luciano Cortonesi (eletto) e non accettano Luca Guideri e Gianluca Ranieri.

A seguire c’è il gruppo di coloro che, eletti per una lista, ne hanno preso poi le distanze. Laura Sabatini e Alessandro Trapassi abbandonano Siena Cambia e costituiscono un gruppo a proprio nome, Massimo Bianchi e Andrea Corsi lasciano Nero su Bianco e tengono a battesimo L’Alternativa. Pietro Staderini, eletto per i Moderati di centrodestra dove erano confluiti i forzisti, lascia la segreteria provinciale di Forza Italia e sembra sempre più vicino ad accasarsi in una civica.

A procedere compatto sembra essere solo il Pd, ma fino a qualche settimana non sembrava proprio essere così. Valentini più di una volta era stato messo in difficoltà proprio dai suoi, che gli avevano mostrato dall’alto della rupe quanto poteva essere vicino il baratro. Cosa è successo dopo? E’ successo che Valentini sull’orlo del baratro ci si è trovato davvero, e per salvarsi ha dovuto barattare l’indipendenza (e qualche tenue svolazzamento di cambiamento) con la completa sottomissione. Insomma, è stato salvato tenendolo…. per gli “attributi”.

E così il suo mandato potrà andare avanti, su binari per lui stabiliti dall’alto e sui quali da ora in poi dovrà marciare. La capogruppo del suo partito ha indicato ben bene le regole nel suo discorso di appoggio e salvataggio. Evitare il commissariamento e le elezioni anticipate è l’unico obiettivo. Un secondo mandato per lui non ci sarà, ma per il partito ci sarà il tempo per riorganizzarsi.

Ma di tutto questo il senese non sembra preoccuparsi. Tra 188 giorni è Palio…

Annunci

Nel magna magna c’è chi ci casca….

Non mi venite a raccontare che Ignazio Marino si è dimesso per qualche cena e due giacche in lavanderia. Ad uno come lui 20mila euro incidono nel budget personale come a me offrire due caffè. Ben altre sono le ragioni, lo sappiamo bene, ma a dare il colpo finale, sono state proprio quelle cene.

E dire che siamo abituati a ben altre cifre, e a bel altri scenari, che non fanno neppure traballare certe poltrone……

gariniimmagina