E’ negazione della dignità la “ridondanza” di Gsk

Che brutta cosa per una persona essere definita RIDONDANZA. Che brutta caduta di stile definire le persone ridondanze. Una sorta di disprezzo, di negazione di umanità, di equiparazione ad una cosa.

La definizione di Wikipedia è illuminante: nei linguaggi verbali, la ridondanza è “l’uso di parole la cui omissione non costituisce una sostanziale perdita di significato”.

Ecco qua: per la Gsk fare a meno di queste unità non costituisce una perdita sostanziale. Non sono persone che perdono il lavoro, sono cose, numeri, matricole.

Chi non si indigna che i lavoratori siano considerati anche verbalmente alla stregua di oggetti, si giustifica dicendo che così facendo si fa come lo stolto che guarda il dito quando il saggio indica la luna. Considerano come il dito la parola, e come luna la realtà della perdita del lavoro. I politici dicono che loro sono protesi al fine ultimo, salvaguardare l’occupazione, e che non possono perdersi dietro ai termini.

Ritengo che sia la dimostrazione di quanto, anche la politica, consideri le persone più numeri, cioè voti, che unità umane. Pare impossibile che non si possano tutelare insieme dignità e lavoro.

Ho telefonato ad una mia amica chiedendole che effetto fa essere definita ridondanza. Un colloquio tra una ridondanza ed un esubero. Che tristezza il lavoro degli anni 2000….

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