Per Pantaneto non c’è soluzione

Parlare della questione Pantaneto rischia di far toccare picchi di impopolarità capaci di far desistere chiunque. E sia, non mi sottraggo, anche perchè ormai sono mesi e mesi che non si fa altro.

Nel 2008, quando l’università per stranieri lasciò Pantaneto, la via collezionò una lunga serie di chiusure di attività, tanto da far parlare a più riprese, di un problema Pantaneto diventata via deserta. Tra tanti fondi chiusi che si susseguivano l’uno all’altro, resistevano solo un paio di bar, avversati dai residenti per la frequentazione di personaggi alternativi sempre circondati da un buon numero di cani. “Brutta gente – dicevano – è necessario riqualificare la via”.

Accontentati, si potrebbe dire. Raramente una strada riesce a rifiorire, dal punto di vista commerciale, in tempi brevi come invece è stato per Pantaneto. La via, diventata completamente deserta e spettrale, inizia a ripopolarsi: aprono ristoranti, poi i bar, le pizzerie, gli etnici… In un primo tempo si festeggia anche. Il Comune, chiamato in causa dai residenti per ridare vita alla strada, permette notti bianche e a tema. Per allettare i commercianti chiude sempre più spesso il traffico serale delle auto per permettere ai locali di mettere tavoli all’esterno. In fondo era quello che era stato chiesto, far rivivere Pantaneto.

Il problema è quando qualcosa diventa di moda e quindi fin troppo popolare. A Siena oggi, se ci si vuole divertire, bisogna andare in Pantaneto. Non più in Piazza del Campo dove anni fa era difficile anche fare due passi, non più in via del Porrione dove i residenti camminavano su un tappeto di vetri, non più in via Duprè dove transitare con l’auto era impossibile oltre che sconsigliato (ricordate quando le forze dell’ordine andarono a fare controlli e furono malmenate?).

Quell’aria frizzante e ridanciana tipica della movida si trova solo in Pantaneto. Quindi si potrebbe dire evviva, Pantaneto è risorta. Macchè: Pantaneto è l’inferno e il degrado. Non andava bene deserto e non va bene affollato. Capisco pienamente le ragioni dei residenti, ma dovrebbero essere loro i primi a fare mea culpa.

Ricordo bene le lettere, con decine di firme in calce, dove si chiedeva al Comune di rivitalizzare questa strada. Probabilmente il desiderio, utopistico (possibile al tempo non l’abbiano capito…), era quello di una via frequentata sì da centinaia di persone, ma tutte perfettamente educate, capaci di parlare una per volta a voce bassa e andare a letto presto dopo aver trascorso la serata in un locale perfettamente insonorizzato e dalle porte a chiusura automatica, all’interno del quale una musica a basso volume fa da delicato sottofondo.

Per rendersi conto che il mondo del divertimento non è questo basta frequentare un po’ le contrade. Gli appuntamenti che vanno di più, e che vengono fatti e stimolati perchè danno un guadagno maggiore, sono quelli con la musica a palla e l’alcool a fiumi, dove non si balla (i tempi di John Travolta e Karen Lynn Gorney o del Tempo delle mele sono finiti da un pezzo…) ma si salta, ci si spinge e si urla tutti insieme. Dove i bagni vengono trasformati in latrine piene di piscio e vomito ovunque, dove si amoreggia seduti per terra. Non è una descrizione esasperata, è solo la cruda realtà di come il divertimento sia diventato abbrutimento.

Adesso si chiede al Comune di trovare il rimedio. Ho visto con i miei occhi le pattuglie delle forze dell’ordine in Pantaneto. Ma non si possono sanzionare le persone solo perchè ridono per strada, non si può fare la multa ad un locale se i decibel suoi vanno bene, ma se sommati ai decibel di altri dieci locali diventano un frastuono assordante, non si può mandare la gente a letto con la forza. Ed è anche tecnicamente impossibile chiedere ad un ubriaco di trattenere il vomito.

Concludo amaramente. Quello che manca non sono i controlli o la videosorveglianza, quello che manca è l’educazione, che poi è l’educazione che noi diamo. Quando la mamma fa fare al suo maschietto la pipì al muro in un angolino (“tanto te puoi”) invece di portarlo a cercare un gabinetto, gli dà implicitamente il lascia passare per farlo anche da adulto (è pieno di uomini che pisciano belli soddisfatti nelle piazzole di sosta!). Quando file interminabili di genitori in pigiama si sottopongono al supplizio di andare a ritirare figli minorenni alle due di notte invece di obbligarli a tornare con l’ultimo bus, implicitamente gli danno il benestare a notti randage per le strade. Quando in contrada assecondiamo la voglia di “piglialla bella” dei giovani che vengono dalle altre contrade, implicitamente diamo il benestare ai nostri di andare a farlo altrove.

E siccome l’educazione ormai è questa, gli abitanti di Pantaneto hanno due sole speranze: far chiudere i locali e pregare perchè passino di moda. Che poi è la stessa cosa, perchè se Pantaneto passa di moda i locali chiuderanno per riaprire da un’altra parte e cambiare luogo alla movida. E al posto dei residenti di Pantaneto ci saranno altri residenti arrabbiati ed esasperati.

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Solo il coprifuoco può stroncare la voglia di movida

Anni fa, quando avevo l’età di quei ragazzi che adesso fanno la movida, a Siena non c’erano locali. Erano i tempi in cui d’estate andava di moda l’altra parte della Piazza, quella dalla Costarella al Casato. Penso che se la ricordino in pochi.

Allora la discoteca più in voga era il Tendenza. Quindi molto molto fuori della città. Gli abitanti della zona erano però esasperati. Anche allora ci furono le proteste (ma non c’era facebook…) perchè i ragazzi parcheggiavano ovunque, facevano confusione all’uscita e si era verificato anche qualche parapiglia. Fu uno dei motivi che portò alla chiusura del Tendenza.

Cosa voglio dire con questo: movida e residenti non vanno MAI d’accordo. Si risolve il problema in un posto e i giovani andranno a cercare di divertirsi in un altro. Si potrà dormire in città e non si dormirà nella campagna che avrà locali alla moda.

In alcune capitali hanno risolto in un modo: i divertimenti sono in una certa zona. Lì hanno facilitazioni per aprire e per attrarre chi vuol far tardi. Ormai sono zone consolidate da decenni e chi vuole abitare lì sa che dovrà sottostare al problema della confusione. Ci abitano artisti, studenti, gente che non deve mettere la sveglia alle 6 del mattino. Gente che non ha bimbi piccoli. Ma non credo che a Siena si possa fare questo.

L’unica speranza è che a Siena le mode cambiano velocemente. Tra un po’ si saranno stancati di Pantaneto, e ci saranno abitanti di altre vie che dovranno fare i conti con la movida. Perchè si possono mettere tutte le regole del mondo, ma chi si vuole divertire e vuol far mattino, troverà come farlo con o senza musica. Cento persone sotto alla finestra che giocano al salto del cervo faranno passare comunque notti insonni a chi vive lì.

A meno che non si metta proprio il coprifuoco…. Ma se non sbaglio quella è una misura da tempo di guerra.

(Foto presa da Facebook, condivisa così tante volte che non riesco a citare l’autore)