Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire

Il post sugli assembramenti in Piazza del Campo ha suscitato polemiche a mai finire. E come al solito qualcuno l’ha anche buttata in politica. Cosa più sbagliata non esiste. Ma d’altronde il proverbio ha proprio ragione: “Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire“.

Al di là della disquisizione sugli orari, e ben sapendo i sacrifici che stanno affrontando i bar e i ristoranti, che sono entità fatte di persone (titolari che devono far quadrare i conti e dipendenti che rischiano il posto di lavoro), è necessario prendere atto che questi giovani che si ostinano a non uniformarsi alle disposizioni (distanziamento, divieto di assembramento e dispositivi di prevenzione) creano problemi soprattutto agli esercenti. Sono loro le prime vittime e quelli che dovrebbero arrabbiarsi di più.

Se quella linea dei contagi continuerà a salire, le limitazioni aumenteranno e tutti noi, che un cocktail in Piazza a buio non andiamo a farcelo, ne pagheremo le conseguenze ECONOMICHE.

Spiegatemi il senso di una frase che ho letto: “Stare tutti segregati in casa, tra Dad, sport fermo, società di contrada chiuse è la soluzione migliore per morire di ignoranza, asocialità e sedentarietà”.

Stare in casa, o uscire rispettando le norme, è segno di civiltà e rispetto civico che andrebbe insegnato ed apprezzato nei giovani. Non farlo allunga i tempi di Dad, sport fermo, società di contrada chiuse (e poi mancanza di turismo, prioritario per la nostra città), cose delle quali ne abbiamo tutti, non solo i giovani, le p..le piene e che mette in difficoltà non solo bar e ristoranti, ma anche estetiste, negozi di abbigliamento e di souvenir, guide turistiche, gestori di palestre, musei, trasporti… e poi, la più importante, medici e sanità in genere.

Quindi pensateci bene prima di difendere simili comportamenti, perchè il piacere lo fate solo ai like dei vostri profili.

Piazza del Campo: il cocktail alla faccia del Covid

Qualcuno tirerà fuori la prospettiva fotografica, lo zoom che restringe o chissà quale scusa. La realtà è che centinaia di giovani si sono allegramente ritrovati in Piazza del Campo per una movida anticipata.

Possibile che non si riesca a far capire che, dopo aver fatto le vacanze in Croazia, le notti in discoteca in Sardegna, le giornate di mare sulla costa, almeno adesso potrebbero uniformarsi al vivere civile?

Possibile che non capiscano, e che le loro famiglie non riescano a fargli capire, che tutta una nazione rischia di essere ancora ostaggio della loro superficialità?

Siena chiude per ferie ed è il deserto

Una Piazza semibuia (al tempo piacque così tanto all’assessore Pierpaolo Fiorenzani questa Siena al lume di candela…) accoglie chi vuole vivere la propria città, o quella che sta visitando, anche la sera.

Da qualche mese Piazza del Campo la notte è deserta. Sono chiusi la maggior parte dei locali: il bar Fontegaia, il ristorante Il Mangia ed il Campo, la Birreria (quest’ultima per ristrutturazione). E’ chiusa la gelateria e ha scelto un orario di chiusura anticipato il bar Il Palio. La sera è il deserto.

Per gli integralisti della Siena del Medioevo è un’atmosfera quasi perfetta: si ammira la luna e si sente il rumore di una moneta che rotola nella piazza. Non altrettanto per chi si rende perfettamente conto che questo è un altro piccolo passo verso la distruzione della città, anche a livello turistico.

La maggior parte dei locali della Piazza hanno scelto di concedersi lunghe, se non lunghissime, ferie. Così lunghe da apparire quasi una chiusura stagionale. Ed anche moltissimi alberghi hanno deciso da anni di fare altrettanto. Lo fanno per risparmiare, perchè stare aperti con pochi clienti è più costoso che stare chiusi e non incassare nulla.

Siena sembra andare verso una stagionalità tipica delle località turistiche delle zone costiere. Durante l’estate brulicano, nell’inverno sono il buio ed il nulla a fare da padrone. Si chiude dopo le vacanze di Natale, si riapre poco prima di quelle di Pasqua. Ma è un cane che si morde la coda: ci sono pochi turisti e quindi si chiude, ma chi viene trova una desolazione che, con il passa parola, fa danni incredibili.

Si parla tanto di turismo tutto l’anno, ma non si fa più accoglienza tutto l’anno. Si critica che i turisti non dormano a Siena, poi si chiude quando si dovrebbero applicare prezzi bassi e di richiamo e si tiene aperto solo quando si può applicare la tariffa più alta, quella che ormai in pochi sono disposti a pagare. Si vorrebbe che i turisti restassero due o tre giorni e la sera si offre il nulla, pochissimi locali e quasi tutti per giovanissimi, ma soprattutto nulla che possa essere di richiamo dopo il calar del sole.

Il concetto sembra essere uno solo: cerchiamo di spennarli il più possibile quando arrivano in alta stagione come orde barbariche, riempiamo le strade di improbabili negozietti di cenci ricordo a poco prezzo per catturare anche gli spiccioli alle comitive del “Tuscany in one day”, prendiamo e non diamo.

Siena ha abbandonato ormai l’aspetto di città vera, vissuta e ancora a misura d’uomo che l’ha resa celebre nel mondo per avvicinarsi sempre più a Venezia, con i suoi mille negozi di gondolette dorate con le brutte lucine colorate che si accendono.