A noi ci piace grosso

I decenni a cavallo dei due millenni verranno ricordati per la mania del grosso. O per meglio dire del grande, ma che più grande non si può. Prima abbiamo inseguito il sogno di una grande Europa, con l’obiettivo di scimmiottare gli Stati Uniti. E siamo caduti nella tegamata con entrambi i piedi.

Poi, a livello nazionale, c’abbiamo provato con le province. L’ambizioso progetto di unire campanili diversi, in molti casi anche permeati di rivalità storiche, è fallito miseramente appena tre anni fa. E per ovviare non si è trovato di meglio che cancellarle amministrativamente. Beh, almeno ognuno potrà vantare ancora la propria “targa”… Magra consolazione.

Si è passati allora all’idea delle macro regioni. Dimenticatevi la Toscana, quella che si fregiava di essere addirittura Granducato, e iniziate ad abituarvi all’idea di chiamarci Regione Appenninica. L’annessione dell’Umbria sarebbe il contentino di questo grande territorio che spazierebbe dal confine con la Regione Alpina alla Regione Roma Capitale.

Negli ultimi giorni, poi, è di gran voga l’accorpamento dei Comuni. In Toscana adesso ce ne sono 279. Ne rimarrebbero appena 50. Roba da ragazzi la “Grande Siena” proposta da Società Aperta, che ne voleva annettere 5 al Comune di Siena. Qui si fanno le cose in grande e il Comune di Siena arriverebbe a confinare direttamente con quello di Grosseto.

Con buona pace di chi ancora accarezza l’idea della Repubblica di Siena.

Ma siamo certi che in tanta grandezza il “piccolo” cittadino ci si trovi davvero meglio?

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