Quando a Siena passava la ronda

Non ho date precise ma solo ricordi di bambina che aveva il privilegio di abitare in Piazza del Campo. Trascorrevo ore alla finestra, curiosa di tutto ciò che avveniva in quello che allora era il fulcro vitale della città, con le sue botteghe di giorno ed i perditempo la sera.

Erano gli anni in cui a Siena c’era ancora la fanteria, più tardi soppiantata dai paracadutisti della Folgore. Quando per me era già notte, ma a ripensarci adesso sarà stato solo tardo pomeriggio, la città si riempiva di uomini in divisa. Allora i militari non potevano uscire dalla caserma in abiti borghesi, e quei gruppi di ragazzi si riconoscevano subito. Agli occhi di bambina erano uomini fatti, ma in realtà si trattava di ragazzini diciottenni molti dei quali avevano lasciato la loro casa per la prima volta.

E poi c’era la ronda. La parola veniva quasi sussurrata dagli adulti, anzi qualche volta, se facevamo capricci, prendeva il posto del temibile “uomo nero”. Ricordo che erano almeno tre militari che camminavano per la città in linea perfetta, tanto da essermi sempre chiesta come facessero a muoversi con tanta precisione.

Se ai bambini veniva minacciato l’arrivo della ronda come ammonimento a star buoni, ho scoperto più tardi che per gli adulti non era così.

La ronda era considerata una sicurezza. In effetti il loro compito era controllare che i militari in libera uscita si comportassero correttamente, che vestissero degnamente la divisa, che non si ubriacassero e non facessero a botte. Non avevano quindi mansioni di sicurezza civile, ma il loro passaggio incuteva comunque sicurezza. Ho saputo poi nel tempo che qualche ragazza, costretta a tornare a casa da sola quando era già buio, era ben contenta di seguire la ronda per evitare di essere importunata.

Nessuno si sarebbe mai sognato di pensare che quel controllo della città fosse inopportuno.

Oggi si torna a parlare di militari che collaborano alla sicurezza, ed al rispetto del decoro, della città. E qualcuno si scandalizza, casomai esclamando “dove andremo a finire”.

Tutt’al più, penso io, potremo andare a finire là dove eravamo. Rimpiango la sicurezza che mi davano gli uomini di ronda, capaci di dare tranquillità solo camminando in linea perfetta. E così guardo con affetto e tenerezza a quei ragazzi in divisa che, un po’ annoiati, trascorrono la loro giornata in Piazza del Campo o davanti al Duomo. Vederli non mi turba, perchè non tolgono nulla alla mia libertà. Hanno scelto di servire il loro paese e abbiamo la fortuna di non avere guerre. Facciamoglielo servire facendo qualcosa di utile.

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Lo scandalo Mille Miglia non sono le auto che passano

Rombano, intralciano la circolazione, mettono a soqquadro la città. No, non sono questi gli scandali del passaggio della Mille Miglia da Siena.

Lo scandalo è che Siena sia solo tappa di passaggio e non tappa con arrivo serale. Di questo dovrebbero scandalizzarsi i senesi sempre pronti a far polemica.

Siena dovrebbe cercare in ogni modo di essere tappa che porta valore alla città. Dovrebbe fare in modo che per una sera si riempissero gli alberghi di facoltosi amanti della più prestigiosa corsa di auto storiche. Dovrebbe accoglierle come una grande festa, con ristoranti pronti ad ospitarli, esercizi commerciali e musei aperti nel serale, con negozi di artigianato e prodotti tipici enogastronomici locali che attirino i loro acquisti.

Smettiamo di lamentarci per due sgassate, ma cerchiamo di catturare il turismo di fascia alta come quello che partecipa alle Mille Miglia. Far vedere la nostra migliore versione anche in una sola sera, può essere il modo di invitarli a tornare per visitarla in maniera migliore.

Oppure continuiamo a farlo fare a Milano Marittima….

Gli incontentabili senesi

Pioggia di critiche e di battute sullo speciale di Alberto Angela. Al senese polemico non è piaciuto nemmeno essere inseriti tra le “Meraviglie”. E se Siena non fosse stata inserita avrebbero detto che nessun altro posto è “meraviglia” quanto la nostra città.

Accontentarsi mai, polemici sempre. E’ stato un “meraviglioso” spot sulla città, carico di suggestione, mistero, e un po’ di storia. Storia come un racconto, e che quindi può tralasciare o avere qualche imperfezione. Ma spot che fa solo bene alla nostra città.

Una volta tanto, accontentiamoci via…. Smettiamola con la puzza sotto il naso, che del disfattismo non c’è proprio nessun bisogno, adesso.

Succede di tutto: i senesi al massimo scrivono un post

Scrivo solo quando ho veramente qualcosa da dire. Questo giustifica i miei lunghi silenzi, il mio scomparire quando c’è il rischio di scrivere parole per il solo gusto di rileggersi.

Oggi ne avrei da scrivere, non uno ma tre, quattro post. Sembra di essere in un tagadà internazionale, che gira e sbatte e mescola presidenti parruccati con cazzotti nostrani, processi farsa e piaghe d’Egitto, riconoscenza irriconosciuta e solidarietà mal riposta. Divertitevi pure ad associare ogni sintagma ad un avvenimento ed il gioco è fatto.

Eppure la gran parte di ciò un filo logico può averlo. E’ un sentimento che sento da tempo e che mi fa provare disgusto verso quella cosa molliccia che siamo tutti diventati: spettatori polemici e disinformati, mai leoni coraggiosi pronti a combattere. Eppure non erano questi gli italiani, e neppure erano questi i senesi.

Quei senesi, come Cecco delle Fornaci, Giovanni di Monna Tessa, Francesco d’Agnolo detto Barbicone, umili lanaioli che si portarono dietro un popolo nella cacciata dell’allora potere politico. E noi invece siamo qui, giunchi pronti a farsi sbattere da qualunque vento, incapaci di ogni reazione. Perchè almeno una ce ne dovrebbe essere stata, visto quanto siamo stati presi in giro in questi anni.

Di motivi ce ne sono a bizzeffe, tipo veder processare una vedova che chiede troppo insistentemente verità sulla morte del proprio marito. E assistere ad un processo che è basato veramente sul nulla, talmente sul nulla che il pm non riesce a formulare ‘una domanda una’ che appaia pertinente all’accusa.

Sì perchè la procura, che ebbe, ed ancora ha, una fretta boiona di archiviare il caso della morte di David Rossi come suicidio di un persona stressata, trova il tempo (ed il denaro) di accusare la moglie troppo insistente di aver reso pubbliche alcune mail del marito indirizzate ai vertici del Monte. Mail che, prima che sul giornale, sono finite tra i tavoli di cene di contrada. Ora spiegatemi: ti dicono che il tuo marito si è gettato dalla finestra (cinque minuti dopo si è suicidato invece il suo orologio….) e tu non vai a cercare in ogni dove una spiegazione? E non vai a guardare proprio nel suo computer? E se scopri che tuo marito ha più volte scritto mail per chiedere aiuto per risolvere una situazione delicata senza essere preso in considerazione, non prendi e vai sotto casa di chi non l’ha ascoltato, casomai imbracciando un microfono collegato a casse da mega concerto, per urlare al mondo intero cosa pensi di quella persona? E in casi simili perchè, invece che processare la vedova, si è proceduto per istigazione al suicidio? Sempre ammesso che di suicidio si sia trattato.

In effetti trovarsi da vedova-vittima a imputata potrebbe sortire due effetti: calmierare le richieste di giustizia della malcapitata ma allo stesso tempo far indignare una società civile. E in questo secondo caso potrebbe risultare controproducente.

Allora casualmente può venire fuori il piano B, quello di cui i cantori del groviglio sono stati per anni i migliori interpreti: confondere le acque con il Palio. Tanto, pensavano, il senese è un po’ ghiozzo e se gli parli di Palio dimentica tutto… Non potendo correrne uno straordinario, ecco che si pesca dal cilindro quell’indagine che va avanti da ben sedici mesi e che proprio il giorno precedente il processo alla vedova, catalizza l’attenzione della città. Tempismo perfetto. Casuale, ma perfetto.

Ed allora il Palio passa in prima pagina e la vedova cattiva in terza-quarta. I senesi spalancano occhi e bocca, alzano le braccia al cielo… poi si chinano sulla tastiera e danno sfoggio di senesità su Facebook. Ecco a voi i social-indignati.

Non si ritrovano in Piazza, non suonano le campanine per assemblee immediate, non protestano in ventimila davanti al tribunale minacciando di emulare Barbicone. No.

I senesi scrivono un post.

E allora direte cosa c’entrano con questo i presidenti parruccati, le piaghe d’Egitto, la riconoscenza irriconosciuta e la solidarietà mal riposta?

C’entrano. L’indignazione per la città mandata alla malora, la banca affossata, la giustizia imbarazzante, il Palio snaturato è durata lo spazio di qualche post su Facebook, e Siena è lo specchio di un’Italia prona, pronta a farsi fare di tutto senza nessuna reazione.

Come si può sperare che la ricostruzione del terremoto duri meno di quella del Belice (sisma 1968, baracche smontate nel 2006) se finite le edizioni speciali dei Tg si spegne il cervello nello stesso modo che si spegne la tv.

E perchè si inneggia agli eroi pompieri quando rischiano la vita e scavano con le mani con la stessa foga che userebbero se lì sotto ci fosse il proprio figlio, e poi ci si guarda bene da protestare al loro fianco (i pompieri non possono nemmeno scioperare…) quando chiedono che i loro stipendi imbarazzanti vengano rivisti.

Come si può essere tutti Charlie Hebdo un giorno e anti Charlie Hebdo il giorno dopo, quando si scopre che la satira può far male e che di tutta la nostra solidarietà quei redattori se ne infischiano alla grande.

Ah poi c’è il presidente: mezza America non lo vuole, e quell’America è scesa per strada. La maggior parte sono ragazzi e ragazze giovani, non indossano caschi, non sventolano bandiere di partiti, oppongono resistenza pacifica e si fanno arrestare. I nostri non se la sentono proprio di rischiare così tanto: se li mettono dentro rischiano di perdere l’orario dell’aperitivo….

2017: il campionato mondiale delle critiche distruttive abbia inizio

Lo sport maggiormente praticato, a Siena come in Italia ma penso in tutto il mondo, è criticare. A Siena credo comunque che si sia campioni mondiali della critica priva di costruttività.

Per tutto il giorno ho cercato foto del Capodanno in Piazza del Campo senza riuscire a trovarne. E visto che non esiste festa senza almeno un selfie, pareva quasi che nessuno fosse stato in Piazza.

Poi però trovi sui social lunghe discussioni sulla festa senese, e tutti son pronti a dire la loro, la maggior parte avendo brindato al 2017 in tutt’altra parte. Neppure io c’ero e quindi mi esimo dal valutare se sia stato successo o flop pazzesco, ma una riflessione voglio farla.

In tempi di ricchezza, in famiglia, per Natale si regala il Woolrich, in tempi di povertà ci si accontenta di regalare una sciarpa. Entrambe coprono dal freddo però in modo molto differente, ma se i soldi non ci sono bisogna accontentarsi di tremare.

Siena ha regalato il Woolrich quando poteva, ed adesso bisogna accontentarsi della sciarpa. A chi, casomai senza esserci, afferma che doveva essere organizzato di più, chiedo cosa avrebbe organizzato, con una cifra modestissima, se si fosse trovato a decidere. Perchè la persona che stimo è quella che sa dare idee vere e realizzabili. Dunque? Cosa avrebbe fatto di meglio?

E a chi dice che devono essere i commercianti a pagare, chiedo con quali armi potrebbe estorcere denaro a esercizi commerciali che al novanta per cento sono franchising e non scuciono un euro. A meno che l’idea non sia quella di far ricadere tutta la spesa sul dieci per cento restante, già in forte difficoltà a sopravvivere.

Invece a chi dice che non farebbe niente, e che agogna una Piazza del Campo senza spettacoli, dove poter passeggiare mano nella mano la notte di Capodanno, vorrei chiedere se si è reso conto di quanto questo ne farebbe una città non romantica ma morta e non attrattiva.

Ai moderati che auspicano musica jazz e classica, vorrei chiedere se questa è gratis (e non credo proprio) e quindi per quale motivo spendere per un genere musicale di una elitè che l’ultimo dell’anno preferisce i caldi salotti alla fredda piazza.

Insomma, se non avete un’idea che, conti alla mano, possa essere realizzabile, non distruggete solo per il gusto di vincere il campionato mondiale della critica. Fornite piuttosto, sempre conti alla mano, una ipotesi alternativa. Nell’attesa, accontentiamoci.

Siena chiude per ferie ed è il deserto

Una Piazza semibuia (al tempo piacque così tanto all’assessore Pierpaolo Fiorenzani questa Siena al lume di candela…) accoglie chi vuole vivere la propria città, o quella che sta visitando, anche la sera.

Da qualche mese Piazza del Campo la notte è deserta. Sono chiusi la maggior parte dei locali: il bar Fontegaia, il ristorante Il Mangia ed il Campo, la Birreria (quest’ultima per ristrutturazione). E’ chiusa la gelateria e ha scelto un orario di chiusura anticipato il bar Il Palio. La sera è il deserto.

Per gli integralisti della Siena del Medioevo è un’atmosfera quasi perfetta: si ammira la luna e si sente il rumore di una moneta che rotola nella piazza. Non altrettanto per chi si rende perfettamente conto che questo è un altro piccolo passo verso la distruzione della città, anche a livello turistico.

La maggior parte dei locali della Piazza hanno scelto di concedersi lunghe, se non lunghissime, ferie. Così lunghe da apparire quasi una chiusura stagionale. Ed anche moltissimi alberghi hanno deciso da anni di fare altrettanto. Lo fanno per risparmiare, perchè stare aperti con pochi clienti è più costoso che stare chiusi e non incassare nulla.

Siena sembra andare verso una stagionalità tipica delle località turistiche delle zone costiere. Durante l’estate brulicano, nell’inverno sono il buio ed il nulla a fare da padrone. Si chiude dopo le vacanze di Natale, si riapre poco prima di quelle di Pasqua. Ma è un cane che si morde la coda: ci sono pochi turisti e quindi si chiude, ma chi viene trova una desolazione che, con il passa parola, fa danni incredibili.

Si parla tanto di turismo tutto l’anno, ma non si fa più accoglienza tutto l’anno. Si critica che i turisti non dormano a Siena, poi si chiude quando si dovrebbero applicare prezzi bassi e di richiamo e si tiene aperto solo quando si può applicare la tariffa più alta, quella che ormai in pochi sono disposti a pagare. Si vorrebbe che i turisti restassero due o tre giorni e la sera si offre il nulla, pochissimi locali e quasi tutti per giovanissimi, ma soprattutto nulla che possa essere di richiamo dopo il calar del sole.

Il concetto sembra essere uno solo: cerchiamo di spennarli il più possibile quando arrivano in alta stagione come orde barbariche, riempiamo le strade di improbabili negozietti di cenci ricordo a poco prezzo per catturare anche gli spiccioli alle comitive del “Tuscany in one day”, prendiamo e non diamo.

Siena ha abbandonato ormai l’aspetto di città vera, vissuta e ancora a misura d’uomo che l’ha resa celebre nel mondo per avvicinarsi sempre più a Venezia, con i suoi mille negozi di gondolette dorate con le brutte lucine colorate che si accendono.