Nove uomini senza donne

Sono sette in fotografia, otto con David Chiti che ha ufficializzato la sua candidatura in piena notte, nove (e me ne ero scordata chiedo venia) con Alessandro Pinciani in corsa da un paio di giorni. La consuetudine vuole che, nel mondo, ogni sette uomini abbiano a disposizione una donna. Ma in politica pare non sia così, almeno a Siena.

Nove sono i candidati a sindaco e tutti sono uomini. Nessun nome di donna neppure ventilato. Siena città maschilista o donne senesi insensibili alla politica? Donne senesi che lasciano che a guidare sia l’uomo o donne senesi che non vogliono abbassarsi ad una caccia alla poltrona così povera di contenuti e ricca di ripicche?

Retaggio forse contradaiolo dove le donne, almeno nella tradizione, sono state ridotte ai margini? O incapacità a farsi valere? Oppure validità del vecchio detto che le prime nemiche delle donne sono proprio le donne?

Qualunque via il motivo è davvero triste che nessuna parte politica abbia voluto investire, credere e puntare su una di loro.

Ps: scusate, inizialmente avevo scritto otto uomini. In effetti tenere il conto non è facile e farlo in piena notte, al termine di una giornata di lavoro lo è ancora di più.

 

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La cosa più bella del mondo non può essere un limite

Sono contraria alle quote rosa (che mi fanno assomigliare ad un panda specie protetta) ed anche ai permessi di maternità lunghi anni (mettiamone la metà obbligatori per i padri e scompariranno le dimissioni in bianco).

Non mi piacciono le donne che si atteggiano a uomini duri e ancora meno quelle che pensano che sorridere non le faccia rispettare. Non sono d’accordo con l’allattamento al seno ad oltranza e con l’ostentazione della tetta ovunque. Non mi sta neppure tanto simpatica la Meloni e la trovo eccessivamente artefatta. E penso anche che questa storia della gravidanza la utilizzi a sommo scopo.

Ma metterei al rogo chiunque si permetta, anche per un solo attimo, di pensare, e ancor più dire, che una donna debba scegliere tra fare la mamma e qualsiasi altra cosa al mondo voglia fare.

Lo dico da donna che mai ha pensato che la cosa più bella del mondo potesse essere un limite.

Ci sono fior di donne che in tutto il mondo civile hanno fatto le mamme impegnate in politica (la parlamentare argentina Victoria Donda Perez, la baronessa Bryony Wothington alla Camera dei Lord, l’europarlamentare danese Hanne Dahl, la svizzera Pascal Brudere eletta incinta al Consiglio degli Stati…) e ci sono milioni di donne che ogni giorno, con un figlio da partorire o appena nato, zappano la terra, si procurano acqua, ma anche “solo” mandano avanti attività commerciali faticose.

Le donne, quando vogliono, sanno che la maternità non è una malattia. Le donne, quando vogliono, si sanno organizzare. E se ad un uomo che aspetta un figlio nessuno chiede se potrà farcela a portare avanti il suo impegno, non vedo un motivo per chiederlo ad una donna. Che faccia la cameriera, l’aspirante sindaco o corra per la Casa Bianca.

L’ho detto, la Meloni non mi sta simpatica, ma prima di guardare la misura della sua pancia (quanti ce ne sono di politici dalla grossa pancia…), guarderei la concretezza di un suo eventuale programma. Politico, non gestazionale.

E quindi, cari uomini e cari politici (ma anche tante donne ahimè), iniziate a parlare di cose serie, a fare critiche opportune, che della gravidanza di Giorgia mi interessa uguale uguale a quella della Blasi.