Da Wine & Siena la stoccata vincente ai distruttori sistematici

Qualcuno, come al solito, si è indignato quando il presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara ha definito l’invidia “sindrome del Palio”.

L’invidia è il vizio che blocca l’Italia. Una vera e propria sindrome che l’Eurispes definisce “sindrome del Palio” che non ci permette di trasformare la nostra potenza in energia.

“L’Italia – spiega il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara – è infatti rallentata da una diffusa e radicata sindrome del Palio di Siena la cui regola principale è quella di impedire all’avversario di vincere, prima ancora di impegnarsi a vincere in prima persona. Sempre senese era l’anima nel XIII Canto che dice a Dante: «Fui molto più lieta delle sfortuna altrui che della mia fortuna».

L’invidia e la gelosia, se volte in positivo, diventano il propellente indispensabile alla crescita e allo sviluppo. Stimolano la concorrenza nel mercato privato; spingono a comportamenti più virtuosi, apprezzabili e spendibili sul piano del ruolo e dell’immagine, nel pubblico. Di fatto, nel nostro Paese ciò non accade. Invidia e gelosia si traducono in rancore e denigrazione. Odiamo e denigriamo il nostro vicino più bravo e, invece di impegnarci per raggiungere risultati migliori e superarlo in creatività, efficienza e capacità, spendiamo le nostre migliori energie per combatterlo, per mortificarne i successi, per ostacolarne o addirittura bloccarne il cammino. Insomma un vero e proprio “spreco di potenza”, una filosofia del contro invece che del per”.

Dopo la giornata di oggi sono sempre più convinta che Fara abbia ragione e che di moderne Sapìa ne sia piena la città. Così come di disinformati, pronti però a dispensare le loro parole come fossero il Verbo.

Wine & Siena è stato un successo. Se ne deve fare una ragione anche chi è sempre contro a prescindere, chi è contro tutte le volte che non ha potuto avere ‘le mani in pasta’, chi è contro perchè preferisce il criticare al fare. E’ stata un successo perchè è stata una scommessa vinta, una corsa contro il tempo, un’idea diversa.

E così, invece di cogliere la palla al balzo e guardare come far meglio e di più, arrivano, simili ad avvoltoi, i distruttori sistematici. Il mio collega Alessandro Lorenzini (alias Elio Fanali) li chiama sienatafazzisti e questa volta mi duole assai dover concordare con lui. Impossibile farne a meno.

I distruttori sistematici hanno criticato la location interna al Monte dei Paschi ritenendo non dignitoso per la banca della loro città ospitare una elegante degustazione di vini. Però non ci sono entrati, non hanno goduto dello spettacolo architettonico e si sono persi la possibilità di esplorare quattro piani di una Rocca che in pochi conoscono. I senesi che l’hanno fatto sono rimasti affascinati.

I distruttori sistematici hanno gridato allo scandalo per gli stand in piazza Salimbeni e molti, senza neppure entrarci, hanno addirittura capito che tutta la manifestazione fosse esclusivamente all’interno delle quattro strutture. Peccato, signori distruttori sistematici, che la stessa sensibilità architettonica che vi fa inorridire per i quattro stand di un evento che può portare vantaggi economici alla città, non si manifesti negli altri 363 giorni all’anno quando piazza Salimbeni è la location preferita di banchettini di ogni genere, purtroppo qualche volta anche di cattivo gusto e dubbia provenienza, per la raccolta di ogni tipo di offerte.

I distruttori sistematici hanno messo in dubbio il numero delle presenze perchè sminuire il successo potrebbe aiutare a far diminuire la loro delusione di non essere stati coinvolti, oppure al contrario hanno gridato allo scandalo per le lunghe file, casomai dopo aver raccontato con orgoglio di aver atteso otto ore per vedere lo stand del Giappone all’Expo.

I distruttori sistematici hanno già iniziato a far guerra perchè la prossima edizione non calpesti il sacro suolo del Santa Maria della Scala (dopo la zumba il gotto ha detto qualcuno), dimenticando che lo Spedale ha visto ben altro nella sua storia e che è sempre meglio riempirlo di eleganti produttori di vino che del niente a cui portano le loro vacue parole. E che decentrare l’evento (c’è chi ha detto la Fortezza, chi Pontignano e perchè no, un bel capannone in Cerchiaia…) vanificherebbe la possibilità di ricadute economiche per le attività della città.

I distruttori sistematici sono quelli che non vogliono il Mercato nel Campo perchè non porta turismo da fuori, poi quando la città si riempie fino a traboccare non vogliono il Mercato nel Campo perchè porta troppa confusione. Non vogliono i concerti in Piazza del Campo perchè fanno confusione, ma non vogliono nemmeno la silent disco perchè è troppo silenziosa. Non vogliono l’Eroica, non vogliono le Ferrari, non vogliono la sfilata di cavalli, non vogliono l’arrivo delle gare podistiche e tantomeno ciclistiche, non vogliono la zumba e nemmeno gli scacchi in piazza o i tappeti per il judo, non vogliono la Divina Bellezza e neppure i film sul Palio e gli inviti reali. Non vogliono, non vogliono, non vogliono….

E a forza di essere contro a tutto, al bello ed al brutto, non si rendono conto di assomigliare ad un disco rotto ed incantato, che alla fine, per quanto bella potesse essere la canzone, nessuno ha voglia di ascoltare più.

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