Smart story dei controsensi

Quella che vedete nella foto è una bici. Una bici molto smart, con un proprietario ancora più smart, al punto da ritenere che legare ogni giorno il suo velocipede al cancello della sede storica di una contrada possa dare addirittura lustro alla storia della città.

Le guide che accompagnano i turisti potranno, in un sol luogo, mostrare l’ingresso dell’oratorio, spiegare la storia della contrada, indicare la fontanina e poi, con gridolini entusiasti, far ammirare il nuovo gioiello di arte senese: l’esempio più fulgido di mobilità smart.

Accade però che il moderno monumento non sia ancora riconosciuto dalla Soprintendenza e che qualcuno si prenda la briga di indicare la giornaliera installazione abusiva al vigile urbano. Il quale però, regolamento alla mano, non può che allargare le braccia.

Essendo indissolubilmente legato alla cancellata storica, il tanto smart pezzo non può essere rimosso. Tagliare la catena implicherebbe un reato di danneggiamento. Apporre il biglietto rosa è impossibile non essendo (vedrai se è un monumento….) presente una targa. Unica possibilità: far la posta come un cacciatore al capanno al proprietario, cogliendolo sul fatto al momento del ritorno dalla sua giornata in centro. Ma impegnare la giornata di un agente a far la posta ad un proprietario smart non è affatto economicamente conveniente.

La bici quindi è autorizzata a restare lì legata finchè pazienza la sopporti. E quando pazienza sarà finita c’è il rischio che qualcuno compia il reato di tagliare la catena e far volare il velocipede in mezzo all’aiola. E se poi il proprietario dovesse anche protestare, il reato successivo potrebbe essere quello di far volare tra le frasche anche lui.

Cari amministratori, questa cosa delle bici mi sembra che vi abbia preso un po’ la mano. Decenni fa ho vissuto per qualche anno in una città dove la bici viene usata regolarmente da sempre. Ciclabili non ce n’erano, ma le bici viaggiavano tranquillamente a lato della carreggiata. E, miracolo, i ciclisti rispettavano anche il codice della strada: tipo non transitare in presenza di un divieto d’accesso, fermarsi al semaforo rosso ed anche non viaggiare in controsenso.

Lì c’era una cultura della bicicletta (non per niente era la patria di un tal Pantani), qui da noi c’è la deregulation selvaggia. E nessuno sembra che faccia le corse a far rispettare le regole. La caccia si dà al motorino (a qualcuno solo la parola ‘motorino’ deve far accapponare la pelle…) parcheggiato con una ruota fuori dalla striscia o disperatamente appiccicato ad un muro dopo l’inutile ricerca per oltre un’ora di un buco dove piazzarlo.

Ma torniamo al confronto con la città romagnola. Ecco, lì si pedalava davvero, addirittura con l’ombrello appoggiato alla spalla quando pioveva, lenti lenti perchè di discese non ce n’erano, ma di conseguenza mai sudati perchè non c’erano da affrontare salite.

A Siena è tutta un’altra storia: le tanto smart bici elettriche hanno la stessa velocità del mio vecchio Ciaino rosso, quello che nella salita di Vico Alto aveva spesso bisogno anche di una spintarella di piede. Eppure con il mio Ciaino rosso devo usare un casco quasi integrale, che mi fa sembrare Ufo Robot sul triciclo, mentre poi mi devo veder sorpassare dallo smart-ciclista capelli al vento e pedalata assistita.

Vorrei sapere se essere smart protegge anche dalle botte alla testa in caso di caduta. Mi viene più da pensare che qualcuno, pedala pedala, qualche botta alla testa l’abbia davvero battuta….

4 pensieri su “Smart story dei controsensi

    1. MARIO ASCHERI

      La bici è divenuta simbolo di questa amministrazione che ignora le priorità della città, e perciò ci insisto – e me ne scuso con gli Amici della bicicletta, che come privati non danno problemi (e costi!). Ma si faccia un salto alla stazione per vedere cos’è il degrado di Siena oggi! Altroché invito al turismo…

      "Mi piace"

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