Giù le mani dai tavolini

C’era da aspettarsele le grida di scandalo per i tavolini per le vie principali del centro storico. Occasione succulenta per tutti i puristi della città, che continuano ad immaginare un centro storico immobile, con il nulla a far da cornice ai monumenti. Tutto ciò che è vita e piacere come al solito dà fastidio.

Eppure a me quei tavoli per il Corso fanno tornare, finalmente, un po’ di allegria. Sono un inno alla vita ed al piacere. E non mi sono voluta perdere l’occasione di fare un aperitivo guardando le persone che passeggiano, degustare un piatto mentre intorno si torna a vivere.

Siena è una delle poche città dove non ci sono bar con tavoli all’aperto nella via principale. E mi è sempre sembrata una mancanza piuttosto che una qualità. Siete certi che qualcuno noti meglio le Logge della Mercanzia mentre passa veloce e distratto invece che nei minuti rilassati durante una chiacchierata al tavolo con amici? Siete sicuri che le Logge del Papa siano più attrattive nel completo isolamento invece che come scenario di una cena?

E siete sicuri che tutto ciò lo dite in nome di una tradizione senese?

Perchè i tavoli per il Corso c’erano, come dimostra la celebre foto dei primi del novecento del Caffè Nazionale, nella Casa del Popolo attuale Consorzio Agrario in via Pianigiani. A guardarla viene voglia di mettersi a sedere vicino a quelle signore eleganti, sentire le loro chiacchiere sui passanti, ammirare le divise di militari, interrogarsi su chi fosse quel signore originale per quei tempi, con barba e cappello bianco… E’ una foto (archivio Malandrini)  che rende l’idea di una città viva.

E, se sempre di tradizione si vuole parlare, allora andrebbero tolti i tavoli da Piazza del Campo. Lì proprio non c’erano. C’era il carbonaio, l’uccellaio, il macellaio, non certo i bar.

A chi si augura che passata l’emergenza i tavoli scompaiano, dico che secondo me sbaglia. Modificare la fisionomia della vita, meglio dire della vitalità, di una città è sinonimo di lungimiranza e capacità di adeguarsi ai tempi. L’immobilismo, l’incapacità di cambiare, non sono virtù, ma difetti.

2 pensieri su “Giù le mani dai tavolini

  1. Alberto

    Dalla foto si vede anche che 100 anni fa per il corso si viaggiava in auto e i tavoli erano sul marciapiede. La stupidità delle scelte post covid emergerà nel modo più tragico il giorno (speriamo lontano) in cui occorrerà un’ambulanza oppure un’ autopompa dei VVFF in determinate zone del centro storico, dove alcuni romantici idioti si ostinano a voler vivere. A parte questo dettaglio, dovuto certo solo alla fretta, i tavolini all’aperto sono piacevoli e favoriscono attività che prima languivano. Ci sarà da divertirsi quando le restanti attività, quelle che oggi proprio non possono pensare di apparecchiare fuori, si sveglieranno e pretenderanno lo stesso diritto delle altre.

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  2. Alessandro

    A parte il fatto che la foto dovrebbe riferirsi alla Casa del Fascio realizzata sulla distruzione-esproprio della Casa del Popolo, a parte il fatto che Via Pianigiani non è la Y Storica, Montanini, Banchi di Sopra e di Sotto, via di Città, ognuno ha il suo senso dell’estetica, del decoro, della vitalità e del loro equilibrio. Oggi indubbiamente prevale il tuo sul mio, e non solo per i tavolini in larga misura inevitabili data l’emergenza. Alessandro Orlandini.

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